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Salute, addio al superticket. E si pagherà in base al reddito. Sarà fissato un importo massimo annuale di partecipazione alla spesa sanitaria

Michele Bocci. Le famiglie che pagano i ticket, gli insegnanti precari, i dipendenti. Il nuovo governo si appresta a varare misure in ambiti sensibili come sanità, scuola e lavoro. Nel primo caso si ragiona di riduzioni e rimodulazione della spesa, nel secondo si salva il decreto che permetterà a 24 mila persone di avere la cattedra. Nel terzo, invece, si prevede un aumento in busta paga di 500 euro l’anno a chi guadagna meno di 26 mila euro lordi.
I ticket ripensati
I ticket sono tra le tasse più fastidiose, perché hanno a che fare con la salute, ma rappresentano anche un introito importante per il sistema sanitario. Da anni si parla di rivederli. «Vogliamo collegare alla Finanziaria un disegno di legge per il riordino della materia», ha detto il ministro alla Salute Roberto Speranza. Introdotti nel 1989, i ticket prevedono una spesa per visite ed esami dai 36 euro in su per i non esenti. Non paga nulla chi ha più di 65 anni o meno di 6 e un reddito familiare sotto i 36 mila euro e chi ha un’esenzione per motivi sanitari, cioè una malattia cronica o grave. In Italia c’è un enorme problema di false esenzioni, si stima che circa il 10% di coloro che si rivolgono alla sanità pubblica riescano a non pagare anche se dovrebbero.
Alla voce “compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria” corrispondono circa 3 miliardi di euro ma le Regioni ne incassano 2 (dei quali 400 circa di superticket), perché 1 miliardo gli italiani lo spendono per comprarsi i farmaci di marca invece che i generici. Quei soldi, è previsto nella bozza di ddl del ministero alla Salute, devono continuare ad entrare nelle casse pubbliche. L’idea infatti è di graduare la partecipazione sanitaria “in relazione al reddito prodotto dal nucleo familiare fiscale, rapportato alla composizione del nucleo stesso sulla base di una scala di equivalenza (reddito equivalente RE)”. Questo passaggio, come gli altri della bozza, era già previsto nel pre accordo tra Stato e Regioni sul cosiddetto “Patto della Salute” di fine maggio scorso. Ancora: “È fissato un importo massimo annuale di partecipazione alla spesa sanitaria, rapportato al reddito equivalente, al superamento del quale cessa l’obbligo della partecipazione”. L’idea dunque è differenziare, visto che ora un quarantenne che guadagna 20 mila euro l’anno paga quanto il coetaneo che ne dichiara 200 mila. In Toscana le fasce di reddito (per calcolare il superticket) sono in vigore dal 2011 e le soglie che le dividono sono a 36, 70 e 100 mila euro.
Il ministero vuole avviare la riforma entro il 31 marzo 2020. “L’attuale configurazione del sistema di compartecipazione, prevedendo l’importo fisso per tutti i cittadini, crea evidenti disparità di accesso al servizio sanitario nazionale», – è scritto nella relazione introduttiva.
Addio al superticket
Riguardo al superticket, per toglierlo ci vogliono soldi. La tassa è stata introdotta dal governo Prodi nel 2007 ma entrò in vigore dalla Finanziaria del 2011. Prevedeva una quota fissa di 10 euro a ricetta in aggiunta al ticket. Ma visto che si dava libertà alle Regioni di incassare quei soldi come volevano, sono state fatte misure diverse. C’è chi fa pagare di più per esami pesanti (risonanze e tac) o riscuote anche dalle ricette per i farmaci, chi prevede fasce di reddito e chi esenzioni per disoccupati e categorie fragili. Col tempo, tra l’altro, alcune realtà locali (Lazio, Emilia in misura minore Toscana e Lombardia) lo hanno tolto o ridotto. Oggi il gettito è intorno ai 400 milioni di euro. Servono quei soldi per abolire la tassa.
I precari salvati
Il ministro all’Istruzione Lorenzo Fioramonti ha invece salvato il “decreto Salvaprecari”. Il nuovo accordo siglato con i sindacati prevede un nuovo concorso straordinario per le medie superiori riservato a chi ha 3 anni di servizio (su otto) nella scuola statale. La selezione porterà in ruolo 24 mila precari (su 70 mila) entro settembre 2020. Chi non riesce a passare non avrà la cattedra ma se ha preso almeno “7/10” allo scritto sarà abilitato a giugno 2020 all’ingresso nelle graduatorie di seconda fascia.
Il taglio del cuneo da 500 euro
Il governo ieri ha annunciato anche un ddl collegato alla manovra ridurrà il cuneo fiscale. La misura porterà circa 500 euro in più nelle buste paga di chi guadagna meno di 26 mila euro lordi l’anno. Si tratta delle stesse persone che beneficiano del bonus di 80 euro introdotto a suo tempo dal governo Renzi, che nel 2017 erano 11,7 milioni. Il nuovo provvedimento, dunque, dovrebbe costare 5,85 milioni l’anno. Si prevede di partire l’anno prossimo a luglio e quindi nel 2020 lo stanziamento sarà dimezzato. Si discuterà con le parti sociali della possibilità di far scegliere al lavoratore se ricevere i soldi una tantum, oppure con versamenti mensili da 40 euro.
Repubblica

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