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Sanità. Restano i 4,7 miliardi di tagli. Confermata la riduzione della spesa per Asl e ospedali fino al 2014

1a1a1_1aaaaapronto-soccorso-ansa-258I farmaci e i tagli a farmacie e industrie farmaceutiche hanno lasciato in bilico fino all’ultimo nella notte il capitolo sanità della spending review, rimasto non a caso l’ultimo nodo da sciogliere del decreto. Anche se dall’esame di ieri della commissione Bilancio del Senato i saldi resteranno invariati e dunque sarà confermata la sforbiciata da 4,7 miliardi della spesa sanitaria pubblica tra quest’anno e il 2014. Per interventi totali che dal 2010 a oggi, sommando tutte le manovre di Tremonti, valgono 21,7 miliardi di dimagrimento delle risorse per il Ssn. Tra forti tensioni, posizioni contro di Pd e Pdl, mediazioni e tentativi di mandare gambe all’aria tutti gli accordi faticosamente raggiunti, la sanità s’è confermata uno dei nodi più spinosi per il Governo. Il nuovo testo dell’articolo 15 sulla sanità

Sebbene la stangata a carico del Servizio sanitario nazionale resterà inalterata, anche se il Governo sostiene che non ci sarà alcun effetto sui servizi ai cittadini. Interpretazione ancora ieri respinta in blocco da Regioni, sindacati e imprese che denunciano il pericolo dell’affondamento della sanità pubblica e dell’abbassamento della qualità delle prestazioni, che saranno colpite anche dal varo dei nuovi Lea (livelli essenziali di assistenza) che potrebbero trovare forma in autunno.

L’emendamento dei relatori, anticipato ieri, è stato rimesso in discussione in più parti. Con un punto che più di tutti ha continuato a “ballare” per tutta la giornata: il livello dello sconto in favore del Ssn a carico di farmacie e industrie farmaceutiche e il payback in caso di sforamento del budget. Le farmacie hanno tentato fino all’ultimo di trovare sponde per abbassare ancora il livello del taglio, che già l’emendamento dei relatori aveva ridotto del 70 per cento.

Mentre le farmaceutiche hanno spinto per ottenere la riduzione del 50% di ripiano a loro carico in caso di superamento della spesa per farmaci in ospedale, che intanto ha potuto contare su un incremento ulteriore (dal 3,2 al 3,5%) del tetto. La difficile mediazione raggiunta giovedì con l’emendamento dei relatori, è rimasta così in altalena fino all’ultimo. Con la possibilità di confermare i tagli per il 2012 e di affidare, con una clausola di salvaguardia, la soluzione a un accordo da raggiungere entro 2 mesi. Tutto questo mentre Federfarma, sostenuta dal Pdl, chiedeva l’azzeramento tout court del taglio e annunciava altrimenti «nuove proteste entro pochi giorni» dopo la serrata di giovedì.

Nel testo del maxi emendamento che sarà presentato lunedì in aula saranno però confermate le modifiche sui tagli ai posti letto (almeno il 50% dovrà essere a carico delle strutture pubbliche), che nella nuova formulazione dei relatori lascia più spazi di manovra alle Regioni, a cominciare da quelle che hanno una maggiore mobilità in entrata di assistiti. Ma già non mancano le resistenze: il governatore lombardo, Roberto Formigoni, ha annunciato ieri che nella sua Regione «non ci sarà alcun taglio dei posti letto», semmai riconversioni.

Una altro distinguo è arrivato dal presidente del Lazio, Renata Polverini, davanti alla possibilità per tutte le Regioni sotto piano di rientro dal deficit sanitario, di aumentare dallo 0,5 all’1,1% le addizionali Irpef: «Aumentare l’Irpef? Faremo di tutto per abbassarle», ha promesso. In attesa anche di capire cosa ne sarà del «Patto per la salute 2013-2015», che per la spending review dovrà arrivare in porto entro il 15 novembre.

Il Sole 24 Ore – 28 luglio 2012

 

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