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Sanità territoriale, così sarà la mappa delle 2.476 strutture. Progetti a fine anno e bandi a inizio 2023. In Gazzetta anche il decreto di riforma

Il Sole 24 Ore. Nella Sanità ridisegnata dai fondi del Pnrr non ci saranno solo Asl e ospedali, ma anche 1.430 Case di comunità, 435 ospedali di comunità e 611 Centrali operative territoriali. Queste strutture costituiscono la spina dorsale delle nuove cure sul territorio, quelle che sono mancate durante le fasi più drammatiche della pandemia e per le quali sono previsti oltre 3 miliardi di investimenti da qui al 2026 con standard e requisiti minimi definiti dal corposo decreto di riforma, uno dei milestone europei previsti dal Pnrr entro giugno, pubblicato proprio ieri in Gazzetta Ufficiale.

Una mappa della nuova Sanità che sta prendendo corpo in queste settimane grazie ai Contratti istituzionali di sviluppo (Cis) che sono stati firmati a fine maggio dal ministro della Salute Roberto Speranza con ogni Governatore di Regione. Proprio andando a spulciare ogni singolo Cis si può finalmente disegnare questa nuova geografia sanitaria visto che nelle centinaia di pagine dei piani operativi regionali allegati a ogni contratto si scopre non solo l’ubicazione di ognuna delle 2476 strutture previste, ma anche il percorso e i tempi per realizzarle: i progetti dovranno infatti essere completati entro fine di quest’anno, poi entro il primo trimestre del 2023 dovranno essere bandite le gare per la loro costruzione in modo che le prime case o ospedali di comunità aprano i battenti già a inizio del 2024 e poi tutte quante entro i primi mesi del 2026. Per le centrali operative territoriali, strutture non aperte ai pazienti ma fondamentali per la regìa delle cure al di fuori dell’ospedale, i tempi sono più stretti visto che dovranno essere tutte operative entro i primi tre mesi del 2024. Per le nuove mura non si partirà da zero, anzi gran parte delle nuove opere saranno frutto di ristrutturazione o riconversione di vecchi edifici: mille case di comunità e 346 ospedali di comunità si realizzeranno infatti attraverso il recupero di vecchie strutture.

Per gestire le gare saranno seguite due strade: Veneto Liguria Abruzzo Sicilia e Campania faranno bandi per conto loro (attraverso le Asl o gli enti regionali che si occupano di acquisti), il resto delle Regioni si affiderà invece ai bandi di Invitalia. Per provare a gestire colli di bottiglia ed evitare ritardi si utilizzeranno gli strumenti messi in pista dai contratti istituzionali di sviluppo e cioè piani operativi, cronoprogrammi, tavoli, nuclei tecnici. In particolare sarà importante il ruolo del «Tavolo istituzionale» del Cis, un organismo di concertazione che si riunirà ogni sei mesi o quando necessario dove siedono i ministri della Salute e dell’Economia (o i loro delegati) e i governatori (o i loro delegati) per valutare l’andamento dei progetti e procedere in caso si presentino ostacoli. Ci sarà in ogni caso sempre la possibilità prevista sempre dal Cis per il ministro della Salute di far scattare i poteri sostitutivi in caso di ritardi e inadempienze.

Ma quali cure devono aspettarsi gli italiani da queste nuove strutture sul territorio e in particolare da case e ospedali di comunità? Nelle prime gli italiani potranno ottenere oltre alla classica visita medica anche servizi diagnostici primari per monitorare le proprie condizioni di salute, un servizio utile soprattutto per quei pazienti cronici che potranno accedere ad apparecchiature come ecografi, elettrocardiografi, retinografi, oct, spirometri. Nelle Case di comunità aperte h24 e dove lavoreranno medici e infermieri ci sarà anche un punto per i prelievi e per gli screening oltre che per le vaccinazioni. Qui si potranno infine trovare anche i servizi classici di prenotazione di visite e ricoveri (il Cup) e si potrà far attivare l’assistenza direttamente a casa oppure i nuovi servizi di telemedicina oltre che i servizi per la salute mentale, le dipendenze o l’assistenza sociale.

Gli ospedali di comunità saranno invece strutture per curare gli italiani che non hanno bisogno dell’ospedale ma non possono essere gestiti a casa: erogheranno ricoveri brevi soprattutto per quei pazienti più complessi, come gli anziani e i malati cronici.

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