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Rivoluzione del “sistema allevatori”. Ma per assistenza si dovrà pagare

Dalle difficoltà della stretta economica emerge un nuovo modello di sviluppo per la nostra zootecnia. Ma per i servizi e per l’assistenza si dovrà pagare

Grandi manovre nella “casa” della zootecnia italiana. L’Associazione italiana allevatori (Aia) sta mettendo mano alla propria struttura organizzativa, sino a ieri basata su una costellazione di associazioni di secondo grado, le Apa (Associazioni provinciali allevatori) e le Ara (Associazioni regionali allevatori), capillarmente distribuite sul territorio. Cui si aggiungono le associazioni di specie e di razza di tutti gli animali di interesse zootecnico. Unici esclusi gli allevamenti avicoli, che fanno capo a Una, l’Unione nazionale dell’avicoltura, ma si tratta di un settore dai connotati particolari, in bilico fra industria e allevamento. Due le direttrici fondamentali del lavoro di Aia, l’assistenza tecnica agli allevamenti e soprattutto il miglioramento genetico e la tenuta dei Libri Genealogici. In particolare per quest’ultimo compito Aia può contare sui sostegni dello Stato, che però vanno progressivamente riducendosi. Sino al 2010 le contribuzioni pubbliche erano di circa 60 milioni di euro all’anno. Poi la crisi, e la “stretta” che ha visto scendere questo sostegno ad appena 25 milioni. Come se non bastasse, dalla Ue si sono sollevate voci critiche per questi finanziamenti, che in alcuni casi sono stati additati come aiuti indebiti. Il confronto con quanto accade in altri Paesi conferma l’esistenza di uno squilibrio. In Francia il “sistema allevatori” può contare su un massimo di 14 milioni, in Germania il costo è sostenuto per quasi la totalità dagli stessi allevatori. Per gli allevatori inglesi i costi sono completamente a loro carico.

Il nuovo assetto

Il lavoro di Aia e della sua poderosa struttura organizzativa ha consentito alla nostra zootecnia, quella da latte in particolare, di fare grandi progressi nel miglioramento genetico, tanto da primeggiare a livello internazionale. Ma occorre prendere atto che lo scenario è mutato e gli stessi risultati occorre realizzarli in modo diverso, puntando su efficienza e razionalità. Aia sembra essere sulla strada giusta per questa rivoluzione. Un segnale importante arriva dal nuovo assetto che il “sistema allevatori” si è dato in Emilia Romagna. A fine novembre è nata una nuova Associazione regionale allevatori di primo grado, cui spettano i compiti istituzionali, mentre le attività non legate ai Libri Genealogici saranno di competenza delle Apa, ma in questo caso il costo dovrà essere sostenuto direttamente dagli allevatori che ne vorranno usufruire. Situazione analoga si registra in Veneto dove le deleghe per il miglioramento genetico sono affidate all’Associazione regionale (Arav). Nel caso dell’Emilia Romagna l’assessore all’Agricoltura, Tiberio Rabboni, ha confermato che per il periodo 2011-2013 sono stanziati 2 milioni di euro ai quali si aggiungerà per il 2013 un ulteriore contributo per il positivo avvio del primo anno di attività.

In Veneto l’assessore all’Agricoltura, Franco Manzato, ha dato notizia che per il 2012, in via transitoria, saranno resi disponibili 3,7 milioni di euro. Un percorso che si replica, pur con connotati diversi, anche in altre Regioni. Resta tuttavia indispensabile dare al sistema allevatori un perimetro che abbia valenza nazionale. Un’esigenza raccolta dal coordinatore degli assessori regionali, Dario Stefàno, che chiede una “cabina di regia” che riunisca attorno ad un tavolo quanti hanno responsabilità in questa materia. Un’iniziativa apprezzata dalle organizzazioni sindacali (Fai, Flai, Uila e Confederdia), preoccupate per le sorti di quanti trovano impiego nel sistema allevatori. Pubblico e privatoIn questo nuovo scenario Aia si troverà a coniugare due attività, quella pubblica e quella privata, e per quest’ultima dovrà offrire servizi e motivazioni che ne facciano apprezzare la fruizione da parte degli allevatori. Sembra andare in questa direzione la fusione dei centri tori che hanno portato alla nascita di Inseme, che ora ha le dimensioni necessarie per competere sui mercati internazionali. Continuano poi Le iniziative per razionalizzare il settore, fra le quali il recente acquisto della piattaforma genomica Illumina, dalla quale ci si attende un progresso nel miglioramento genetico, abbattendo al contempo i costi dei controlli funzionali in azienda.

Angelo Gamberini – Agronotizie – 6 dicembre 2012

 

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