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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Sanità. Pipitone (IdV): crollo esami, fine del modello sanitario veneto?
    Notizie ed Approfondimenti

    Sanità. Pipitone (IdV): crollo esami, fine del modello sanitario veneto?

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche12 Aprile 2013Nessun commento2 Minuti di lettura
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    “È la fine del modello sanitario veneto?”, se lo chiede il capogruppo regionale di Italia dei Valori, Antonino Pipitone, commentando il crollo delle cure, che ha causato un calo nei ticket incassati di 20 milioni di euro, rispetto ai 198 milioni del 2011 e ai 178 del 2012.

    “Qualcuno ricorda, nel novembre 2011, la circolare ai medici di famiglia, trattati come polli da spennare, che intimava di utilizzare solo ricette rosse per non essere perseguiti per danno erariale ed evasione fiscale? Da allora, una serie simile di errori ci ha portato al dato di oggi, che parla di 2 milioni e 300mila esami in meno nella sanità pubblica veneta nel 2012 rispetto al 2011. Una situazione logica e consequenziale. Era prevedibile e noi lo abbiamo fatto in tempi non sospetti. Ci siamo poi dimenticati – aggiunge Pipitone – che, nel marzo 2012, il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mia mozione che, testuale, “impegna la Giunta regionale ad individuare un’esenzione che permetta ai cittadini di pagare un solo ticket aggiuntivo nel caso di un unico accertamento diagnostico, pur in presenza di più impegnative”? Perché la Giunta non ha mosso un dito? Cosa aspetta?. Ma – osserva il capogruppo dell’IdV – dire semplicemente che i veneti non si curano è una sciocchezza, senza i dati completi. Per chiudere il quadro l’assessore deve portare un rapporto sulla sanità privata, così vediamo se loro hanno avuto degli aumenti, a confronto con il crollo della sanità pubblica. Alla fine – osserva Pipitone – è successo quel che ripeto da anni. Chi ha un reddito medio alto va direttamente nel privato, e così il pubblico non è più un competitor alla pari e viene usato solo da chi ha l’esenzione totale. Un danno enorme per la Regione, anche perché far lavorare di meno il pubblico (meno analisi, meno visite) non ti fa risparmiare, perché il personale lo devi pagare lo stesso e le strutture anche. Risparmiamo solo sui kit per le analisi, ma intanto perdiamo 2 milioni di esami e 20 milioni di euro, mentre la povera gente è strozzata dal balzello dei ticket multipli e chi ha i soldi va direttamente nel privato”.

    12 aprile 2013

     

     

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