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Sanità territoriale, riforma in salita. Aperti i cantieri di case e ospedali di comunità previsti dal Pnrr, però mancano i fondi per il personale e non c’è integrazione con i medici di famiglia

Resta grave la carenza di sanitari e la campagna vaccinale è un mezzo flop. Emergenza medici e infermieri. Il Ssn in dieci anni a perso 40 mila operatori 

Territorio e medici di famiglia

Dopo l’approvazione della riforma della Sanità territoriale, quella delle cure più vicine ai cittadini mancate tragicamente durante la pandemia e per la quale il Pnrr investe una dote di 7 miliardi, si stanno per aprire i cantieri per costruire 1.350 case di comunità, 400 ospedali di comunità e 600 centrali operative territoriali. Non sono mancate voci di retromarcia su questa riforma dentro la maggioranza di centrodestra, ma il treno dei fondi Ue ormai è partito ed è difficile fermarlo. Anche perché ora il vero rischio è quello di aprire scatole vuote senza fondi sufficienti per le assunzioni di medici e infermieri. Innanzitutto manca ancora il decreto attuativo che deve distribuire alle Regioni le risorse, stanziate oltre 9 mesi fa dalla manovra di bilancio, per le assunzioni nella Sanità territoriale con fondi che cresceranno fino a un miliardo l’anno a regime (dal 2026). Risorse che anche se ancora non sono arrivate sono già state considerate insufficienti e «incerte» dall’ufficio parlamentare di bilancio. Ma soprattutto non si capisce ancora quale ruolo avranno i medici di famiglia in questa nuova Sanità territoriale: il ministro Speranza aveva preparato una misura che li vincolava – i generalisti sono liberi professionisti in convenzione con il Ssn – a “spendere” almeno 6 ore settimanali nella Casa di comunità e altre 12 nel distretto. Ma la norma praticamente pronta è rimasta nei cassetti con la caduta del Governo Draghi e ora il nuovo governo deve decidere cosa fare: non fare nulla potrebbe essere un errore perché così la sanità territoriale partirebbe monca senza una vera integrazione tra le nuove Case di comunità – dove i cittadini potranno fare le prime diagnosi – e gli studi dei medici di famiglia.

La carenza di sanitari

Come detto il Pnrr rilancia gli investimenti in infrastrutture, ma in questo momento quello che manca di più è l’investimento nell’infrastruttura più importante, quella che regge in piedi tutto il Ssn: medici e infermieri. Da oltre 15 anni è in vigore un tetto di spesa del personale che prevede che per le assunzioni non si spenda più di quanto speso nel 2004 a cui sottrarre l’1,4%. Una strozzatura che ha limitato il ricambio del personale sanitario facendoci trovare sguarniti quando è arrivata la pandemia. Se poi a questo si aggiunge l’imbuto formativo (poche borse di specializzazione per i laureati in Medicina e pochi posti per gli aspiranti infermieri) ecco che oggi è sempre più difficile trovare giovani da inserire. Eppure a conti fatti, anche per lanciare la sanità territoriale, ne servono oltre 80mila (12 mila medici e 70mila infermieri). Servono dunque fondi oltre all’abolizione del tetto e misure straordinarie come l’assunzione dei giovani specializzandi

Campagna Covid: è mezzo flop

Ora che il Covid è tornato a circolare intensamente, anche se fa meno male, è fondamentale portare a termine la campagna vaccinale per over 60 e fragili: al momento le somministrazioni, anche se sono in risalita, procedono troppo lentamente (alla media di 25mila al giorno) e risulta protetto solo il 18% della platea, mancano cioè all’appello 13,7 milioni di italiani. Per questo il nuovo Governo guidato dal centro destra, nonostante le sirene dei no vax, dovrà sostenere la campagna vaccinale e condurla in porto.

Nuove cure e «payback»

C’è poi il capitolo dei livelli essenziali di assistenza che sono stati aggiornati nel 2017 con nuove cure che però non sono ancora a carico del Ssn perché non si è trovato l’accordo in Stato Regioni sulle tariffe per il rimborso. E così gli italiani, almeno quelli che vivono nelle Regioni dove non sono stati stanziati dei fondi in più, devono rinunciare ancora a queste prestazioni che gli sarebbero dovute.

Un’altra annosa questione è quella dei tetti di spesa per gli acquisti di farmaci e dispositivi medici. Un meccanismo diabolico prevede che metà degli sforamenti siano ripianati dalle aziende del settore. La richiesta è abolire i tetti e individuare i fabbisogni reali.

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