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Sanità, 770 milioni alle Regioni per pagare i debiti ai fornitori. Anticipazioni da chiedere entro 15 giorni dall’entrata in vigore del Dl

Roberto Turno. La buona notizia per i governatori è che potranno contare su un pingue incremento pari a 770 mln per il 2014 per poter far fronte ai pagamenti ai fornitori dei «debiti certi, liquidi ed esigibili» dovuti da asl e ospedali.

Quella “cattiva” (almeno per le amministrazioni, di sicuro non per le imprese creditrici) è che per le regioni che sgarrano su tempi e richieste di anticipazioni e accesso ai fondi, non ci dovrebbe più essere scampo: scatterà prima la procedura di diffida da parte del Governo, quindi, in caso di ulteriore inadempienza, partirà a stretto giro di posta la nomina di un commissario ad hoc, che in prima battuta sarà individuato nella figura dello stesso governatore della regione fuori regola.

Il Governo cerca di abbattere uno dei macigni più pesanti dei debiti della Pa nel settore più caldo di tutti: la sanità. Dove i crediti delle imprese vengono ancora onorati perfino dopo 1.200 giorni dalla sanità pubblica – tre anni e mezzo – con punte massime non a caso tutte al Sud. Un macigno che neppure è dato sapere con certezza quanto sia finanziariamente pesante: chi dice 30, chi 40 miliardi. Ma sicuramente una mina ormai esplosa nei bilanci delle asl e delle regioni, benché per troppo tempo si sia fatto finta che non esistesse.

Ora però lo schiaffo dell’Europa e il dovere (pena pesantissime sanzioni) di pagare rapidamente, non permettono più di soprassedere. E la sanità per prima deve fare la sua parte, anche se dovrà accumulare oneri per avere accesso alle anticipazioni di cassa. Tutto questo, nella speranza che l’intera partita dei pagamenti dei debiti ai creditori della Pa, e dunque anche nel settore sanitario, possa liberare le imprese dal credit crunch e dalle debacle imprenditoriali. Un volano che potrebbe innescare occupazione e stimolare l’economia, almeno nelle intenzioni.

Le regioni che non hanno chiesto l’accesso alle anticipazioni per recuperare lo squilibrio nei pagamenti ai fornitori, dovranno farlo, per coprire il debito, in tempi molto rapidi: entro 15 giorni dalla data di conversione del decreto varato ieri. Se non lo fa, verrà diffidata e, in ogni caso, dovrà chiedere le anticipazioni di cassa. È a quel punto che, se l’inerzia prosegue, scatterà il commissariamento. Una procedura-tagliola che si verificherà anche in un’altra situazione: una volta chieste le anticipazioni di cassa, la regione dovrà dimostrare anche di avere i fondamentali in regola (cioè le condizioni economico-finanziarie) in grado di garantire il rispetto dei tempi di pagamento previsti per legge. Se così non sarà, ecco ancora la diffida e poi il commissariamento. Tutto questo sotto l’occhio vigile del tavolo di verifica col Governo.

Insomma, linea dura, almeno sulla carta. Ma sicuramente sgarrare, se la vigilanza sarà massima come si promette, non sarà facile, oltre che comunque oneroso per le amministrazioni. Alle quali, come detto, dopo il bastone, si promette la carota dei 770 mln in più destinati al Fondo ad hoc. Ma bisognerà meritarli.

Il Sole 24 Ore – 19 aprile 2014 

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