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Sanità. Sindacati all’attacco: ora riammettere la parola «contratto» in agenda. Da oggi il governo è fuori dal perimetro della legittimità costituzionale

«Da oggi il Governo è fuori dal perimetro della legittimità costituzionale». Questa la reazione dopo che la Corte costituzionale ha sancito la illegittimità di un blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico lungo 6 anni fino ad assumere le caratteristiche di un provvedimento strutturale.

«Altro che provvisorio – dice il segretario Anaao Costantino Troise – di proroga in proroga, governi di vario colore, non hanno evitato la coazione a ripetere una scelta politica che fa pagare al costo del lavoro pubblico il prezzo più alto sull’altare del risanamento dei conti. Otto miliardi di euro che fanno fatto dei medici e dirigenti sanitari gli unici cittadini che hanno saldato il proprio conto del debito pubblico».

Per Anaoo si tratta di una scelta «che ha travolto destino e mission del servizio sanitario, abbandonato nelle spirali di un federalismo di abbandono, avviato ad una privatizzazione strisciante che prelude ad un sistema duale destinato ad essere povero per i poveri. Il taglio dei posti letto e delle piante organiche che hanno fatto crescere le liste di attesa e provocato la crescita della spesa privata di 1 miliardo in un anno, fino alla cifra record dei 33 miliardi, l’attacco alle stesse prospettive di carriera dei medici e dirigenti sanitari, lo scippo extra legem dei loro fondi contrattuali, hanno costituito una miscela che manda un messaggio devastante ai lavoratori pubblici, la assenza di gratificazione professionale ed economica dentro i confini pubblici, per il presente e per il futuro».

Secondo Troise il Governo può decidere la entità del finanziamento dei contratti pubblici «ma non di fuggire dalla contrattazione, rinunciando anche alla possibilità di usarla come strumento di controllo della spesa e di riduzione degli sprechi. Una scelta sciagurata che non ha pagato nemmeno dal punto di vista elettorale, figlia di una demonizzazione dei lavoratori pubblici, contro i quali si sono prodotti molti provvedimenti legislativi, che ha fatto di ogni erba un fascio, alimentando luoghi comuni sul numero dei dipendenti e sul loro costo». Medici e dirigenti sanitari dipendenti del Ssn si aspettano ora «una celere volontà riformatrice che riammetta la parola contratto, nazionale e decentrato, nella agenda e nel linguaggio della azione di governo».

Sindacati all’attacco

Sul piede di guerra anche i segretari generali di Fp-Cgil Cisl-Fp Uil-Fpl e Uil-Pa, Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Nicola Turco, che dopo la sentenza della Consulta sul blocco illegittimo dei contratti nella Pa chiedono l’apertura immediata di un tavolo di contrattazione per arrivare subito al rinnovo del contratto. «Il Governo non ha più alcun alibi – sostengono i sindacati – perché la Corte si è espressa giudicando illegittimo il protrarsi del blocco della contrattazione. La decisione conferma quanto già avevamo previsto: Parlamento e Governo non possono prolungare ulteriormente un blocco illegittimo. Tuttavia il giudizio della Consulta pone un limite a una politica legislativa più attenta ai tagli che ai diritti e che ha sacrificato, spesso pretestuosamente, non solo gli investimenti nelle professionalità e nell’innovazione, ma addirittura il legittimo rinnovo del contratto dei lavoratori pubblici, alle esigenze di budget».

Anche per il sindacato dei radiologi (Snr) «si chiude una stagione “oscura” in cui sono stati annullati gli strumenti correnti di una dialettica positiva tra datori e lavoratori.La ripresa della contrattazione rischia di essere solo una petizione di principio vuota se non corredata da una profonda revisione degli errori derivati da un dirigismo errato ( Brunetta,legge 150/2009) applicato in Sanita in venti stati e venti modi diversi ( regioni)».

Il Sole 24 Ore sanità – 25 giugno 2015

 

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