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Rovigo. Morti nella clinica lager, l’omicida è un paziente. Non imputabile, rinchiuso a Reggio Emilia. Fermato un altro degente violento, ora s’indaga sulla gestione dei malati

Dopo i 10 arresti dello scorso giugno per maltrattamenti agli ospiti a carico di un medico e 9 operatori sociosanitari (altri 5 sono indagati), sugli «Istituti Polesani» di Ficarolo arriva una nuova mazzata legata all’indagine sulle morti sospette di due pazienti avvenute a fine ottobre. Secondo la Procura di Rovigo l’autore dei due delitti avvenuti nel reparto 11 è un altro degente di quella che è stata ribattezzata «la clinica lager», ovvero un vicentino di 34 anni affetto da oligofrenia, che comporta un ritardo mentale.

I suoi violenti scoppi d’ira erano noti da quattro anni, cioè dal momento del suo ingresso nella struttura polesana, alla quale era arrivato dopo una frequenza saltuaria di una residenza sanitaria assistita vicentina. Un fattore che apre inevitabilmente nuove prospettive d’indagine, già in corso, sull’organizzazione interna agli Istituti Polesani.

Intanto il vicentino da ieri è ricoverato nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia su ordine del pm rodigino Davide Nalin. Quella disposta a suo carico è in gergo una «misura di sicurezza», ovvero un provvedimento a carico di una persona ritenuta non imputabile perché incapace di intendere (ma capace di volere) e considerata socialmente pericolosa. Gli viene contestato il reato di omicidio volontario. Il 34enne è stato trasferito in Emilia dalla Psichiatria dell’ospedale di Santorso, dov’era ricoverato. «E’ una vittima anche lui», hanno detto gli inquirenti, a sottolineare come le sue condizioni mentali lo abbiano spinto a compiere azioni delle quali non era consapevole, tanto da non essere nemmeno imputabile. A suo carico, dopo circa un mese di indagini, sono emersi gravi indizi di colpevolezza basati su testimonianze indirette del personale sociosanitario e su intercettazioni ambientali. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, il 34enne il pomeriggio del 24 ottobre scorso avrebbe avuto un diverbio con Riccardo Tammiso, 51enne di Rovigo, per motivi futili. Lo ha percosso e spintonato, facendolo cadere per terra e causandogli una seria lesione alla testa. Poi avrebbe continuato nella sua azione violenta. Quel giorno Tammiso fu ricoverato all’ospedale di Trecenta e il giorno dopo trasferito a quello di Rovigo, dove morì per la gravità delle ferite riportate. Nemmeno 48 ore dopo, il vicentino avrebbe compiuto il secondo omicidio. Approfittando di un momento di vigilanza attenuata, attorno alle 2 della notte del 26 ottobre avrebbe aggredito in un corridoio Pierpaolo Nonnis, 49enne di origini sarde, soffocandolo con un piede sul collo. La vittima, che era down, era solita dormire nel corridoio su un materasso, con la testa appoggiata al muro. A letto si trovava male a causa della sua malattia, stando alle testimonianze raccolte dagli inquirenti. Anche in questo caso il movente è inconsistente, ovvero la gelosia verso Nonnis, che avrebbe avuto più dal personale.

Chiuso il capitolo delle due morti, l’inchiesta prosegue a carico di alcuni operatori sociosanitari sulla vigilanza degli ospiti e sulle responsabilità amministrative inerenti la gestione della struttura. Ieri notte, alle 3.30, è infatti avvenuto l’ennesimo episodio ad alto rischio. Il medico di guardia ha chiamato il 112: un paziente schizofrenico, 40enne padovano in forte stato di agitazione, è stato trovato dai militari dell’Arma con un pezzo di un estintore in una mano e con un ferro nell’altra. Nel maneggiare questi oggetti, l’uomo si è ferito lievemente. E’ stato fermato in tempo e medicato.

Il Corriere del Veneto – 4 dicembre 2014 

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