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L’intervista. Coletto: «L’Azienda Zero? Gestirà 9 miliardi, 50 bravi dirigenti non sono troppi. Riprenderemo la plasmaferesi anti Pfas»

Assessore Luca Coletto, dal 1° gennaio 2018 nascerà l’Azienda Zero, cosa succede sotto il profilo dell’organizzazione della sanità che in Veneto assorbe una spesa di 8,9 miliardi sui 15,5 del bilancio 2018?

«L’Azienda Zero si farà carico di tutte le partite burocratico-amministrative e i direttori generali delle 12 Usl saranno molto più liberi di seguire la qualità dell’erogazione delle cure, gli interventi sul territorio e negli ospedali, con particolare attenzione alla medicina di prevenzione, la vera chiave del successo se si vuole investire nella salute dei cittadini».

La Cgil sostiene che l’Azienda Zero assomiglia a un carrozzone burocratico, con 50 dirigenti su 300 dipendenti. Come ribatte alle critiche?

«E’ vero che l’Azienda Zero ha molti dirigenti, non li possiamo mica lasciare sulla strada, ma sono molti di meno rispetto a quanti ce n’erano un anno fa nelle 21 Usl prima dell’accorpamento. Abbiano razionalizzato le funzioni e i manager dell’Azienda Zero dovranno erogare servizi di qualità a 5 milioni di cittadini. La sanità veneta è un patrimonio che vale 9 miliardi di euro e dobbiamo selezionare le migliori competenze per garantire l’eccellenza delle cure. Ci vuole attenzione, conoscenza e lungimiranza perché sono soldi dei contribuenti. I dirigenti non sono troppi, fa effetto il loro numero perché sono stati raggruppati in un’unica struttura».

Con Roma c’è sempre un rapporto conflittuale: con coraggio avete avviato una terapia importante per abbassare i valori dei Pfas nel sangue ma sulla plasmaferesi è nato un pasticcio e alla fine avete preso una pausa di riflessione. Chi ha ragione?

«La plasmaferesi si fa abitualmente anche per la donazione del sangue e non provoca alcun nocumento. Gli ematologi ce l’hanno suggerita per depurare il sangue dalla presenza dei Pfas: queste sostanze perfluoroalchiliche da 40 anni avvelenano le acque potabili. E il Veneto si trova da solo a dare risposte concrete ai comportamenti delinquenziali di una determinata azienda. Siamo i primi in Italia a sperimentare una campagna epidemiologica che coinvolge 500 mila persone. Lo facciamo con coraggio senza badare ai costi perché abbiamo a cuore la salute dei cittadini. I Pfas sono stati trovati in tante regioni: in Toscana nel distretto della concia a Prato, in Lombardia e Piemonte. I Pfas servono a impermeabilizzare gli indumenti, sono presenti nelle schiume degli autolavaggi e antincendio, sulla carta da forno per gli alimenti e sui cellulari. Questa sostanza purtroppo non è mai stata classificata sotto il profilo della pericolosità e il ministero della Salute non ha mai voluto prendere posizione, mentre quello dell’Ambiente è rimasto alla finestra. A me è toccato l’onere di portare in giunta la delibera che fissa limiti bassissimi di Pfas: ho adottato il principio di precauzione senza l’appoggio del governo centrale che non ha mai posto un limite efficace, visto che la questione acque potabili è in mano esclusivamente a Roma. Chi pone limiti e definisce se una sostanza è tossica è il governo centrale. Noi ci siamo sostituiti con orgoglio alle troppe carenze dei ministeri della Salute e dell’Ambiente».

Assessore, la plasmaferesi verrà ripresa?

«E’ stata sospesa solo per rispetto delle gerarchie, noi rispettiamo sia la ministra Lorenzin sia l’Istituto superiore di sanità, ma i risultati ci dicono che la plasmaferesi funziona perché i pazienti migliorano. Quindi attendiamo di definire il protocollo con l’Iss e poi si riparte, con il programma già concordato: faremo di tutto per curare tutte le persone che per 40 anni hanno ingerito i Pfas senza sapere che erano dei veleni, per colpa di un’azienda che deve pagare fino in fondo i danni provocati alla salute. La plasmaferesi funziona e va ripresa, non c’è alcun dubbio».

Assessore, a fine anno si pagano i premi ai dirigenti delle Usl: a che punto siamo?

«Le pagelle sono già state pubblicate, i soldi accantonati per legge e quindi tra qualche settimana la delibera andrà in giunta. Decideremo d’intesa con il presidente Zaia».

Il Veneto è primo in Italia nella graduatorie dei Lea e tra i servizi fondamentali lei ha inserito anche 600 mila euro per garantire il cambio di sesso. Ma nel centrodestra sono esplosi i mal di pancia. Come mai?

«Ho solo applicato le leggi nazionale e regionale del 1992 che hanno inserito nei Lea gli interventi chirurgici o psicologici per chi nasce ermafrodita: questi sono servizi gratuiti. Chi vuole cambiare sesso oggi ha l’opportunità di farlo ad Abano o in Italia invece di andare in Thailandia o Svizzera ma dovrà pagare l’intervento. Non c’è nulla di pruriginoso, ci vuole solo grande comprensione per vicende umane che possono diventare delicate».

Assessore, parte la corsa per il parlamento 2018. Lei un pensiero a Roma lo fa? Insomma, è pronto a sfidare Flavio Tosi in un collegio nella vostra Verona?

«A Roma ci vado ogni 15 giorni, non soffro di nostalgia. Sono una seconda linea a sto bene a Venezia. Flavio Tosi? Fa la sua corsa e anche nella Lega ci sarà grande competizione nel proporzionale. Non siamo né felici né scontenti di avere Tosi nella coalizione. Se Berlusconi lo ha scelto come alleato ci sarà un motivo, a me interessa l’accordo sul programma. Poi saranno Salvini, Zaia, Berlusconi e Meloni a decidere i rapporti di forza tra i partiti del centrodestra. La Lega lavora per Salvini premier, la svolta è vicina».

Albino Salmaso – LA NUOVA VENEZIA – Mercoledì, 27 dicembre 2017

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