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Riforme, bagarre del M5S dopo il sì al “comitato dei 42”. Seduta sospesa, Boldrini: basta offese

È bagarre alla Camera durante l’approvazione del disegno di legge che istituisce il “Comitato dei 42”, la commissione di deputati e senatori chiamata a scrivere le riforme istituzionali in 18 mesi.

Quando il deputato 5Stelle Alessandro Di Battista, mimando il gesto delle manette, ha urlato «sanzionateci (per l’occupazione del tetto della Camera dello scorso weekend, ndr), ma prima sbattete fuori dalle istituzioni i ladri che rappresentano il Pdl» alludendo alla vicenda della decadenza di Berlusconi, è scoppiato il caos. Un violento scambio di insulti e offese non è degenerato in rissa grazie a un cordone di commessi che ha diviso i deputati 5Stelle da quelli Pd e Pdl. La presidente Laura Boldrini è intervenuta più volte con richiami ufficiali, ma alla fine è stata costretta a sospendere i lavori parlamentari, convocando la Capigruppo. L’ufficio di presidenza che si terrà domani discuterà delle eventuali sanzioni da comminare ai grillini per l’occupazione dei tetti e per lo show di ieri.

Il ddl ha ricevuto il secondo via libera in prima lettura (dopo quello del Senato dell’11 luglio), con 397 favorevoli, 132 contrari e 5 astenuti. Il testo, che non ha ricevuto modifiche, ora dovrà affrontare la seconda lettura — come tutti i ddl costituzionali — in entrambi i rami del Parlamento ad intervallo non minore di tre mesi. A favore hanno votato Pd, Pdl, Scelta Civica-Udc, Centro Democratico più Lega e Fratelli d’Italia. Contro, dopo giorni di proteste, M5S e Sel secondo i quali il ddl deroga «illegittimamente» all’articolo 138 della Carta.

Ecco la cronaca di una bagarre annunciata lo scorso weekend con l’esposizione dal tetto della Camera dello striscione “la Costituzione è di tutti”. Ieri la scena s’è ripetuta prima della votazione: dalle file dei grillini si sono alzati cartelli con bandiera tricolore e la scritta “no deroga art. 138”. La Boldrini ha invitato invano a rimuoverli, quindi ha ordinato a commessi e questori ad intervenire. I primi sono intervenuti in massa strappando i mani-festi, ma i grillini hanno proseguito la protesta tenendo alzate le mani sui cui palmi avevano copiato lo slogan. La presidente ha richiamato all’ordine — nuovamente invano — anche gli altri deputati, in particolare il pdl Maurizio Bianconi, che dai loro scranni hanno intonato cori «buffoni, buffoni».

S’è approfittato di qualche minuto di calma per procedere alla votazione. Ma dopo la dichiarazione «la Camera approva », è ripreso il caos. Il grillino Alessandro Di Battista, dopo aver invitato a sbattere fuori «i ladri del Pdl», se l’è presa con i democratici, definendoli «peggio del Pdl» per la loro «ipocrisia ». Immediato il richiamo a «non offendere» della presidente. «Basta — ha detto Boldrini — lei non può usare tonioffensivi, il rispetto delle regole passa anche da questo, non continuiamo a provocare per favore». Di Battista in serata, su Facebook, ha poi spiegato che ritiene il Pd «ipocrita» per il suo atteggiamento sugli F35 e sulla mancata elezione di Rodotà al Quirinale mentre Beppe Grillo ha postato un video che ritrae i suoi deputati insultati in aula da parlamentari di altri partiti. Ma a non gradire la performance Stelle è anche l’ex grillino, Adriano Zaccagnini. «Questa aula — ha detto, riferendosi agli ex compagni — è diventata lo stadio». Gli ha replicato l’ex capogruppo Roberta Lombardi: «Lo applaude il Pd. Gli facciamo un fiocchetto in testa e glielo regaliamo!». Controreplica: «Più che un fiocchetto vorrebbe mettermi un bavaglio. Come nella miglior tradizione del fascismo della prima ora».

Repubblica – 11 settembre 2013 

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