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Sanità macchina mangiasoldi. E costi standard restano miraggio

Commissariate le regioni Calabria, Campania, Lazio, Abruzzo e Molise. Lo Stato ha tagliato 8 miliardi di finanziamenti ma il deficit non cala

POTRÀ andare avanti la sanità italiana con il maxi-taglio di otto miliardi varato da Tremonti nella scorsa estate e confermato in questi giorni da Monti, al punto che qualche giorno fa le Regioni hanno abbandonato il tavolo in cui si discuteva il rinnovo del Patto per la salute e hanno spostato tutto a ottobre? Chi ha ragione tra i due contendenti? E soprattutto, perché si fa tanta fatica a domare un sistema che secondo la Corte dei conti (relazione finanziaria sulla gestione delle regioni) registrava nel 2007 una spesa corrente di 101,7 miliardi salita a 113,4 nel 2010? E’ possibile, e come, innestare il freno a mano?

UN FRENO il governo provò emetterlo con l’istituzione del Patto per la salute Stato-Regioni che, dice adesso la Corte dei conti, dal 2007 «si è rivelato un efficace strumento di governance nello stabilizzare la spesa sanitaria». Ma non basta. Anche perché il pilastro di contenimento per evitare il baratro in cui stiamo precipitando doveva essere l’istituzione dei costi standard della sanità, riforma che però si è impantanata e rischia di non arrivare a compimento. Il vero punto critico dei conti sanitari italiani sono le cinque Regioni in cui la gestione della sanità è commissariata: Calabria (deficit 2011 imprecisato per mancanza di documentazione contabile esaustiva), Campania (deficit 6% milioni), Lazio (1.139 milioni), Abruzzo (62 milioni), Molise (49 milioni). Oltre alle tre sottoposte a un meno grave «Piano di rientro» (Piemonte, Puglia e Sicilia). Finire dietro la lavagna, per queste Regioni e in particolare per i cittadini di queste Regioni, non è cosa indolore: vuol dire turnover e investimenti bloccati, taglio dei posti letto, centralizzazione dei bandi di acquisto. E’ il modo in cui lo stato controlla la spesa: come dire, a mali estremi, estremi rimedi.

IL FATTO è che al di là degli stop a nuove spese, non si riesce a far rientrare il deficit già esistente, e finché non ci si riuscirà i conti della sanità nazionale andranno a scatafascio. I mali sono noti: cattiva organizzazione, duplicazione di strutture sul territorio, assunzioni in esubero, mancate riorganizzazioni, eccessivo ricorso alla sanità privata o alla mobilità passiva verso altre Regioni, sperperi colossali, ruberie varie. Il fatto è che nessuno ha la forza sufficiente di somministrare le medicine al malato: chiudere ospedali, imporre limiti al ricorso alle cliniche private, verificare i corretti rapporti tra abitanti/dipendenti, mettere un freno alle prestazioni inutili, o in certe situazioni semplicemente indire le gare dì’appalto come si deve o addirittura compilare i bilanci. Una pratica semplice in qualsiasi azienda, ma che in una certa parte del paese pare sconosciuta: in Calabria ci sono cinque Asl su undici che per anni non hanno li hanno presentati, come d’altra parte è avvenuto nel Lazio tra il 2003 e il 2006. Una situazione paradossale, che se fosse avvenuta in qualsiasi azienda avrebbe provocato l’intervento del tribunale. Per le Regioni no. Tant’è che anche nelle situazioni più gravi (la Calabria, o la Campania) è stato nominato commissario lo stesso presidente di regione. Un controsenso. Adesso tutti guardano con fiducia all’arrivo del sistema dei costi standard al posto della spesa storica, che però rischia di saltare. I governatori danno la colpa al governo Monti, sotto sotto buona parte di loro (anche quelli quelli virtuosi) non lo vogliono e remano contro: avere qualcuno che da Roma ti fa i conti in tasca è una scocciatura per tutti.

IN CIFRE

Cresce la spesa

A fronte di una diminuzione della spesa pubblica per farmaci, quella privata è aumentata del 10,7% tra il 2007 e il 2010

Boom psicofarmaci

E’ aumentato l’utilizzo di farmaci antidepressivi: è passato da 8,18 dosi giornaliere per 1.000 abitanti nel 2000 a 35,72 nel 2010

Il gap futuro

Il rapporto Osservasalute stima in 17 miliardi nel 2015 il gap tra le risorse necessarie ai bisogni dei cittadini e i soldi pubblici

Carlino – Giorno – Nazione – 24 aprile 2012

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