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Salmonella nelle acque del fiume Dese: a rischio frutta e verdura

L’Arpav rileva tracce dei bacilli a Piombino. Scatta l’ordinanza del sindaco: vietato irrigare i campi coltivati

PADOVA – Tracce di salmonella nel fiume Dese. Le hanno rilevate i tecnici dell’Arpav, l’agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale, al termine delle analisi periodiche dell’acqua. Gli esami sono stati eseguiti alcune settimane fa e hanno certificato la presenza di salmonella: i test sui campioni prelevati rivelano infatti la positività anche se non viene determinata la carica batterica né le cause di inquinamento.

E lo scorso 20 giugno l’Arpav ha segnalato al Comune diPiombino Dese che le analisi batteriologiche effettuate sul campione di acqua superficiale, prelevato l’11 giugno nel tratto del fiume Dese – Ponte di Via Zanganili hanno evidenziato presenza del batterio. Al momento non è ancora stata stabilita la consistenza del rischio d’infezione per la salute pubblica, ma per scongiurare la diffusione del bacillo ed eventuali intossicazioni per l’uomo, il sindaco Pierluigi Cagnin ha firmato un’ordinanza a tutela dell’igiene e della salute.

Il primo cittadino ha infatti ritenuto opportuno, in via cautelativa e in mancanza di precise direttive dell’Azienda Ulss, di vietare l’utilizzo dell’acqua del Dese e anche di quelle delle diramazioni(canali, canalette, scoli), per l’irrigazione di orti casalinghi o colture destinate alla produzione di frutta everdura e altri alimenti, con particolare riguardo ai prodotti orticoli che si possono consumare crudi.

Inoltre l’ordinanza sindacale invita i cittadini a lavare adeguatamente utilizzando l’acqua potabile le verdure sia che provengano dagli orti privati sia quelle acquistate nei punti vendita. Il pericolo è che il contatto con l’acqua inquinata in cui si annida il batterio, diventi focolaio d’infezione per l’uomo attraverso l’ingestione di alimenti inquinati come appunto la verdura cruda. Difficile risalire alla causa dell’inquinamento. Il bacillo della salmonellosi potrebbe essere arrivato nell’acque del Dese dagli scarichi fognari abusivi sul fiume o da rifiuti organici di produzione agricola.

Il Gazzettino – 26 giugno 2013 

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