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Sanità. Medici, sciopero il 28 novembre. I camici bianchi chiedono il rispetto degli impegni del Governo sui contratti: «Per il rinnovo 80 euro lordi al mese in più sono briciole»

I medici pronti allo sciopero lunedì 28, proprio quando la Camera starà per votare il maxi-emendamento del Governo. Le regioni che dicono sì alla legge di Bilancio, ma lo condizionano a un lungo elenco di modifiche, dove la “voce farmaci” colleziona più emendamenti. Sul versante della sanità, la manovra 2017 non conquista (ancora) tutti nonostante il fondo sia cresciuto di 2 miliardi (1 vincolato sui farmaci).

La parola d’ordine però è di aspettare gli eventi, vedere se il Governo manterrà le promesse fatte – proprio prima del referendum, si mormora – ai medici per il contratto. Tutto questo con le regioni che premono, ma non troppo. E che intanto ottengono anche riconoscimenti: l’uscita del Piemonte, consentita proprio ieri dal Governo, dal piano di rientro per i disavanzi sanitari.

Intanto sempre ieri i medici, dopo un sit in davanti alla Camera, hanno ufficializzato una giornata di sciopero per il 28 di novembre. Giornata di serrata in ospedale, dunque. Se il Governo non manterrà gli impegni, ribaditi dalla ministra Beatrice Lorenzin, sul finanziamento dei contratti, dopo perdite salariali valutate in 500 milioni di risorse accessorie dal 2000 al 2016, ha ricordato Costantino Troise (Anaao). Mentre sul piatto col rinnovo ci sarebbero 80 euro lordi al mese in più. «Briciole», l’accusa al Governo. Con i medici convenzionati – da quelli di famiglia ai pediatri – che a loro volta aspettano la conferma dei fondi in manovra promessi per i loro rinnovi.

Poi c’è il fronte – meno caldo in apparenza – dei governatori. Che ieri hanno dato l’ok alla manovra (ma la Conferenza unificata non s’è espressa in attesa dei sindaci) condizionandolo al riscontro nel testo di una serie di loro emendamenti. Sul piano della manovra in generale spicca la preoccupazione della perdita di gettito per l’introduzione dell’Iri e delle agevolazioni Irap, l’apertura di credito per gli investimenti, l’incostituzionalità dei riversamento al bilancio dello Stato di risorse regionali e i fondi per il trasporto locale. Mentre sulla sanità – il capitolo più corposo – nel giorno in cui hanno approvato la nomina di Mario Melazzini a dg Aifa (lascerà la poltrona di presidente, casella ora da riempire) le regioni rilanciano le modifiche al pacchetto farmaci. A cominciare dai biosimilari, dall’obbligo di prescrizione per i medici e dalle gare a lotto unico, e chiedono che siano riviste le regole sul payback al tavolo della farmaceutica. Altra richiesta è di addolcire le norme più serrate per i piani di rientro degli ospedali in disavanzo.

Partita delicatissima, quella della farmaceutica, oggetto di parecchi emendamenti alla Camera in commissione Bilancio. Anche se nel Pd si frena di più, e il M5S alza invece maggiormente i toni anche per finanziare con 600 milioni le assunzioni in sanità. Non è un caso che le industrie siano in allerta: «No a emendamenti che smontano una legge pro-innovazione», ha messo in guardia il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. Non senza rilanciare con forza la candidatura di Milano quale nuova sede dell’Agenzia europea del farmaco, oggi a Londra. Una partita doppia, insomma.

Roberto Turno – Il Sole 24 Ore – 18 novembre 2016 

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