Breaking news

Sei in:

Sanità, scoppia il caso pasti. Servizio mensa Usl 1: «Stop agli sconti per metà dipendenti». Il sindacato l’ultima proposta di regolamento della direzione

Cambiano i requisiti per l’accesso al servizio mensa negli ospedali dell’Usl 1 Dolomiti. E più della metà del personale non potrà più beneficiare del pasto a un costo calmierato. A denunciare lo stato di cose è la Fp Cgil di Belluno, a cui alcuni giorni fa la direzione dell’azienda sanitaria ha proposto un regolamento che riguarda appunto l’accesso al servizio mensa. Allo stato attuale possono usufruire delle mense i dipendenti, i lavoratori interinali, i lavoratori di altre aziende (in convenzione) e studenti di alcune scuole. Solo per i dipendenti è previsto un costo del pasto calmierato che, secondo le previsioni del contratto nazionale, non può superare il 20% del costo pieno. «Fino ad oggi, l’unica condizione per accedere alla mensa a costo ridotto era l’effettiva presenza in servizio. Erano quindi esclusi i lavoratori in ferie, riposo, in permesso», spiega Andrea Fiocco della Cgil Funzione Pubblica. «Il regolamento proposto introduce però una grossa novità: i requisiti per avere accesso alla mensa a prezzo calmierato sono il fatto di essere in servizio al mattino e per almeno 6 ore (anche spezzate in 4 ore, più 2 al pomeriggio). Chi non risponde a queste caratteristiche può accedere alla mensa, però a prezzo pieno». In buona sostanza, a essere esclusi dal prezzo ridotto sono i lavoratori part-time con un turno inferiore alle 6 ore (i part-time totali sono 550 nell’Usl 1); gli amministrativi, che spesso hanno turni di 5 ore e mezza per tre giorni la settimana, per completare con due giornate lunghe il loro orario settimanale; i lavoratori che hanno il turno pomeridiano, poiché il regolamento richiama solo il turno mattutino. «Il costo pieno, attualmente, è sei volte tanto quello calmierato», fa presente Fiocco. «Il risultato sarà che la maggior parte dei dipendenti non fruirà più della mensa». «Il nostro giudizio è ovviamente negativo», prosegue Fiocco. «A non poter usufruire del prezzo ridotto sarebbe tra il 40 e il 50% del personale Usl». Per l’accesso alle mense ci sono da sempre state delle regole da rispettare e ormai entrate nelle abitudini, come il fatto di non poter entrare con le divise utilizzate in reparto, per questioni di igiene. «Con la costituzione dell’Usl 1 Dolomiti si è deciso di fare ora questo regolamento, che in diverse parti è valido, ma per quel che riguarda gli accessi a prezzo calmierato o pieno non rientra nelle previsioni del Ccnl, configurandosi quindi come una scelta arbitraria», dice ancora Fiocco.«Come Cgil chiediamo all’amministrazione di desistere e di tornare alle regole di prima». Il sindacato ha provato a dissuadere la direzione, chiedendo almeno un’apertura per chi ha il turno pomeridiano. «L’amministrazione si è però dimostrata irremovibile», commenta Fiocco. «Noi non abbiamo sottoscritto nulla, ma molto probabilmente, dal punto di vista tecnico, il regolamento può ora essere adottato dall’azienda in modo unilaterale». La Fp Cgil si è anche interrogata sul perché di queste novità introdotte dal regolamento. «Da un lato constatiamo che arrivano ordini impartiti dall’alto, nel caso specifico dalla Regione Veneto, e l’amministrazione non ha margini di scelta», conclude Fiocco. «Dall’altro ci chiediamo se queste scelte siano legate in qualche modo al nuovo appalto del servizio di ristorazione (alla Serenissima spa, ndr). Ci auguriamo di no e speriamo anche di essere smentiti, ma inevitabilmente i dubbi non possono non emergere». (Martina Reolon)

IL CORRIERE DELLE ALPI – Sabato, 17 febbraio 2018

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top