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Salmonella: il killer perfetto. Gli scienziati: ecco come il batterio riesce a resistere ai disinfettanti. Perchè servono nuove armi

salmonella uovaGli scienziati spiegano perché il batterio della salmonella è un killer perfetto, che attua una specifica strategia che lo rende praticamente imbattibile, se non impossibile da eliminare. Le infezioni alimentari da salmonella sono ancora piuttosto diffuse, e sono causa di diversi decessi ogni anno. Ricercatori hanno scoperto che il batterio che ne è causa è capace di resistere ai trattamenti antibatterici. I batteri Gram-negativi come quelli che provocano la salmonellosi sono tra i più comuni responsabili delle infezioni contratte per via alimentare. Sono infatti molte le persone che restano vittime di questo batterio e che ne pagano le conseguenze, con un numero di decessi stimato in circa 20 ogni anno. I sintomi più tipici di questo genere d’infezione sono la diarrea e il vomito, che di solito compaiono entro le 48 ore dall’ingestione del cibo contaminato.

Come per molte infezioni di questo genere, la prevenzione resta sempre la migliore arma. Tuttavia, dipende da con chi si ha a che fare: nel caso del batterio della salmonella, abbiamo purtroppo a che fare con un killer perfetto, in grado di eludere i trattamenti antibatterici creando un particolare biofilm, divenendo quasi impossibile eliminarlo.

Sull’eco del focolaio europeo di salmonellosi causata dal sierotipo Salmonella Agona in cui 160 persone in 10 Paesi si sono ammalate di gastroenterite con vomito e diarrea, i ricercatori della National University of Ireland di Galway hanno condotto uno studio per trovare il modo di attaccare questo biofilm protettivo del batterio in modo da poterlo eliminare una volta per tutte.

Per fari ciò hanno sperimentato tre diversi tipi di disinfettante, applicato su una varietà di superfici dure che presentavano il biofilm della salmonella.

«Pare che il Salmonella Agona sia penetrato nell’ambiente nella parte della struttura in cui è stata maneggiata la carne già cotta, ed è sopravvissuto e ha contaminato la carne cotta – spiega la dott.ssa Mary Corcoran, principale autrice dello studio – Eravamo interessati a determinare se questo particolare ceppo di Salmonella, che ha causato l’epidemia, potrebbe avere qualcosa di speciale che lo rende il migliore nel sopravvivere in un impianto di trasformazione dei prodotti alimentari. Era migliore nel formare un fitto biofilm o era più resistente ai disinfettanti rispetto ad altri ceppi di Salmonella?».

I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Applied and Environmental Microbiology, hanno mostrato che questo specifico ceppo non aveva nulla di speciale, rispetto agli altri. E hanno anche confermato quanto temuto dai ricercatori: è stato praticamente impossibile attaccare il biofilm e uccidere i batteri mediante l’uso di questi antinfettivi se a questo è stato permesso di crescere per 7 giorni prima del trattamento. Pensate che neanche un’ora e mezza di immersione della superficie contaminata nel disinfettante è stata in grado di uccidere i batteri.

«Abbiamo trovato che tutti i tipi di Salmonella osservati erano in grado di adottare lo stile di vita specializzato per creare un biofilm su tutte le superfici che abbiamo esaminato, compresi vetro, acciaio inox, piastrelle smaltate e plastica – sottolinea Corcoran – e che il biofilm di Salmonella diventa più denso nel corso del tempo, e diventa più saldamente attaccato alla superficie».

Secondo Corcoran c’è bisogno di sapere «se i disinfettanti che vengono promossi come per uccidere vari tipi di batteri sono davvero così efficaci in situazioni di vita reale, in cui si possono formare i biofilm». Tutto questo significa che «vi è la necessità di ulteriori ricerche per definire i metodi migliori per uccidere il biofilm Salmonella».

La Stampa – 18 gennaio 2014 

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