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Sanità. «Pochi medici? Li prendiamo all’estero». Il Veneto studia convenzioni internazionali con le università, in aggiunta all’assunzione degli specializzandi dell’ultimo anno

Nuove convenzioni internazionali con università di altri Paesi per portare medici stranieri a lavorare negli ospedali del Veneto, in modo da mettere una pezza sui buchi negli organici. La possibilità di assumere dottori aprendo loro le porte dei reparti già nell’ultimo anno di specializzazione. E l’idea, legata all’autonomia regionale, di prevedere stipendi differenziati per attrarre gli specialisti che oggi scarseggiano, in particolare negli ospedali che non sono hub di riferimento provinciali. Sono le misure inserite nel nuovo Piano sociosanitario del Veneto 2019-2023 per risolvere il nodo della carenza di camici bianchi. «È un dramma e una grande sfida – spiega Manuela Lanzarin, assessore regionale alla Sanità, ieri a Treviso per l’incontro con l’associazione dei Comuni della Marca trevigiana – abbiamo previsto queste misure per affrontare il problema da subito. Perché se anche oggi il governo dovesse mettere mano al numero chiuso all’università e al numero di borse di studio per le specialità, non ci sarebbero risultati a breve termine. Intanto dobbiamo cercare di ingegnarci». LO SBLOCCO. Proprio ieri è stato raggiunto l’accordo fra il Governo e le Regioni per cancellare il vincolo che dal 2004 inchiodava la spesa per il personale all’1,4% del Fondo sanitario nazionale. Dopo un confronto con il ministro Giulia Grillo, i governatori hanno dato l’ok allo sblocco del tetto, per cui già da quest’anno gli enti regionali avranno a disposizione 50 milioni in più per le assunzioni. Ma l’emergenza resta alta e il caso trevigiano è emblematico. Alla fine dell’anno scorso l’Ulss 2 aveva chiesto alla Camera di Commercio di cercare specialisti nell’est Europa disposti a venire a lavorare negli ospedali della provincia. Ma non è stato trovato nessuno. «Preferiscono andare in Germania perché vengono pagati di più», ha spiegato Mario Pozza, presidente della Cciaa di Treviso. Ora si cerca in sud America. Ma senza troppe speranze. «In Veneto mancano all’appello 1.300 medici – fa il punto l’assessore Lanzarin – c’è stato ad esempio il bando per i Pronto soccorso: a fronte degli 81 posti vacanti in tutta la regione, si sono presentati in tre. Siamo lontanissimi, in particolare per l’Emergenza urgenza, Ortopedia, Ginecologia, Anestesia, Pediatria. Ci sono grandi vuoti. È stata sbagliata la programmazione nazionale: dal numero chiuso all’università alle borse di studio insufficienti per le specialità». IL PRIVATO. Pochi e desiderati, tra l’altro, i giovani medici oggi hanno la possibilità di scegliere senza troppi problemi dove andare. «Il privato ha delle forme di richiamo diverse dalle nostre», allarga le braccia Lanzarin. Domenico Mantoan, direttore dell’area Sanità e sociale della Regione, non usa giri di parole: «Di questo passo il rischio è che gli ospedali vengano chiusi non per scelta politica ma per mancanza di specialisti». Ieri alcuni amministratori trevigiani hanno suggerito alla Regione di aumentare le borse di studio per le specialità. «Ad oggi è una competenza dello Stato», mette in chiaro il dirigente. L’INCONTRO. Proprio la mancanza di camici bianchi sarà fra i temi al centro dell’incontro, dedicato al Piano sociosanitario, in programma per stamani alle 9.30 al centro Candiani di Mestre. All’iniziativa promossa da Cgil, Cisl e Uil, con i segretari Christian Ferrari, Anna Orsini e Gerardo Colamarco, interverranno, oltre all’assessore zaiana Lanzarin, anche i capigruppo Stefano Fracasso del Pd e Manuel Brusco del M5s. (Mauro Favaro)

Il Gazzettino

 

IL GAZZETTINO – Venerdì, 22 marzo 2019

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