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Rovigo. Il medico degradato porta in tribunale l’Ulss. Il professionista, rappresentante sindacale, ha impugnato i provvedimenti disciplinari

E’ uno di quei casi in cui più che il  merito vero e proprio del contendere conta il principio. Il medico dell’Ulss 18 G.S., referente del sindacato di categoria Anaoo per l’azienda sanitaria di Rovigo e dell’Alto Polesine, infatti ha impugnato i tre provvedimenti disciplinari comminatigli dal direttore di struttura complessa in primo luogo per difendere una carriera trentennale nella sanità pubblica ricca di soddisfazioni, impegno, sforzi e riconoscimenti.

Un quadro insomma assolutamente positivo, bruscamente mutato – si sostiene nel ricorso al giudice del Lavoro curato dall’avvocato Gianluca Ballo di Rovigo, esperto in tematiche afferenti la sanità – con l’arrivo alla guida della struttura complessa del direttore che ha poi comminato le sanzioni. Tra l’altro, sostiene il ricorrente, per questioni non poi così di rilievo: si parla di ferie non godute, rapporti con i colleghi e con l’utenza dell’ospedale. Problemi e questioni consuete in un ambito complesso quale è quello ospedaliero.

La prima udienza si è tenuta venerdì di fronte al giudice del Lavoro di Rovigo Silvia Ferrari.

Non di soli provvedimenti disciplinari comunque si tratta. Il medico-sindacalista lamenta infatti anche un trattamento che, sostiene, equivale a un demansionamento. Da 14 mesi non lavora più a Rovigo come accadeva prima in prevalenza, con compiti di alta professionalità. Ma ha subìto un trasferimento coatto ad Adria. Dove, senza nulla togliere al nosocomio del luogo, segue compiti e questioni non dello stesso profilo di Rovigo. Ora la causa farà il proprio corso, a meno di un accordo tra le parti.

Ultimo punto: nel ricorso si lamenta anche una certa inerzia da parte dell’Ulss 18, ora divenuta controparte del ricorrente. L’azienda sanitaria forse, secondo questa impostazione, sarebbe potuta intervenire prima, risolvendo la questione al proprio interno.

In questo modo evitando che si finisse davanti al giudice del Lavoro. Un esito tuttavia a questo punto inevitabile.

Dal momento che, come si diceva, il medico al centro della vicenda non intende in alcun modo che la propria professionalità sia messa in discussione.

Il Gazzettino di Rovigo – 27 gennaio 2015 

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