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Sanità. Sinigaglia (Pd): “Una riforma incerottata, per Zaia la salute dei veneti viene dopo gli equilibri interni alla Lega. Non è questa la riforma che serviva al Veneto”

“Per Zaia la salute dei veneti viene dopo gli equilibri politici all’interno della Lega. Infatti invece di approvare le sette Ulss provinciali, com’era previsto nella proposta iniziale, ha dovuto inventarne nove per mantenere gli equilibri partitici leghisti. Gli ultimi due mesi in aula sono dovuti proprio all’incapacità della maggioranza di trovare dei criteri oggettivi che giustificassero la scelta delle nove Aziende sanitarie, non per l’ostruzionismo della minoranza”.

È complessivamente negativo il giudizio del Partito Democratico sulla riforma della sanità, giudizio affidato alle parole del consigliere Claudio Sinigaglia, relatore di minoranza del Pdl 23, che ha illustrato le ragioni del voto contrario. “Come opposizione ci siamo battuti affinché prevalesse la logica dell’efficienza e del risparmio, nell’equità di trattamento dei territori e dei cittadini. Abbiamo trovato di fronte a noi un muro di indifferenza, che ha diviso il Veneto e i veneti in cittadini di serie A e di serie B. In cittadini che potranno avere delle opportunità che ad altri verranno negate. Non è questa la riforma che serviva al Veneto, non è questo che chiedeva la gran parte delle Conferenze dei sindaci”.

“Tuttavia – prosegue il consigliere del PD – grazie alla battaglia della minoranza sono giunti buoni risultati per quanto riguarda l’Azienda Zero, uscita positivamente ‘stravolta’ rispetto alla proposta originaria; ora l’Azienda Zero è a servizio dei cittadini e delle Ulss. Siamo riusciti a stralciare dalla legge i project financing, a incrementare il potere ispettivo del Consiglio regionale, a garantire l’attivazione della tessera sanitaria per tutti i cittadini veneti entro un anno dall’entrata in vigore della legge, a ridurre le liste d’attesa, a rafforzare il sociale, ad aumentare il personale, gli ospedali di comunità e le aggregazioni dei medici h24”

“Nonostante ciò la riforma che esce fuori è una riforma zoppa, incerottata, fortemente indebolita dopo due anni di indecisioni e la mancanza di un vero regista e di un vero progetto sul quale costruire la sanità del futuro. Lo stesso Zaia, primo firmatario, si è sfilato, visto che si è presentato in aula soltanto alla prima seduta del 21 giugno e quattro mesi dopo, di notte, negli ultimi minuti della seduta del 20 ottobre, quasi avesse paura di puntare i riflettori su questa nuova legge. Infine – chiude Sinigaglia – non possiamo tacere sulle forzature del regolamento da parte della Presidenza del Consiglio per superare l’inconcludenza della maggioranza: non vogliamo che quanto accaduto possa fare scuola e per questo andremo fino in fondo”.

20 ottobre 2016 

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