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Saccomanni: «Conti a posto, i mercati lo sanno». Possiamo approvare la legge di stabilità anche dimissionari

Un messaggio che manda innanzitutto ai mercati Fabrizio Saccomanni: «Grazie ai nostri sforzi i conti pubblici dell’Italia sono a posto – spiega il ministro dell’Economia, a poche ore dall’annuncio delle dimissioni dei ministri del Pdl – Siamo in linea con gli obiettivi e con gli impegni europei.

Abbiamo uno 0,1% di Pil da dover correggere, ma nel decreto che abbiamo portato venerdì in Consiglio dei ministri quella correzione già era stata individuata e c’è ancora tutto il tempo per approvarla prima della fine dell’anno». Il problema è che dalle prossime ore rischia di non esserci più il governo. E non c’è da fare solo quella correzione. C’è da approvare la legge fondamentale del nostro bilancio, quella legge di stabilità che in base alla nuova governance europea dovrà essere approvata anche a Bruxelles. «La legge di stabilità – sottolinea Saccomani – è un atto obbligatorio. Non ci si può esimere da questo. Un governo la farà. Aspettiamo di vedere l’evolversi del quadro politico, ma non c’è nessuna ragione per cui non la possa fare questo governo, anche – eventualmente – da dimissionario».

Il ministro dell’Economia, il ministro tecnico che dalla primavera scorsa ha cercato di tenere dritta la barra dei conti, mantiene in queste ore la stessa serenità con cui ha governato l’economia con la coalizione politica più azzardata del mondo. Il caos delle ultime 48 ore sembra non smuovere la sua tradizionale bonomia, così come non lo smuovono le voci che ieri circolavano su un suo possibile incarico diretto a Palazzo Chigi. La sua attenzione è per i mercati che domani apriranno con grande nervosismo verso l’Italia. Ma anche su questo Saccomanni invita a non drammatizzare: «I mercati terranno conto di tanti aspetti, compresa la congiuntura economica in chiaro miglioramento. I dati diffusi ieri sulla fiducia delle imprese confermano la ripresa in atto nel manifatturiero, nei servizi, nelle costruzioni. C’è un quadro positivo complessivo che viene considerato. Il Fondo monetario nei giorni scorsi ha ribadito che le nostre banche sono solide. Eppoi i mercati sanno che il risanamento dei nostri conti pubblici è stato fatto. In questi mesi, pur con molta volatilità, ce lo hanno anche riconosciuto e io mi auguro che da lunedì questa fiducia venga confermata».

La credibilità dei conti e i segnali, anche se molto incerti, di ripresa sono certamente un motivo di fiducia. Main queste settimana la possibile crisi del governo Letta era paventata nelle centrali finanziarie di tutto il mondo proprio come un elemento di forte rischio. Il Fondo monetario evidenziava nell’instabilità politica italiana un elemento di pericolo per il nostro Paese e per l’intera Europa. Adesso, in un rincorrersi di irresponsabilità, la crisi è di fatto aperta… «Bisognerà vedere l’evoluzione del quadro politico. Ma, ripeto, io confido sulla credibilità ormai acquisita dall’Italia. Eppoi l’incertezza legata all’instabilità del governo secondo me è stata già in gran parte scontata nelle settimane passate».

Insomma nessuno scenario greco da domani, nessuna drammatizzazione riconducibile alla grande crisi dello spread della tarda estate-autunno del 2011. Il ministro vuole anche rassicurare i partner europei sul mantenimento degli impegni. Ieri qualche voce preoccupata è arrivata da Bruxelles. «Questa non è una crisi al buio dal punto di vista dei conti pubblici e dei provvedimenti di stabilità finanziaria. Come le ho detto venerdì sera in Consiglio il pacchetto della manovrina di fine anno era pronto. Abbiamo già i testi dei decreti e stiamo già impostando la legge di stabilità. La scelta di rinviare è stata determinata dall’incertezza politica. Non era opportuno approvare una serie di impegni di quell’importanza se poi non c’era un chiaro sostegno da parte della maggioranza. Ma il lavoro è stato fatto, i testi di legge ci sono, vanno solo approvati».

Intanto ora l’Iva aumenterà. «Ho visto alcune reazioni molto preoccupate. Ma su questo mi lasci dire una cosa: non enfatizziamo un impatto che poi è molto limitato. Parliamo di un punto sull’aliquota del 21, un aumento che era già deciso, che era nei tendenziali di finanza pubblica, non mi sembra una tragedia. Certamente è peggio questa crisi politica».

Eppure proprio l’Iva è diventata in queste ore oggetto di scambi di accuse sanguinose tra il Pd eil Pdl. Sembra che l’unica preoccupazione dei partiti sia quella di scaricare la responsabilità dell’aumento sull’avversario politico. Una polemica a cui Saccomanni resta estraneo. In fondo lui l’aveva detto, anche nell’intervista al Corriere della Sera, che non era il caso di svenarsi per trovare le coperture per frenare quell’aumento. «Ma poi le risorse le avevamo trovate. Questo è un punto importante. Deve essere chiaro che in Consiglio avevo portato il rinvio dell’Iva con le relative coperture. Individuate con serietà, perché non si può dire “ricorriamo alla rivalutazione delle quote della Banca d’Italia” sparando cifre quattro volte superiori a quelle realisticamente recuperabili per il fisco e senza tener conto dei tempi necessariamente medio-lunghi dell’operazione. Il problema è che oggi non ci sono coperture indolori. Benzina, acconti, tagli di spesa: le forze politiche devono essere consapevoli che vanno fatte delle scelte e devono assumersene la responsabilità se vogliono nonfar aumentare l’Iva, cancellare l’Imu e così via».

Insomma il lavoro tecnico era stato fatto. Non è un caso del resto, se una delle citazioni preferite di Saccomani è quella di Luigi Einaudi per la quale “io faccio quello che devo, poi accade quello che può”. «Però – si congeda il ministro – in queste settimane ho tante volte pensato anche a quella più nota del “conoscere per deliberare”: qui in tanti troppo spesso deliberano senza conoscere».

Il Sole 24 Ore – 29 settembre 2013 

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