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Sanità, intervista al ministro Lorenzin: «Senza più analisi inutili meno sprechi e meno file. Critiche dei medici infondate, colpiti solo gli abusi»

di Carla Massi. Se lo aspettava il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che il decreto sulla revisione dell’elenco di visite ed esami “passati” dal servizio sanitario avrebbe scatenato una polemica. Ma, forse, non così grande. Ad agosto il parlamento aveva recepito l’intesa Stato-Regioni sul mancato incremento di 2,3 miliardi alla sanità per assorbire i 4 miliardi di tagli agli enti locali.

Martedì la presentazione del provvedimento, vagliato dal Consiglio superiore di sanità, ai medici, dopo poche ore la rivolta dei camici bianchi, la protesta delle associazioni dei pazienti e, ieri, anche Sergio Chiamparino, presidente della Conferenza delle Regioni ha attaccato il ministro.

Chiamparino l’ha definita «scorretta», parla di scelte non condivise. Che ne pensa?

«Con le Regioni abbiamo deciso di attaccare gli sprechi e non fare tagli lineari, non eravamo d’accordo sul metodo per le sanzioni come è noto e, alla fine, siamo arrivati ad una mediazione. Mi sarei aspettata il loro intervento per spiegare le ragioni del cambiamento e rasserenare gli animi. Comunque abbiamo una serie di suggerimenti per armonizzare l’applicazione della norma che manderemo in conferenza Stato-Regioni».

I pazienti dicono che i limiti messi alle indagini creeranno cittadini di serie A e B. Chi potrà e chi non potrà pagare, o no?

«A tutti i cittadini, senza distinzione, sarà possibile accedere ai servizi sanitari. Nel medio periodo, meglio di ora riducendo liste d’attesa e migliorando l’offerta. Non prescrivere indagini inappropriate significa rinunciare a quelle mai avrebbero dovuto essere prescritte».

Un concetto difficile da capire per chi fa la fila nella Asl o chi, per una visita, deve aspettare mesi? Non è d’accordo?

«Il concetto, invece, è facile. Se noi alleggeriamo le liste d’attesa da chi non deve fare la risonanza perché la sua malattia può essere diagnosticata senza quello strumento abbiamo risparmiato e liberato un posto per chi ha bisogno».

A suo avviso il paziente non si accorgerà, nella quotidianità, di questo cambiamento? Già si teme che il medico dica una sfilza di no

«Il medico continuerà a prescrivere secondo scienza e coscienza. La revisione dell’elenco, 208 prescrizioni su 1700 che ci sono, non modificherà il lavoro. Né il rapporto con il paziente. Piuttosto, come accade in ogni Paese europeo e ora anche il alcune Regioni, si seguiranno dei percorsi che sono quelli raccomandati dal mondo scientifico per una diagnosi appropriata».

Qual è lo spreco in testa alla classifica?

«Quello della risonanza. Per quella a spalla, braccia, bacino e gambe, per esempio, oggi non sono previsti limiti all’erogabilità. Ma si devono mettere».

Ci dia una cifra

«Le risonanze che vengono fatte a carico del servizio sanitario sono circa cinque milioni all’anno. Di queste, almeno un milione, possono essere considerate non necessarie per la diagnosi».

Il costo?

«Ognuna, alle casse dello Stato, può costare dai 150 ai 250 euro, facciamo la moltiplicazione per un milione e capiamo l’entità della cifra che potremmo risparmiare».

E ora veniamo all’alzata di scudi dei medici, hanno minacciato sciopero e manifestazioni, dicono “no” alle sanzioni previste verso quelli che non si atterranno alle nuove norme. Toglierete il denaro dalle buste paga?

«La legge prevede che verranno sanzionati solo quei medici che reiteratamente e consapevolmente prescriveranno prestazioni inappropriate. A loro sarà chiesta una giustificazione e se non la presenteranno o non sarà corretta si arriverà ad un dibattimento e poi, semmai, alla sanzione».

I medici, che stanno aspettando il rinnovo del contratto, sentono compromesso il loro lavoro con le nuove linee guida, temono di compromettere il rapporto con il paziente. Già sono tante le cause in corso…

«Queste novità daranno più serenità ai medici dopo dieci anni di austerity e tagli lineari. Condivido la necessità di rinnovare il contratto, stabilizzare i precari, dare maggiori tutele contro la medicina difensiva e garanzie sullo sblocco del turno over».

Il Messaggero – 25 settembre 2015 

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