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Salute. I baroni universitari rampanti perdono quota, ma il ministero è sempre in bilico. Gli scenari ancora aperti

di Roberto Turno. Do you remember Enrico Letta? Sembra che anche nel quadro Matteo-semplificatore della formazione del nuovo Governo, qualcuno abbia ricordato ai commensali di un tavolo non ancora imbandito che per la formazione del Renzi 1 ai tempi delle corte intese non tutto si possa risolvere a colpi di rottamazione e di “qui decido tutto io”.

E così, a parte la civetta del sempre valido motto “o si fa il programma o si muore”, capita che la guerra dei ministeri sia ancora una volta pratica corrente e decisiva. Le poltrone dell’Economia e della Giustizia (ma quale giustizia?) anzitutto. Ma anche, cosucce di categoria, come quella della Sanità-Salute naturalmente. Che, a parte i 110 e rotti miliardi di sola spesa pubblica (per quest’anno) significano un bel gruzzolo anche di potere. Non solo politico.

Movimenti tellurici

E dunque, capita che i movimenti siano tellurici come da sempre capita sotto qualsiasi stella avvengano. E le intenzioni, le manovre, i calci negli stinchi, i giochini di corridoio, le ambizioni, le cordate, gli interessi vadano di qua e di là, Si sommano e si sottraggono. Un vero putiferio. Che moltiplica l’ansia più ci si avvicina al fatidico annuncio di Matteo: «Habemus squadram».

Addio ai nobili universitari?

Già, si dirà, ma che capita? Primo avviso ai naviganti: pare (pare) che la marcia d’avvicinamento tentata dalla brigata dei baroni rampanti e dei visconti dimezzati universitari sia stata stoppata. Il condizionale vale almeno per il 90 per cento delle possibilità perse dal gruppo. Grandi alleluia si sono levati da tantissime parti e i rettori hanno intanto ripiegato sulle lacrime di settore al Governo che verrà. Ma stare in guardia non guasta mai.

Super Bea cresce?

Fatto sta che, ad ora, niente è davvero deciso sui destini della poltrona di Lungotevere Ripa 1. Chi dice che super Bea, come tanti (e trasversali) sostenitori l’hanno ribattezzata, starà al suo posto, col ministero di serie A. Chi afferma che, no, sara un ministero di serie B, e che Lorenzin dovrà lasciare. Chi ancora ribatte: sarà un ministero per un campionato della massima serie e aspettatevi sorprese.

In verità, a questo momento, Lorenzin ha più chance di ieri. I governatori concordano quasi tutti (almeno ufficialmente), dalle categorie (a parole) s’è alzata per lei una levata di scudi, ecc ecc. Ma la politica, attenzione, è fatta spesso delle cose che non si dicono in pubblico e non si dichiarano. Del contrario di quanto si dice ad alta voce…

La salute senza Championship e il rebus Matteo

Un borsino che vale per tutti. Ma certo, il solo dubbio che possa esserci la serie B per il ministero, e che si rischi di far precipitare il Patto nell’inferno di tempi incerti, la dice lunga anche sull’incertezza che circonda le volontà di chi occuperà palazzo Chigi su cosa davvero voglia fare del Ssn e dei suoi destini. Una risposta dal futuro premier dovrà pure arrivare. Non per difendere da duri e puri categorie mai dome e auto–referenziali o tutto quello che comunque non è più difendibile nel Ssn, ma per continuare quanto meno a dare un senso all’universalità residuale dell’assistenza che ci tocca oggi che la crisi azzannna sempre di più. Possibilmente per riportarla in carreggiata. anzi, quell’universalità dei desideri che spacca sempre di più l’Italia.

«Sordidi tentativi»

Anche per questo a Renzi stanno arrivando avvisi da più parti: attento a non spaccare l’Italia. Dice chi la sa lunga, parlando dei giochini in corso anche sulla Sanità: «I sordidi tentativi non sono finiti». La voce sembra che sia finita dalle parti del quasi ex sindaco e quasi premier. Un giorno, o poco più, e capiremo.

Roberto Turno – Il Sole 24 Ore sanità – 21 febbraio 2014 

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