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Riforma sanità, aula del Consiglio tra bagarre e il “canguro” di Ciambetti. L’opposizione protesta: norme violate

consiglio lavoriSanità, è tutto di nuovo in alto mare. Ieri mattina, alla trentaquattresima seduta del consiglio regionale del Veneto, pareva che maggioranza e opposizione avessero trovato una intesa, tale da chiudere in pochi giorni la riforma e arrivare al voto finale. Ma era solo un’illusione, tanto che nel pomeriggio l’aula consiliare di palazzo Ferro Fini si è trasformata in un campo di battaglia, con il presidente Roberto Ciambetti che ha applicato nuovamente il “canguro” buttando di fatto in cestino i subemendamenti presentati dai tosiani e l’opposizione, Pd compreso, a gridare allo scandalo contro la «violazione» del regolamento. Ma perché in mattinata s’era intravisto un barlume di accordo e poi è tutto naufragato? A sentire Nicola Finco, capogruppo della Lega, la “colpa” sarebbe tutta dei tosiani. Dopo aver trovato un accordo con il Pd (ma inizialmente pareva con tutte le forze di opposizione) per scrivere un nuovo articolo 14 bis, i tosiani hanno presentato nel tempo concesso dal presidente d’aula, appena 5 minuti, undici subemendamenti.

Per la Lega e il resto della maggioranza è stato il segnale inequivocabile che l’opposizione voleva continuare a fare ostruzionismo e così è scattata la reazione: neanche l’articolo presentato dal controrelatore di minoranza, il dem Claudio Sinigaglia, e che inizialmente era stato concordato, sarebbe passato. Quando poi Ciambetti ha applicato il “canguro” citando il quarto comma dell’articolo 105 del regolamento, in aula c’è stata l’insurrezione.

«Presidente lei gestisce questa assemblea in maniera indecente», ha urlato al microfono il tosiano Andrea Bassi rivolgendosi a Ciambetti e tirando poi in ballo i tecnici: «Gli uffici legislativo mettano il guinzaglio a questo canguro imbizzarrito». Anche il Pd, prima con Piero Ruzzante, poi con Stefano Fracasso, ha contestato la “cancellazione” dei subemendamenti, ricordando che in casi precedenti come l’accorpamento delle Ulss con l’emendamento 1314 i “sub” erano rimasti, erano stati discussi e votati. «Se per i lavori in aula vale soltanto la volontà del presidente e il regolamento non viene rispettato ha aggiunto Sinigaglia – noi siamo disarmati. Prima vanno votati i subemendamenti e poi l’emendamento: ne va della regolarità di tutto il percorso».

A difendere Ciambetti è stato il capogruppo leghista: «II presidente – ha detto Finco – ha ben interpretato il regolamento anche alla luce di quanto successo in aula, la verità è che l’opposizione è frantumata». Riferimento anche a un precedente episodio, quello dell’emendamento presentato dai tosiani per sopprimere l’articolo 14 che poi gli stessi tosiani, vista la contrarietà del Pd, hanno chiesto di ritirare, passando poi a una astensione quando l’emendamento è stato fatto proprio da Finco. Sinigaglia, a seduta chiusa, ha detto che l’intesa non c’è stata perché la Lega si è rifiutata di definire dei criteri per la creazione futura di altre Ulss: «Ci hanno detto no». Oggi si ricomincia, 35ma seduta. (Suggerimento a consiglieri e alte sfere del Ferro Fini: occhio a giocare a Candy Crush al telefonino durante i lavori, c’è il rischio di venire immortalati).

Alda Vanzan, dal Gazzettino – 12 ottobre 2016 

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