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Sanità veneta. Taglio dei fondi, a rischio l’attivazione dei nuovi ospedali. Anche i conti per il personale dell’Ulss 9 creano preoccupazioni

Secondo il decreto di Mantoan la Scaligera deve rinunciare a un milione e 280mila euro per medici, infermieri e comparto

Non è solo questione di Azienda ospedaliera. Nei tagli al tetto di spesa per il personale decisi dal direttore generale dell’Area Sanità della Regione, Domenico Mantoan, sono coinvolte tutte le strutture del Veneto, Ulss 9 compresa. E ciò significa che non sarà semplice, ad esempio, garantire il pieno funzionamento dei due ospedali Magalini di Villafranca e Orlandi di Bussolengo così come da previsioni delle nuove schede ospedaliere, perché a detta dei bene informati per rendere davvero operativa la ristrutturazione non basta avviare i traslochi, bisognerà anche procedere a diverse assunzioni.

I TAGLI ALL’ULSS 9. Ma rispetto al 2017 (l’assegnato per l’Ulss9 Scaligera era di 269.329.000 euro) con uno stanziamento di 268.048.000 milioni nel 2018, vuol dire che mancano all’appello 1.281.000 euro. Con queste cifre mantenere gli standard attuali di assistenza non è così scontato, anche perché il taglio nel 2018 arriva dopo il taglio del 2017 sull’anno precedente. Come denunciato dai sindacati dei medici per l’Azienda ospedaliera nei giorni scorsi, anche negli ospedali e servizi gestiti dall’Ulss9 rimangono scoperte le maternità di dirigenza medica e del comparto e lo stesso accade per malattie lunghe, un esempio recente è stata la sospensione nell’ex Ulss 22 del servizio territoriale di diabetologia (ora riorganizzato).Alla denuncia dei consiglieri regionali scaligeri Orietta Salemi, Andrea Bassi, Massimo Giorgetti e Giovanna Negro – che hanno presentato in Consiglio un’interrogazione – si aggiunge anche quella di Cgil Funzione pubblica.

COSA DICE LA LEGGE. In un documento che porta la data del quattro aprile, la segretaria generale di Verona Sonia Todesco attacca il sistema che sta dietro a questi provvedimenti: «Con il decreto n. 18 del 2 febbraio, il dg dell’Area Sanità e sociale ha fissato i tetti di spesa del personale per le aziende sanitarie del Veneto e per Azienda Zero per il 2018», premette. «Con tale decreto», chiarisce Todesco, «il Veneto adempie a quanto disposto dalla legge n.190 del 23 dicembre 2014, che prevede che le regioni raggiungano l’obiettivo della spesa di personale uguale a quella del 2004 meno l’1,4% attraverso una riduzione graduale, entro il 2020». Sonia Todesco prende spunto anche da una critica dell’ultimo rapporto della Corte dei Conti sulla poca chiarezza di alcune delibere della Regione Veneto quando si tratta di indicare la spesa e scrive: «Le delibere di assegnazione dei tetti, dal 2014 in poi, non citano mai né il dato regionale né quello aziendale corrispondente all’importo 2004 – 1,4%, così è difficile capire di quanto ancora il Veneto debba rientrare da qui a tre anni». Ed ecco allora la preoccupazione: «L’imposizione nazionale collegata a poca trasparenza sui dati e a scarsa possibilità di comprendere la programmazione regionale in materia di personale sta lentamente facendo perdere al Servizio sanitario regionale moltissima attività che, inevitabilmente, sta migrando verso le strutture private».

LA CORTE DEI CONTI. Stando ai dati della Corte dei Conti, così come ricostruiti dalla Cgil Funzione pubblica, la spesa di personale in Veneto nel 2004 si attesterebbe a 2.474.000.000 euro, togliendo l’1,4% si arriverebbe a 2.449.606.360 euro. Quest’ anno il tetto per il Veneto è di 2.709.113.000 euro: entro il 2020 si dovrebbero quindi tagliare ancora oltre 259 milioni di euro (259.506.640) agli stipendi per il personale. «E dato che i malati vanno comunque seguiti bene», chiude Sonia Todesco, «significa che chi resta dovrà lavorare in condizioni sempre più difficili e che si apriranno ulteriori spazi per la sanità privata». (Francesca Mazzola)

L’ARENA DI VERONA – Mercoledì, 11 aprile 2018

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