Breaking news

Sei in:

Rilascio dei Pfas nell’ambiente da parte di stabilimenti di produzione: analogie e differenze tra il caso Piemonte e il caso Veneto

La recente pubblicazione di uno studio di epidemiologia descrittiva e di coorte sulla popolazione generale di Spinetta Marengo eseguito da ARPA Piemonte su richiesta del Sindaco di Alessandria, permette di evidenziare aspetti comuni e differenti  legati al rilascio dei PFAS nell’ambiente da parte di stabilimenti di produzione di sostanze fluoro-organiche.

Lo Stabilimento Solvay Solexis di Spinetta Marengo sintetizza principalmente fluoro-monomeri e fluoro-polimeri ad altissima tecnologia, e nella sintesi dei fluoro-polimeri a partire dai monomeri, utilizza dei surfattanti/tensioattivi fluorurati, quali il C6O4 (che ha sostituito il PFOA), al fine di mantenere in soluzione i monomeri che altrimenti tenderebbero a precipitare e non consentirebbero al prodotti finale il raggiungimento di una polimerizzazione in grado di garantire le prestazioni di resistenza e stabilità estreme richieste a tali prodotti.

Questo, a differenza della ex RIMAR-Miteni, dove la sintesi era fondamentalmente indirizzata a pesticidi fluorurati e a PFAS non polimerici, anche come prodotto della purificazione di materiale semilavorato importato da altri stabilimenti (vedi Gen X importato dallo stabilimento di Dordrecht ex Dupont, nei Paesi Bassi, come sostituto del PFOA). Un dettaglio dei PFAS per tipo di sostanza e quantità prodotte da Miteni negli anni può essere ritrovato nel lavoro di medicina occupazionale pubblicato nella repository della Regione Veneto.

I fluoropolimeri prodotti hanno caratteristiche di fisico-chimiche e tossicologiche che comunque li pongono nell’ambito delle sostanze da ritenersi di altissima preoccupazione (SVHC) in ambito Reach, e sono attualmente oggetto di restrizione solo se in grado di rilasciare come monomero il PFOA (e i prossimi PFAS che saranno oggetto di normativa).  La avvenuta sostituzione del PFOA con il C6O4 nel processo di polimerizzazione, di fatto determina allo stato attuale la assenza di restrizioni alla produzione di fluoropolimeri, fluoropolieteri, polimeri a catene laterali fluorurate, entro i limiti di 100 t/anno. Risultano regolarmente registrati in ambito REACH, mentre mancano specifici valori tabellari nella legislazione italiana (vedi D.lvo 152/2006 e smi) sul loro rilascio nell’ambiente.

La letteratura internazionale individua nei fluoropolimeri la principale riserva ambientale di composti perfluoro-carbossilici (il PFOA è il composto a 8 atomi di carbonio della serie), che si originano dai polimeri per progressiva degradazione ossidativa. I raggi ultravioletti sono infatti in grado di innescare reazioni che progressivamente rilasciano i perfluoroacidi, tenendo conto che i polimeri risultano principalmente presenti nell’aria.  Per tali polimeri, di peso superiore ai 100.000 dalton si ritiene che l’aria costituisca una importante riserva ambientale. A data 2015, nello stabilimento erano presenti 80 emissioni convogliate gassose, che lavoravano entro i limiti della prescrizione AIA del 2010, e regolarmente monitorate. La valutazione del rischio potenziale sulla salute fatto dall’azienda rispetto a tetrafluoroetilene, acido fluoridrico, acido cloridrico e ossidi di azoto, indicava l’assoluto rispetto del limite di sicurezza.

Il sito è dotato di una barriera idraulica ed un impianto di trattamento delle acque con una capacità di circa 330 mc/h (al 2015), per contenere la propagazione della contaminazione al di fuori dal sito e rimuovere i contaminanti dalla falda oggetto di pressioni “storiche”.

Lo studio epidemiologico ambientale in merito alla valutazione degli effetti sulla salute dovuti alla residenza presso il Polo Chimico sito nella frazione di Spinetta Marengo (AL) è stato realizzato utilizzando due modelli per la definizione dell’esposizione:

  • Area in un raggio di 3000 m. dalla sorgente di esposizione.
  • Area come definita dal modello di dispersione degli inquinanti suddivisa in
  • Tutti gli esposti verso i non esposti
  • 2 livelli di esposizione, medio ed elevato, verso i non esposti

I risultati preliminari evidenziano che tra le patologie tumorali risulta un incremento di ricoveri, solo tra gli uomini, per mesoteliomi pleurici, peraltro in decremento per il periodo più recente, e per tumori epatici e delle vie biliari. Tra le patologie non tumorali si registrano incrementi di rischio di ricovero soprattutto a carico degli apparati cardiocircolatorio (solo tra gli uomini) e genitourinario. Si evidenzia inoltre un incremento delle malattie della pelle tra gli uomini. Questa tipologia di studi fornisce utili elementi descrittivi sullo stato di salute della popolazione, ma non consente di evidenziare univoci rapporti di associazione causale.

Tali osservazioni trovano parziale riscontro nei dati riferibili al rischio occupazionale. Uno studio sulla salute dei lavoratori del polo chimico, terminato nel 2012 aveva osservato un aumento significativo del rischio di tumore al polmone (n=61, SIR=136; IC 95% 104-174) per una coorte costituita da 1750 persone. e un aumento non significativo del rischio per tumore alla pleura (n=5, SIR=184; IC 95% 59-429), per tumore allo stomaco (n=15, SIR=145; IC 95% 81-240) e per tumore al naso (n=2, SIR=228; 26-822). Si rilevano eccessi di patologie non tumorali del sistema nervoso centrale tra cui la sclerosi laterale amiotrofica (n=5; SIR=293; IC 90% 115-615) e il morbo di Parkinson (n=20, SIR=155; IC 90% 103-225). Anche le patologie dell’apparato digerente hanno un rischio aumentato (n=429; SIR=111; IC 95% 102-122).

Si individua negli abitanti di Spinetta Marengo a ridosso dell’insediamento industriale, un più elevato tasso di alcune malattie rispetto alla popolazione oggetto di studio.

La Solvay ha spiegato in una nota, “prende in seria considerazione le evidenze dello studio” ma contesta la maggiore incidenza di patologie e gli eccessi di mortalità specifica emersi dall’analisi di Arpa e Asl Alessandria. Per la Solvay, infatti, “la mortalità generale“ a Spinetta Marengo è “allineata” a quella della provincia di Alessandria e del Piemonte. Inoltre, gli incrementi di alcune patologie riscontrati solo nel sesso maschile per Solvay sono una “forte indicazione” che escluderebbe il coinvolgimento di fattori di rischio ambientali, che dovrebbero causare “andamenti simili” negli uomini e nelle donne: “e questo non è stato osservato. L’azienda invita quindi a “valutare i fattori di rischio riferibili anche a comportamenti individuali e non collegati a esposizioni di tipo ambientale”.

Le malattie osservate non sono tutte riferibili ad una esposizione a PFAS, visto che sull’area grava uno storico e rilevante inquinamento da cromo esavalente, arsenicati usati nella produzione di pigmenti,  contaminanti organici persistenti a base di cloro, quale eredità delle lavorazioni iniziate fin dal 1905 durante i periodi bellici, e interrotte tra gli anni  ‘60 e ‘80.  Di sicuro, un certo interesse possono rivestire le patologie a carico del fegato, organo di accumulo per il PFOA, e a carico dell’apparato cardiocircolatorio, quale interferenza del PFOA sulla colesterolemia, con particolare riferimento alla frazione LDL qualora misurata in maniera diretta.

Da quanto riferito dagli organi di informazione, lo studio epidemiologico non si è potuto avvalere del campionamento dell’acqua utilizzata a scopo irriguo per vegetali del proprio orto, analisi proposta gratuitamente da ARPA, per una non fattiva collaborazione delle persone, timorose di un divieto al libero accesso alla risorsa idrica, già fatto oggetto di restrizione nel 2008.

Rispetto al caso Veneto, l’esposizione sembra molto più circoscritta territorialmente, e non associata a contributi importanti di poli manufatturieri che utilizzano PFAS. Oltre agli orti privati, nel raggio di 3 km  sono ricompresi alcuni allevamenti di bovini. L’insediamento chimico di Spinetta Marengo non insiste su un acquifero indifferenziato, a differenza dell’insediamento ex-Miteni e del connesso polo manufatturiero.

La sintesi di fluoropolimeri ad elevato valore aggiunto richiede, rispetto al sito ex-Miteni, una adeguata disponibilità di standards analitici e di metodi adatti sia a misurare il fluoro organico totale alle emissioni, sia capaci di identificare in maniera untarget nuovi PFAS. Per inciso, lo standard analitico del C6O4 oggi commercializzato, non risulta essere stato fornito agli enti di controllo da Solvay.

Immagini

1 Distinzione tra PFAS polimerici e non, distintivi delle produzioni Solvay e ex-Miteni.  Figura tratta dal sito https://www.pfasfree.org.uk/about-pfas/pfas-science-the-basics

2 Area di raggio 3 km intorno al Polo Chimico di Spinetta Marengo considerata dallo studio epidemiologico pubblicato a Dicembre 2019 da ARPA Piemonte

3 Principali sorgenti di rilascio ambientale globale di acidi perfluorocarbossilici, prima del 2010, con una stima di emissioni di PFOA compresa tra le 2700 e le 5900 t/ anno. Da Prevedorous et al, modificato

 

Approfondimenti  disponibili sul sito ufficiale Arpa http://www.arpa.piemonte.it/news/presentato-lo-studio-epidemiologico-di-tipo-ambientale-sui-ricoveri-ospedalieri-dei-residenti-a-spinetta-marengo

 

(riproduzione ammessa solo citando la fonte – testo raccolto a cura della redazione)

4 febbraio 2020

 

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top