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Sanità veneta senza personale, via alla protesta. Medici e infermieri sempre più vecchi, organici insufficienti e contratti scaduti

Il 40% dei medici e il 30% degli infermieri degli ospedali veneti andranno in pensione nei prossimi 10 anni. Col rischio concreto di desertificazione delle corsie. Ma quello dell’organico è solo uno dei problemi sollevati dal comparto sanitario nazionale e regionale mobilitato per il rinnovo contrattuale. E se la scorsa settimana i camici bianchi hanno dato il via a nuove forme di protesta come il blocco degli straordinari e la richiesta in massa delle ferie, il personale infermieristico ha indetto una serie di assemblee annunciando una manifestazione a Venezia. Sul fronte contrapposto c’è la Regione, mentre il governo è finito sulle retrovie dopo l’approvazione della legge del bilancio. Ma cosa chiedono medici, veterinari e infermieri veneti? Assunzioni, rispetto degli orari di lavoro, restituzione dei fondi destinati ai dottori e bloccati da alcune Usl, impegno per il rinnovo del contratto.

In corsia pochi e vecchi. «Nei prossimi 10 anni in Veneto andrà in pensione il 40% dei medici e il 30% degli infermieri», spiega Daniele Giordano della Fp Cgil che ha curato uno studio sul futuro della sanità territoriale. Da cui emerge che se non si procederà con un rinfoltimento dell’organico ospedaliero, i veneti resteranno senza assistenza. Per quanto riguarda i medici, l’età media è passata nel periodo 2010-2015 da 49,7 a 51,6 anni e il 40, 7% ha più di 55 anni. A Padova e Verona, i poli dell’eccellenza, quelli con meno di 40 anni sono rispettivamente l’11,4% (la percentuale più bassa della regione) e il 17,5%. Ciascun dirigente costa alle casse pubbliche 75. 212 euro contro i 76.727 di cinque anni fa. In reparto, poi, si lavora sempre di più: in diminuzione i giorni di malattia che sono 6,3 per gli uomini e 9,7 per le donne. Non va meglio agli infermieri e al resto del personale della sanità (impiegati, tecnici, operatori socio-sanitari). In 5 anni, dal 2010, sono stati persi 642 posti, mentre l’età media è salita da 45 a 47,9 anni e il 22,4% ha un’età compresa tra i 55 e i 64 anni. «Per far fronte all’emergenza dovrebbero essere assunti subito 4-500 infermieri», dice Giordano.

Lavoro infinito. Poco personale significa turni di lavoro più lunghi con riposi e ferie saltate. E a saltare in alcuni casi sono anche le buste paga. Anaao, il sindacato dei dirigenti medici, ha denunciato al tribunale del lavoro cinque aziende accusate di aver congelato fondi destinati ai camici bianchi. Le proteste. «Abbiamo indirizzato la nostra protesta contro le Regioni, principali responsabili del boicottaggio del rinnovo del contratto e delle ruberie su orario di lavoro, carriere e fondi», si legge in una nota Anaao. Che col segretario veneto Adriano Benazzato annuncia nuove forme di protesta per sbloccare la trattativa condivise con l’Intersindacale: rifiuto di orario di lavoro aggiuntivo rispetto a quello contrattuale, precedenza alle attività sanitarie rispetto a quelle burocratiche, richiesta di una settimana di ferie arretrate da fare tra il 29 gennaio e il 3 febbraio.

Oggi invece incontro a Roma per decidere se mantenere o meno lo sciopero dell’8-9 febbraio. Quanto agli infermieri «la prossima settimana ci saranno le assemblee e siamo pronti ad andare in Regione per una manifestazione», annuncia Giordano. (Sabrina Tomè)

IL MATTINO DI PADOVA – Martedì, 30 gennaio 2018

 

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