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Sanità, un anno in più per l’assicurazione obbligatoria. E si spera in una legge ad hoc

di Benedetta Pacelli. Slitta di un anno l’obbligo per chi esercita una professione sanitaria di stipulare un’assicurazione contro la responsabilità civile. La proroga al 15 agosto 2015 è contenuta in un emendamento al ddl di conversione del decreto del fare approvato dalle commissioni bilancio e affari costituzionali della camera e tuttora in commissione per mancato parere sulla copertura economica.

Dunque, a pochi giorni dall’entrata in vigore della legge (legge 148/2011, dpr 137/2012, e legge Balduzzi 189/12) che impone a tutti i professionisti di stipulare una polizza per la responsabilità civile, i camici bianchi sono riusciti ad avere un anno di tempo in più. E sperare che nel frattempo le camere approvino un’apposita legge sul cosiddetto rischio clinico. Nell’area della sanità, infatti, si è verificato un aumento esponenziale di cause legali negli ultimi anni (circa 30 mila l’anno secondo stime) che hanno fatto lievitare i premi assicurativi e aumentare le polizze. A ciò si aggiunge che le compagnie non avevano mai mostrato particolare interesse per questo settore. L’emendamento in questione chiama in causa anche loro prevedendo questo tempo in più «al fine di consentire alle imprese assicuratrici e agli esercenti stessi di adeguarsi alla predetta disciplina». Ma non solo, perché per i medici si tratta anche di facilitare l’accesso alle polizze. In questo senso era intervenuto il decreto voluto dall’ex-ministro della salute Renato Balduzzi che prevedeva l’istituzione di un Tavolo tecnico per definire «i requisiti minimi e uniformi» per l’idoneità dei contratti e la creazione, entro il 30 giungo 2013, di un fondo (mai creato) per garantire un’idonea copertura assicurativa ai professionisti appartenenti alle specialità ad alto rischio. «In medicina», come ha spiegato Luigi Conte, segretario della Fnomceo, «esistono le cosiddette bad specialties, come ostetricia-ginecologia, ortopedia, chirurgia o anestesia, per le quali diventa difficile stabilire criteri di adeguatezza dei premi e dei massimali e che rischiano di rimanere strangolati in una spirale di costi e di incertezze». Per queste specialità si prevedeva quindi l’accesso a richiesta, al fondo di garanzia che sarà finanziato in parte dai professionisti stessi, in parte dalle compagnie di assicurazione. «Questa tempistica non è stata evidentemente rispettata, e non certo per colpa nostra. Se carenze ci sono state, dunque, sono a carico governativo», ha concluso Conte.

Italiaoggi – 23 luglio 2013 

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