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Sanità veneta bloccata dalle proteste. Martedì la mobilitazione contro la legge di bilancio e per il rinnovo del contratto: in campo medici ospedalieri e veterinari

È in arrivo una settimana costellata di scioperi in sanità. Martedì incrociano le braccia medici e veterinari per protestare contro la legge di bilancio 2018, risorse fantasma e lo stallo sul rinnovo del contratto nazionale. Tra le sigle che hanno indetto la mobilitazione c’è anche quella degli anestesisti, con il rischio di paralisi delle sale operatorie. Mercoledì, giovedì e venerdì è la volta dei medici di medicina generale, pronti a chiudere gli ambulatori nel caso in cui il confronto con la Regione non dovesse sortire gli effetti desiderati. L’incontro tra l’assessore alla sanità Luca Coletto, e i sindacati di categoria è fissato per domani a Palazzo Balbi. Domenico Crisarà, della Fimmg è positivo: «Ci sono le basi per ritirare lo sciopero. Con il tavolo tecnico di martedì scorso abbiamo trovato una forte intesa con il direttore generale Domenico Mantoan. Ora dobbiamo ridefinire il piano con la parte politica, siamo fiduciosi».

Se da un lato i medici di famiglia si preparano ad un dialogo costruttivo, dall’altro gli ospedalieri sono pronti a manifestare. Aderiscono le sigle Anaao Assomed , Cimo, Aaroi-Emac, Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn, Fvm, Federazione Veterinari e Medici, Fassid-Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr, Cisl Medici, Fesmed, Anpo-Ascoti, Fiais Medici, Uil Fpl Coordinamento Nazionale delle Aree Contrattuali Medica e Veterinaria.

I medici veneti si faranno sentire con il sit-in organizzato martedì, dalle 11 alle 13, all’Azienda ospedaliera di Padova. «La decisione non è stata presa a cuor leggero», precisa il dottor Adriano Benazzato, segretario regionale Anaao Assomed, «Da sempre siamo ben consci della difficoltà di attuare uno sciopero in sanità. Piaccia o non piaccia, è però l’unica arma, fra quelle previste dallo Statuto dei lavoratori e dal Codice di autoregolamentazione dei Servizi pubblici, che evidenzia subito il grado di condivisione della protesta e gli effetti generati dall’astensione dal lavoro. Il disagio conseguente allo sciopero è purtroppo necessario per accendere i riflettori su tutto questo, al fine di informare e sensibilizzare i cittadini su ciò che stanno perdendo».

I problemi ci saranno in corsia, ma anche nelle sale operatorie perché allo sciopero aderiscono gli anestesisti. Questo significa il rischio paralisi negli interventi chirurgici come hanno rilevato i rappresentanti di categoria. Ad un anno di distanza gli anestesisti rianimatori tornano dunque a mobilitarsi, con l’obiettivo di paralizzare le sale operatorie, cuore pulsante di tutti gli ospedali, in risposta alla paralisi contrattuale che dura da oltre 8 anni. Spiega Alessandro Vergallo, presidente Nazionale Aaroi-Emac in una nota a Quotidiano Sanità: «La situazione oggi è peggiore rispetto a quella denunciata un anno fa in occasione dello sciopero degli anestesisti rianimatori del 16 dicembre 2016».

Il Mattino di Padova – 10 dicembre 2017

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