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Sanità. Project financing, la revisione si allarga. L’Usl 6 apre il caso San Bortolo. Zaia: «Contratti da rinegoziare, lo Stato ci tuteli con una legge»

Ci sono quelli sottoposti a riesame per effetto della nuova normativa regionale (7 strade per un valore di 8 miliardi). Ci sono quelli finiti sotto la lente della magistratura (ospedale dell’Angelo a Mestre) e della Regione (nosocomio Alto Vicentino a Santorso). E c’è quello che, novità dei prossimi giorni, sarà addirittura trasformato in tutt’altro strumento (parcheggio del San Bortolo a Vicenza).

Che si tratti di mobilità, di sanità o di altra infrastrutturazione, è evidente che in questo momento i project financing sono oggetto in Veneto di una profonda riflessione: vuoi per dubbi sulla sostenibilità economica, vuoi per sospetti di cattiva gestione finanziaria, vuoi per perplessità sulla tempistica burocratica. «Sia chiaro che di per sé la finanza di progetto non è il male assoluto – puntualizza il governatore Luca Zaia – il fatto è che il tempo passa e le situazioni cambiano, ma non sempre quello strumento prevede clausole di rinegoziazione, per cui serve una legge-ombrello che a livello nazionale metta gli enti locali in condizione di difendere l’interesse pubblico».

A tre mesi dall’ok del consiglio regionale, è stata rispettata la previsione normativa sull’avvio di una specifica procedura di revisione «per ogni singolo procedimento di finanza di progetto per interventi infrastrutturali per la mobilità promossi dalla Regione» e «per ogni altro procedimento di finanza di progetto in altri settori di competenza regionale il cui bando sia già stato pubblicato alla data di entrata in vigore della presente legge senza che alla medesima data si sia addivenuti alla stipulazione del relativo contratto di concessione». Conferma Zaia: «I tecnici stanno lavorando. E dev’essere sempre così: spetta a loro, non certo alla politica, la valutazione economico-finanziaria dello strumento più idoneo e della fattibilità dell’opera». Futuro, presente e passato sono variabili significative: mentre per i progetti venturi c’è tutto il tempo di ragionare e per quelli avviati ma non ancora vincolanti vale il check-up disposto dalla legge regionale, le infrastrutture già concretizzate possono richiedere una ridefinizione del patto stretto fra pubblico e privato, il che non sempre viene però concesso. «Quando la rata del mutuo per la casa diventa troppo alta – esemplifica il governatore – il buon padre di famiglia o va in banca a chiedere di rinegoziare il prestito, oppure trova i soldi per estinguerlo. Ecco, allo stesso modo possiamo comportarci noi con i project financing. Il problema è che per modificare un accordo bisogna essere in due e che il pagamento delle penali può esporre al rischio di danni erariali. Per questo occorre una riforma della legge sugli appalti che permetta agli enti pubblici di ridiscutere le condizioni contrattuali, in considerazione dei mutamenti del mercato finanziario, senza dover corrispondere oneri insostenibili».

Al riguardo la Lista Tosi chiede di conoscere a quanto ammontino le spese legali sostenute dalla Regione per la finanza di progetto. «La domanda sorge spontanea – affermano i consiglieri regionali Giovanna Negro, Andrea Bassi, Maurizio Conte e Stefani Casali – dato che la giunta con una mano ha tagliato i fondi a parrocchie, Comuni ed associazioni e con l’altra ha aumentato il capitolo delle spese legali per altri 1,2 milioni». Motivo per cui i tosiani si interrogano «se non sia il caso di riconsiderare lo strumento dei project». L’Usl 6 di Vicenza ha già deciso di farlo, anche se nel suo caso per una questione di tempo, più che di soldi. «La finanza di progetto prevede una notevole rapidità nell’esecuzione dei lavori – spiega il direttore generale Ermanno Angonese – ma procedure lunghissime per l’aggiudicazione. Per questo abbiamo messo a punto un sistema innovativo, che riguarda la concessione dello ius aedificandi : noi dell’azienda sanitaria emaniamo un bando, attraverso cui il privato che presenta l’offerta economicamente più vantaggiosa conquista il diritto di costruire il park multipiano da 1.500 posti su un’area di nostra proprietà e secondo le nostre indicazioni, in cambio dell’incasso della sosta. Contiamo di chiudere l’iter in sei mesi».

Tempi decisamente più lunghi, com’è noto, si prospettano invece per l’ospedale di Padova, per il quale si è tornati all’ipotesi project ma in un’altra area. «Verificheremo l’adattabilità del progetto al nuovo sito – fanno sapere da Finanza e Progetti, il partner privato dell’operazione – per capire se può comunque soddisfare le esigenze sottolineate dall’Università».

Angelo, interessi alti: indagini per usura. E sulle tariffe è guerra tra Usl e privati

Tutto è nato anche grazie all’inchiesta sul Mose. Facile sospettare che, se il meccanismo per costruire le dighe mobili prevedeva anche di «ungere» i vertici della Regione Veneto (il governatore Giancarlo Galan e il suo assessore Renato Chisso, in primis ), quella stessa Mantovani che proponeva e costruiva strade e ospedali potesse usare metodi analoghi. E così i finanzieri del Gico hanno iniziato ad acquisire i documenti sul project financing dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre (di cui Mantovani era uno dei soci con circa il 20 per cento) e dalle carte dell’Usl 12 è emersa l’ipotesi che la concessione, rivalutata come se fosse un leasing finanziario, costringesse l’azienda sanitaria a pagare interessi intorno al 20-21 per cento, cioè superiori a quelli definiti «usurari». Ed è per questo che alcuni mesi fa il pm di Venezia Laura Cameli, sulla base di questi elementi, ha deciso di approfondire la situazione, aprendo un fascicolo per usura contro ignoti e affidando una consulenza tecnica a un commercialista. Fascicolo che, proprio perché in una fase del tutto preliminare, era rimasto sotto traccia, anche se i rumors del tribunale da tempo parlavano di un filone sanitario. In attesa che il consulente finisca il suo lavoro, allo stato non sarebbero invece emerse né evidenze di un reato come la truffa, né ipotesi di corruzione.

D’altra parte il binomio tra Ospedale dell’Angelo e vicende giudiziarie è piuttosto stretto negli ultimi tre anni, da quando cioè il governatore Luca Zaia ha messo in sella il nuovo dg Giuseppe Dal Ben, suo fedelissimo, per «fare le pulci» all’operato del suo predecessore Antonio Padoan, che era invece legatissimo a Galan. Dal Ben come prima cosa ha stoppato un altro dei project imbastiti da Padoan, quello del centro protonico per i tumori, nonostante il contratto fosse già stato firmato: anche in questo caso la vicenda è in mano ai giudici, perché il consorzio Ptc Veneto ha chiesto al tribunale civile di Venezia un maxi-risarcimento danni da 60 milioni. Poi ha avviato la «guerra» sull’Angelo, anche con la «spinta» della Corte dei Conti, che a inizio 2013 ha aperto ben 4 vertenze sulla base di altrettanti esposti arrivati alla procura: uno riguardava l’aumento del costo degli arredi di 7 milioni di euro, un altro l’aumento esponenziale degli incassi da parte dei privati rispetto alle previsioni (addirittura 8 milioni in più nei primi anni), senza alcun ritorno nelle casse pubbliche, e così via. Il viceprocuratore Alberto Mingarelli sta ancora conducendo le indagini, mentre Dal Ben ha poi avviato una pesante revisione del contratto, prima con una commissione, poi con una richiesta formale, quindi con un arbitrato, come previsto dal contratto, di fronte ai «no» dei privati.

Nel frattempo l’Usl 12, grazie a un report della Regione Veneto, aveva scoperto che a Mestre alcuni servizi costavano il doppio rispetto alla media degli altri ospedali, con il record della lavanderia pagata il triplo. Tanto che il dg aveva disposto di pagare solo una parte delle fatture, in attesa dell’evoluzione della vicenda. Quest’estate, dopo circa 10 mesi, gli arbitri hanno emesso il loro verdetto con un lodo che ha accontentato e scontentato entrambi i contendenti. L’Usl infatti aveva avanzato pretese per circa 260 milioni sui circa 1,2 miliardi dell’intera concessione di 24 anni, ma il lodo ne ha riconosciuti circa 150, anche se i conti li stanno facendo dei consulenti tecnici nominati dalle parti. In particolare gli arbitri avevano accolto la tesi che al project andasse applicato uno sconto del 5 per cento nel 2012 e del 10 per cento dal 2013, come previsto dal governo Monti per la spending review degli appalti: circa 7 milioni su un canone di 72 milioni per i restanti 20 anni.

Chi difende la sua scelta è invece Padoan: «Parlare di remunerazione del 20-21 per cento significa diffondere informazioni totalmente sbagliate – spiega l’ex dg – tutto l’iter è stato seguito da commissioni, avvocati, ministero dell’Economia, Bei, revisori dei conti, Regione: il rendimento netto è del 6,95 per cento».

Il Corriere del Veneto – 3 novembre 2015 

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