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Roma. Botticelle nel mirino dei pm: “Cavalli costretti a stare al buio”. Quarantuno vetturini sotto accusa: stalle sporche e senza finestre

Da sempre scorrazzano per le vie di Roma fra gli occhi incuriositi dei turisti e quelli più severi dei romani. Sono le botticelle, le carrozze trainate dai cavalli che forniscono il servizio a pagamento di un giro per il centro della capitale con il vento fra i capelli. A guidare quei cavalli sono 41 vetturini, che ogni sera riportano nelle stalle di un deposito del quartiere Testaccio gli animali stanchi da una giornata di lavoro.

Alcune stalle dove riposano quei cavalli, secondo la procura di Roma, non sarebbero a norma: anguste, senza un filo di luce e vicino a una specie di discarica a cielo aperto che proprio nel deposito di Testaccio si è venuta a creare. Motivi questi che hanno spinto il pm Alberto Galanti ha iscrivere sul registro degli indagati per maltrattamenti i vetturini.

D’altra parte l’inchiesta era già partita un anno e mezzo fa, nell’ottobre del 2014, quando il corpo forestale dello Stato, su delega della procura, aveva sequestrato parte della struttura al Testaccio. Il blitz aveva portato a galla irregolarità relative alle stalle. Erano state trovate “gravi carenze strutturali” nell’edificio, fra le quali gli spazi ristretti concessi agli animali e la mancanza totale di luce riscontrata in alcuni locali. Inoltre era emerso anche che alcuni cavalli erano privi del chip identificativo, obbligatorio per stabilire l’età e la proprietà stessa dell’animale. Gli agenti avevano sequestrato la struttura, che ospita 82 cavalli, salvo poi concedere agli stessi conducenti di continuare ad utilizzare le stalle a causa della mancanza di un altro ricovero.

La lobby delle botticelle da anni rivendica una nuova struttura in cui ricondurre gli animali al termine della giornata. Il deposito al Testaccio è tuttora sotto sequestro, anche se i vetturini ne hanno la facoltà d’uso, e il Comune di Roma ha realizzato nuove stalle a Villa Borghese, un sito di importanza comunitaria. Sul caso sono partiti una manciata di esposti che hanno spinto gli inquirenti a verificare l’intero iter amministrativo dell’appalto: un affidamento diretto da un milione e 300mila euro conferito a una società. A dare il via libera è stata la giunta Alemanno, mentre l’ok alla costruzione è arrivato con l’amministrazione Marino.

Repubblica – 27 aprile 2016 

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