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Sanità, firmato il contratto per 545mila dipendenti del comparto. Aumenti fra 54 e 98 euro e indennità Covid da 63-73 euro per gli infermieri

A spianare la strada verso l’accordo che si dovrebbe trovare oggi fra Aran e sindacati è stata l’intesa sui fondi aggiuntivi che ha portato all’atto di indirizzo-bis della scorsa settimana (Sole 24 Ore del 7 giugno) con cui le risorse per il contratto sono arrivate a 1.256 milioni per finanziare anche i nuovi ordinamenti professionali e il mini-sblocco dei fondi accessori. Fra gli ultimi ritocchi in arrivo anche la previsione che dovrebbe bastare la laurea triennale, e non quella magistrale come nelle precedenti bozze del contratto, per accedere a incarichi e posizioni organizzative. Una mossa, questa, chiesta a gran voce dai sindacati per evitare di escludere da questa chance gli infermieri, titolari della laurea triennale come richiedono gli ordinamenti.

Dopo una riunione che ha impegnato Aran e sindacati per tutta la giornata di ieri oggi dovrebbe essere quindi la giornata degli ultimi correttivi di dettaglio e dell’arrivo al traguardo di un testo che in linea con le previsioni della manovra rivede anche gli ordinamenti professionali e le carriere del personale sanitario.

Sul primo versante la nascita dell’area del personale «di elevata qualificazione», lo scalino tecnico immediatamente precedente alla dirigenza, porta a cinque i livelli del personale che si completano con «personale di supporto», «operatori», «assistenti» e «professionisti della salute». A scandire le carriere sul piano economico, secondo il meccanismo già costruito per ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici delle Funzioni centrali, saranno poi i «differenziali stipendiali» che anche in sanità sostituiranno le vecchie progressioni verticali. Le cifre collegate a queste «promozioni» cambiano a seconda dell’inquadramento, e valgono 500 euro per il personale di supporto, 600 per gli operatori, 850 per gli assistenti e 1.000 per i funzionari.

La firma di oggi non porterà però cambiamenti immediati in busta paga. Perché per far arrivare aumenti, arretrati e indennità Covid bisognerà attendere il via libera di Ragioneria e Corte dei conti: e l’esperienza recente delle Funzioni centrali (e di Palazzo Chigi, ancora in attesa del contratto 2016/18) insegna che bisognerà verosimilmente attendere l’autunno inoltrato.

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