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Sanità, lite Renzi-Regioni. Zaia evoca la rivolta fiscale. «Non vanno toccati gli enti virtuosi. Altrimenti siamo pronti a non pagare le tasse»

Tagli alla Sanità non ce ne saranno. Lo assicura il presidente del Consiglio e lo conferma il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. La parola d’ordine insomma non è tagliare ma risparmiare, ridurre gli sprechi o almeno spendere bene. Precisa Renzi: «Revisione della spesa non significa tagliare la Sanità.

Ma le Regioni prima di fare proclami inizino a spendere i soldi che hanno». Ma ieri è arrivata una nuova replica del governatore del Veneto, Luca Zaia, che durante una intervista andata in onda su Sky ha evocato anche il rischio di una rivolta fiscale: «Va bene tagliare gli sprechi, ma bisogna farlo dove ci sono», è stato il ragionamento di Zaia, che chiede al governo di non penalizzare chi già rispetta un elevato standard tra costi e qualità. Non vanno toccati gli enti virtuosi, ha ricordato Zaia, e chi amministra al meglio le sue risorse. Altrimenti: «Siamo pronti a non pagare le tasse».

Prova invece a sdrammatizzare la situazione il ministro della Salute, Lorenzin, che spiega: «Al momento non è previsto un taglio al Fondo sanitario. Quello che mi è stato chiesto è la riduzione del 3% sulle spese del ministero e la stiamo predisponendo». Si tratterebbe di 30-40 milioni e non di tre miliardi, pari al 3% delle risorse stanziate dal patto per il 2015. Aggiunge poi il ministro: «Va anche ricordato che il Patto della salute porterà 10 miliardi di risparmi che saranno investiti nel sistema sanitario garantendone la sostenibilità».

Posizioni che tranquillizzano almeno in parte il presidente della Conferenza delle Regioni Sergio Chiamparino che chiarisce: «Se la discussione avviene nell’ambito del Patto per la salute per vedere di renderlo ancora più efficace, siamo pronti a discuterne già da domani».

Senza toccare la Sanità la caccia alle risorse per la manovra 2015 si fa però complicata. Per stabilizzare il bonus Irpef, coprire le spese indifferibili, proseguire negli obiettivi di risanamento dei conti ed intervenire in qualche modo anche a favore delle imprese tagliando il costo del lavoro (con Irap o altre forme di decontribuzione), Renzi ha bisogno di circa 20 miliardi. Sicuramente fino ad ottobre potrà contare sull’aiuto di Carlo Cottarelli che poi però lascerà l’incarico. Ieri per la prima volta Cottarelli ha infatto confermato la sua uscita. Il commissario non pensa che si arriverà ad un taglio effettivo del 3% del budget di tutti i ministeri, ma si dice comunque fiducioso sul successo dell’operazione di revisione della spesa portata avanti in questi anni. Renzi ha comunque già avviato le operazioni per arrivare a una successione di Cottarelli puntando a creare una squadra di economisti che lo affiancherà nelle dolorose scelte della prossima manovra che dovrebbe prendere corpo entro il 15 ottobre.

LE TENSIONI NEL PARTITO. Ma alle ansie di governo per Renzi si affiancano anche le tensioni in casa Pd in vista della creazione di una nuova segreteria che il premier chiede sia unitaria. Ma sulla cui realizzazione si moltiplicano le prese di distanza di molte aree del partito.

Solo un accordo con le minoranze interne, gli permetterebbe infatti di «blindare» non solo la nomina dei giudici costituzionali e dei consiglieri del Csm, ma anche il cammino della legge elettorale in Senato e delle riforme costituzionali alla Camera. Sfide su cui, insieme al riavvio dell’economia, il premier si gioca la sua credibilità

Il Giornale di Vicenza – 13 settembre 2014 

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