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    Sanità. «Il Fondo ridotto di 422 milioni perché le Regioni a statuto speciale rifiutano i tagli. Così sono a rischio i Lea»

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche12 Febbraio 2017Nessun commento6 Minuti di lettura
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    1medici-sanità-675Governo e enti locali hanno firmato l’intesa sulla ripartizione delle sforbiciate previste dalle ultime leggi di Bilancio. Ma Valle d’Aosta, Sicilia, Sardegna e Friuli Venezia Giulia, che si sono appellate alla Consulta contro quella del 2016, non intendono fare la loro parte. Così a pagare il conto saranno quelle ordinarie. Il coordinatore della commissione Affari finanziari della conferenza delle Regioni: “Ne risentiranno i servizi”. Il taglio di 422 milioni al Fondo sanitario nazionale è “ormai certo“. Parola del coordinatore della commissione Affari finanziari della conferenza delle Regioni Massimo Garavaglia, che avverte: “Il problema vero potrebbe essere quello di garantire effettivamente l’erogazione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza“. Sono a rischio, dunque, i vaccini gratuiti promessi dal ministro Beatrice Lorenzin, così come le esenzioni per chi è affetto da malattie rare e i dispositivi e ausili per i disabili. Tutto nasce dal rifiuto delle Regioni a statuto speciale a contribuire ai risparmi previsti dalle ultime manovre. Dovranno farsene carico le altre, che per forza di cose ridurranno il budget dedicato alla sanità.

    I parlamentari del Movimento 5 Stelle attaccano il governo, rilevando la “incapacità di gestione da parte del ministero che rivede continuamente al ribasso il finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale a partire dall’approvazione del Patto della Salute 2014-2016“, mentre Luigi d’Ambrosio Lettieri (CoR/Direzione Italia), componente della commissione Sanità del Senato, parla di “superficialità e assenza di lungimiranza e programmazione nell’affrontare i nodi che investono la governance dell’intero sistema”.

    Il nodo è venuto al pettine nelle ultime ore, ma la genesi del pasticcio che sottrarrà al servizio sanitario un quarto degli aumenti previsti dall’ultima legge di Bilancio e tanto sbandierati dall’ex premier Matteo Renzi è lontana. Va cercata nelle leggi di Stabilità per il 2015 e il 2016, firmate dallo stesso Renzi e dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan: sommate alla manovra per il 2017 hanno previsto un totale di quasi 8,2 miliardi di tagli a carico delle Regioni. La cui principale voce di uscite, come è noto, è rappresentata proprio dalla sanità. Di anno in anno in conferenza Stato-Regioni si cerca faticosamente l’intesa su come ripartire le sforbiciate tra i diversi enti. L’ultimo round è andato in scena la sera di giovedì 9 febbraio, quando i governatori e il sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa hanno firmato l’accordo sul riparto dei 2,7 miliardi di “contributi alla finanza pubblica” ancora da coprire. Il problema è che le Regioni a statuto speciale Valle d’Aosta, Sicilia, Sardegna e Friuli Venezia Giulia, che hanno presentato ricorso alla Consulta contro la manovra 2016, si sono opposte e non intendono fare la loro parte. Il risultato è, appunto, che “ballano” 422 milioni.

    “A questo punto, a causa di una clausola di salvaguardia introdotta dal Ministero dell’Economia, ricadono su tutte le Regioni a statuto ordinario. Le speciali non accettano i tagli del 2016 per 422 milioni e il taglio delle ordinarie sale di 422 milioni nel 2017?, ha spiegato a quotidianosanita.it Garavaglia. Che, alla domanda se si possa quindi parlare di “un taglio secco al Fondo sanitario nazionale di 422 milioni”, ha risposto: “Sì, il taglio è già cosa certa: il Fsn per il 2017 è ridotto di 422 milioni”. Perché le regioni ordinarie dovranno per forza di cose intaccare il budget dedicato alla sanità. Di conseguenza è “del tutto evidente”, secondo l’assessore alla sanità della Lombardia, “che ad un finanziamento minore possano corrispondere meno servizi. Il problema vero, ad esempio, potrebbe essere quello di garantire effettivamente l’erogazione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza”, per la cui attuazione erano stati vincolati 800 milioni sui 2 miliardi aggiuntivi previsti dall’ultima legge di Bilancio. “Ora sarà tutto ancora più difficile. Basta fare qualche calcolo: lo stanziamento per il Fondo sanitario è di 113 miliardi per il 2017, se a questi viene sottratto il miliardo che servirà a finanziare il Fondo per i farmaci innovativi scendiamo a 112 miliardi. A questo dobbiamo poi sottrarre i circa 400 milioni dei contratti e, adesso, i 422 milioni delle Regioni a statuto speciale. Scendiamo così a circa 111 miliardi. Praticamente quanto il Fsn del 2016?.

    Dopo il suo allarme, i parlamentari M5s hanno diffuso un comunicato in cui definiscono “non più tollerabile che il Governo faccia cassa sulla pelle dei malati” e chiedono che la Lorenzin “si attivi per impedire questo nuovo schiaffo alle regioni e ai cittadini”. D’Ambrosio Lettieri, che siede in commissione Sanità a Palazzo Madama, chiosa: “I tagli lineari, perpetrati senza soluzione di continuità da Monti a Renzi, stanno affossando la sanità pubblica. Ulteriori tagli al Fondo sanitario nazionale metterebbero a rischio i nuovi livelli essenziali di assistenza, e non solo. E’ inaccettabile”. L’auspicio è che “il ministro Lorenzin voglia rappresentare con forza questo problema al ministro Padoan. Servono risorse certe per garantire in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale nuovi Lea, farmaci innovativi, aggiornamenti contrattuali, assunzioni, e alleggerire i cittadini, in particolare le fasce più deboli, di ticket insopportabili”.

    La replica di Lorenzin

     “In relazione alle conseguenze negative sul Fondo Sanitario Nazionale della recente intesa raggiunta dalle regioni a statuto ordinario per allocare gli effetti finanziari di precedenti manovre di finanza pubblica, il Ministero della Salute precisa che tale scelta regionale non appare una novità, essendo contenuta in una Intesa raggiunta in Conferenza Stato – Regioni oltre un anno fa, segnatamente in data 11 febbraio 2016. E’ pertanto una non notizia la recente scelta delle Regioni a statuto ordinario di sobbarcarsi quella parte di manovra prevista dalla legge di stabilità 2016 che gravava esclusivamente sulle regioni a statuto speciale. Queste ultime avrebbero dovuto concludere specifici accordi con il Governo per contribuire alla manovra, ma avendo scelto di non chiudere tali accordi e di ricorrere alla Corte costituzionale avverso le disposizioni della legge di stabilità, hanno di fatto determinato un supplemento di manovra a carico delle regioni ordinarie”.

    In merito a possibili effetti negativi della citata scelta delle regioni sulla imminente entrata a regime dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza e dei nuovi Nomenclatori protesici, il Ministero ricorda che per questa specifica finalità sono stati vincolati con legge 800 milioni di euro per anno e che il Fondo Sanitario Nazionale nel 2017 e’ stato aumentato di 2 miliardi di euro e nel 2018 di un ulteriore miliardo di euro.

    Pertanto, come risulta evidente dalla bollinatura da parte della Ragioneria Generale dello Stato e dalla avvenuta registrazione da parte della Corte dei Conti, il decreto recante i nuovi LEA ed i nuovi Nomenclatori protesici ha adeguata copertura finanziaria. Con l’imminente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto si potra’ pertanto finalmente aprire’ una nuova era per tutti gli assistiti del Servizio Sanitario Nazionale”.

    12 febbraio 2017 

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