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Sanità indebitata, tre manager a rischio. Piani di rientro da 110 milioni per le Aziende di Padova e Verona e l’Ulss di Venezia, direttori licenziati se non ripianano il rosso

di Filippo Tosatto. Di questi tempi, chi è costretto a frequentare gli ospedali tocca con mano gli effetti dei tagli del Governo Renzi alla sanità. Una lunga serie di prestazioni (ben 208) dapprima gratuite, sono diventate a pagamento; altre richiedono il versamento di un ticket supplementare; altre ancora (la laserterapia, per tutti) vengono limitate ad un ciclo annuale mentre il “contributo” richiesto ai pazienti per un’ampia fascia di medicinali è sensibilmente lievitato.

A differenza di altre operazioni di ingegneria contabile, le manovre sui bilanci sanitari hanno effetti concreti, immediati e percepibili dagli utenti. Quest’anno il Veneto dovrà fronteggiare un ulteriore colpo di scure da 250 milioni che, sommato alle misure restrittive precedenti, riduce di mezzo miliardo le risorse reali a disposizione rispetto al 2010 e le novità non sono finite. Ironia della sorte vuole che mentre il governatore Luca Zaia conduce una battaglia senza quartiere contro i tagli di Roma (impugnati presso la Corte Costituzionale in quanto lesivi del «diritto universalistico alla salute» e la Conferenza delle Regioni – a maggioranza Pd – lo “punisce” revocando al Veneto la presidenza della commissione salute a beneficio dell’Emilia-Romagna) la Legge di stabilità renziana “fotocopia” il programma di risanamento finanziario adottato dalla direzione sanità di Palazzo Balbi, prevedendo piani triennali di rientro per le Aziende ospedaliere e le Ulss che versino in disavanzo di bilancio percentualmente superiore al 10% dei ricavi o comunque di entità superiore ai 10 milioni di euro.

Nel caso nostrano, i conti 2014 in profondo rosso riguardano l’Ulss Veneziana (-65 min), l’Azienda ospedaliera di Padova (-35) e l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona (-15), dirette rispettivamente da Giuseppe Dal Ben, Claudio Dario, Francesco Cobello. Manager esperti, il cui operato ha già prodotto risultati apprezzabili. Sui quali pende una spada di Damocle: la legge statale prevede che la Giunta del Veneto verifìchi ogni dodici mesi lo stato d’attuazione dei piano e sancisce, qualora gli obiettivi non vengano centrati, la «decadenza automatica dei contratti dei direttori generali» (articolo 40, comma 14).

Il licenziamento in tronco, si. Uno spauracchio ribadito, visto che clausola è già prevista nei contratti vigenti stipulati con l’amministrazione del Veneto; che anzi ha esteso le sanzioni a più obiettivi, tanto che il malcapitato dg dell’Ulss di Vicenza, Ermanno Aragonese, ha già ricevuto una lettera di «messa in mora» per le inadempienze sul versante delle liste d’attesa. Tant’è. Ora per le tre aziende indebitate si profila un giro di vite sul fronte della spesa; in passato la Regione è intervenuta sistematicamente per ripianare i bilanci e ricapitalizzare le aziende ma la mutata congiuntura non consente la manica larga: il debito miliardario pregresso (accumulato nella stagione galaniana) è in corso di pagamento ma imporrà rate annuali di 73 milioni per 28 anni; a ciò si aggiunge il mutuo contratto con lo Stato per con sentire il pagamento m tempi accettabili dei fornitori, ora saldati entro 60 giorni a fronte dei 365 precedenti. All’orizzonte, soprattutto, la tendenza della politica governativa a ridurre sempre più i fondi destinati alla sanità pubblica, incentivando – defacto – il ricorso alle polizze private. Non proprio un futuro rassicurante per i meno abbienti, già.

Il Mattino di Padova – 18 ottobre 2015

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