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Ripa di Meana (Fiaso):?«Asl e ospedali, il top manager non basta più. Con le nuove mega aziende necessario un management allargato»

Addio al manager monocratico, addio al monarca solitario seduto sulla poltrona massima di Asl e ospedali. E addio alla triade classica che tutti sappiamo. Non è più il tempo, se qualcuno non lo avesse ancora compreso. Oggi tocca al gruppo, al lavoro veramente di squadra, al management allargato, a quel middle management che poi, strutturato nei suoi ormai mille spezzoni, è la colonna vertebrale delle nuove aziende sanitarie. Quelle, per dire, che dal 2010 ad oggi sono scese da 243 a 192. Diventando aziende “monstre” e che stanno cambiando pelle. «Serve un tagliando completo, per le aziende e per il management sanitario. E Fiaso è pronta alla sfida: sarà la Fiaso del management allargato, non solo delle aziende, la rappresentanza di tutto il management sanitario, non solo di quello “top”». Francesco Ripa di Meana, presidente Fiaso, traccia la rotta prossima ventura dell’associazione. Una rotta che peraltro Fiaso ha tracciato da tempo e verso la quale è già pienamente in cammino. Ma il 2018 – ventennale dell’associazione – dovrà rappresentare l’anno clou di questo cammino. Perché il tagliando non può attendere, i motori e la carrozzeria del Ssn non se lo possono permettere. «Due sono i nodi che abbiamo davanti – ci spiega Ripa di Meana in questa intervista -: l’aziendalizzazione la necessità di un suo tagliando. In questo, parallelamente, il grande sforzo di Fiaso di rinnovarsi come il polo del middle management, con servizi alle aziende molto puntuali. Sono due aspetti che colleghiamo col nostro programma strategico di qui al 2019».

Presidente, che “pasta” sono oggi i dg ma anche le aziende sanitarie. Molta acqua è passata sotto i ponti in questi anni, con la grande crisi, con la sostenibilità in bilico perenne, ma anche col no alla riforma della Costituzione. La sensazione è che sempre più si assista a una perdita di centralità e autonomia e che le cose non vadano esattamente bene per i dg e le aziende.

Non sono d’accordo sul fatto che le cose non vanno bene. Siamo di meno, sia manager che aziende, c’è stato un importante cambio di generazione, un cambiamento degli assetti regionali e nazionali con la prova, in mezzo, del referendum.

E cos’è accaduto?

Diciamo che il management ne esce vivo, vegeto e centrale nella riuscita dei percorsi che sono stati fatti in questi anni. Programmi, intendo, di miglioramento, di sostenibilità, di adeguamento del sistema alle sfide di questi anni, di centralità dell’assistenza e della qualità. Il management è stato artefice di tutto questo e se ne attribuisce in pieno il merito, senza frustrazioni.

Ma allora cosa sta avvenendo nel Ssn, come sta cambiando pelle l’organizzazione complessiva delle aziende e come nella catena di comando?

Quello che sta avvenendo è che management e aziende non vanno più avanti lungo due linee parallele come prima. Il management continua a crescere, ma allo stesso tempo viene tartassato. Come con la riduzione della dirigenza amministrativa, importante e cruciale in questa fase dell’unificazione: abbiamo decimato a volte una classe dirigenziale che non lo meritava. Però nell’insieme, direi, ci siamo.

Dunque allora, cosa sta cambiando?

È l’azienda che sta cambiando il suo Dna: le nuove aziende, enormi, anche fino a 2 milioni e 1,5 milioni di assistiti, l’azienda regionale trasversale, le aziende intermedie tra Regioni e aziende, l’azienda zero, rappresentano una novità. Tutto si chiama azienda, ma in realtà non sono più le stesse aziende di prima. Anzi.

Un Dna in evoluzione…

È, appunto, che si sta chiamando tutto azienda. E in tutto questo ci sono le sfide manageriali, vissute negli ultimi anche nella scelta dei piani di rientro. Ora ci aspettano anche nuove sfide manageriali. Ma attenzione: non più quelle della triade classica di questi anni. Serve altro.

Elenchiamo le proposte Fiaso.

Crediamo che sia necessario dare legittimità anche alle nuove forme aziendali che si sono venute creando, e accettare che sono cose diverse.

Cosa vuol dire “dare legittimità”?

Che non tutto dev’essere monocratico, che si può pensare anche a dei board. Non tutto può essere fatto da un direttore che ha sotto di sé fino a 12mila dipendenti. Ma che, piuttosto, abbia al suo fianco anche dei vice direttori, o general manager interni, sapendo che c’è bisogno di qualcuno che lavori nella dinamica tra le aziende di committenza e quelle di produzione. Continuare a pensare che un’azienda sanitaria è fatta solo di un “top” e sotto fatta di dipartimenti, non funziona più. Che in realtà sono pezzi di sistema che devono avere una loro autonomia, interna o esterna. Per questo dico che va pensato come collocare anche giuridicamente tutti questi pezzi delle aziende.

Torniamo al “tagliando”, dunque.

Va fatto un tagliando e va fatto un rilancio sul management. Sono due cose diverse, ma che devono marciare insieme. Questa è la mia percezione da presidente di Fiaso. Bisogna rilanciare e ripuntare sul management. E perciò investire nel middle management.

Con quale percorso?

Secondo il progetto «Fiaso 4.0», vorremmo fare nel 2018 – anno del ventennale di Fiaso – il momento dedicato al management, e quindi al middle management. Con un percorso fin da ora lastricato di analisi e ricerca della situazione del middle management e con la produzione dei fabbisogni formativi per questa classe dirigente.

E le aziende sanitarie come dovranno riattrezzarsi?

L’azienda deve allargare il proprio raggio e pensare a diventare produttore di welfare. Alcune aziende che sono nate, come in Lombardia, hanno già al loro interno la committenza molto strutturata. E si pongono il problema che intorno alla salute vanno raccolte anche tutte le risorse del socio-sanitario, incluse quelle dell’Inps. Ma anche attivare tutte le risorse del terzo settore per l’empowerment del paziente, quelle della ricerca per attivare e mettere a sistema tutte le risorse del privato che ci usano come piattaforma della ricerca. Sono tre esempi concreti di una modalità d’essere non più rivolta verso l’interno, ma verso l’esterno delle aziende.

Intanto dovete continuare a fare i conti con la politica…

La nostra preoccupazione è non dovere più essere costretti a riempire gli spazi lasciati vuoti dalla politica. È chiaro che, più la politica funziona, più il management può essere utile. Il management che deve pure inventarsi quello che deve fare, totalmente solo, con aziende totalmente autonome, non esiste. È lapalissiano che più la politica si riduce a slogan, a battute, a notizie commestibili in un giorno, in due ore, anziché pensare a investimenti a medio e lungo termine, diventa un problema gravissimo. La politica deve mostrarci il futuro, e investire su quello, non sui quattro conti del 2017. È questo invece il problema a cui troppo spesso siamo chiamati a supplire, ma che non possiamo supplire.

Dunque, la Fiaso del futuro del management?

Nessuno pensi di buttare a mare il management sanitario, forse una delle poche parti della Pa che ha saputo reggere alle sfide del cambiamento. Investiamo in questa classe dirigenziale. Noi siamo e saremo sempre più la Fiaso del management, non solo delle aziende, ma la rappresentanza di tutto il management sanitario, non solo di quello “top”.

Intanto la ministra non perde l’occasione per bacchettarvi ed esprimere ampie riserve sulle vostre capacità…

Siamo abituati a fare da capri espiatori, fa comodo a tutti. Magari non tutti sono bravissimi, il classico cesto di mele… Però il management è mediamente di alto livello è ha saputo rispondere a tutte le sfide che gli sono state chieste. Noi non ci offendiamo, sappiamo che fa parte del gioco e che nella realtà la gran parte di noi ha fatto tutto il suo dovere. Pensiamo siano critiche strumentali

Fiaso vive e lotta con noi...

E lotta con tutto il management. È il travaglio di anni, delle ultime tre presidenze Fiaso. Abbiamo scoperto che ci sono migliaia di operatori che stanno lavorando insieme a noi e che vanno valorizzati per dare loro la prospettiva di passare anche dal middle al top management.

Roberto Turno – Il Sole 24 Ore sanità – 19 luglio 2017

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