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Sanità, verso un decreto legge per i tagli. Martedì il round finale. Lorenzin: «Decide Palazzo Chigi. E il Patto va avanti»

beatrice-lorenzin28di Roberto Turno. Lo chiedono i governatori, palazzo Chigi ci sta pensando: un decreto legge per i tagli da quasi 2,5 mld alla sanità per applicare la manovra 2015. Martedì il round finale con le regioni, poi la scelta dello strumento legislativo anche se la strada del decreto è l’unica a garantire tempi rapidi: per cambiare una legge, serve una legge. Con tagli uniformi in tutte le regioni da 1,4 miliardisull’acquisto di beni e servizi di asl e ospedali, 200 milioni dall’anticipo a fine giugno del nuovo Prontuario dei farmaci, 50 milioni dagli ospedali, poi dosi massicce di appropriatezza anti sprechi. E la riforma di Aifa (farmaci), Iss (istituto superiore di sanità) e Agenas. «Non ci saranno tagli lineari, basta manovre spezzatino», giura il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Che aggiunge: il «Patto-salute» va avanti, presto arriva l’accordo sulla sanità digitale. Martedì quindi l’intesa finale tra Governo e Regioni. Serve una strada rapida perché va modificata la legge di stabilità. 

Ministro Lorenzin, dov’è finito il Patto per la salute? Nove mesi dopo non ce ne è traccia, o quasi. Un anno perso?

Il Patto va avanti. Ho firmato il regolamento per gli ospedali, i nuovi Lea sono pronti. Presto presenterò il piano per la sanità digitale, un passaggio cruciale. Stiamo lavorando con le regioni per l’accesso alle professioni. Certo, adesso con le elezioni regionali sarà importante non perdere lo slot delle riforme. Ma abbiamo un timing serrato e fisso di incontri settimanali con le regioni per chiudere un’operazione di cui vedremo gli effetti operativi tra qualche anno.

Ma l’Economia ha sdoganato i Lea?

Sì. È stata un’operazione poderosa e veloce. Abbiamo cancellato prestazioni desuete, inutili. Nessuno ci perderà, non lo temo. Spendendo 420 mln in più l’anno, nel 2015 meno perché non si applicheranno per 12 mesi.

Quando partiranno i nuovi Lea?

Le regioni, con cui li abbiamo costruiti, si sono impegnate a darci le loro osservazioni entro fine giugno. Poi ci sarà subito il Dpcm e si applicheranno.

E i medici dovranno collaborare…

Assolutamente sì. L’appropriatezza è la parola chiave di tutto. È la chiave per la tenuta del Ssn, per gli obiettivi di salute e finanziari. Diventerà il fattore produttivo su cui lavorare, dopo i costi standard o le centrali uniche d’acquisto che le regioni devono realizzare.

Appropriatezza: sembra più uno slogan che una certezza.

È il passaggio cruciale. Che incrocia qualità, quantità, esiti, performance, percorsi terapeutici adeguati. Aggredendo i costi della medicina difensiva, una decina di miliardi l’anno, si trovano risorse da reinvestire nel Ssn.

Ci sarebbe anche l’appropriatezza etica da aggredire in sanità: la corruzione. Cosa può fare dal ministero?

Si comincia sempre in casa propria. Al ministero lo stiamo facendo con la rotazione fin qui all’80% dei direttori generali, che presto estenderò alle seconde linee della dirigenza. La rotazione disincentiva i centri di potere e di rapporti. Stimola, fa bene al personale. Poi è fondamentale la trasparenza dei dati, che consente politiche mirate e sicure. Anche così la corruzione avrà meno spazi. Altro passaggio-chiave è la selezione dei manager, prevista dal Ddl Madia: le riforme camminano sulle gambe dei Dg, dunque vanno adeguatamente selezionati, qualiticati, misurati, pagati e valutati per questo ruolo.

Ministro, c’è l’applicazione della legge di stabilità in ballo in queste ore: tagli che per la sanità valgono quest’anno quasi 2,5 mld. Ce la farete?

Ci sono tutte le premesse perché martedì si chiuda l’accordo sulle misure con le regioni.

Anche se il taglio al Fondo proposto dai governatori non le è piaciuto?

Mi è dispiaciuto che non ci sia stato uno sforzo maggiore di fantasia dopo l’aumento che avevo ottenuto a ottobre. Non è stato possibile, ne prendo atto. Ma ora il mancato aumento va tradotto in un elemento di rilancio. Ho respinto l’ipotesi dei tagli lineari e ho proposto di anticipare il Patto con la collaborazione forte delle Regioni.

Si va verso un decreto legge?

Stiamo studiando un provvedimento che formalizzi il mancato incremento e codificando con l’intesa le misure che possono confluire in questo provvedimento. Per ridurre il Fondo ci vuole una legge. Lo strumento lo decide palazzo Chigi.

Quali misure sono allo studio e per quali importi?

Si pensa a un intervento sull’acquisto di beni e servizi, che per le regioni vale 1,39 mld. Altri 52 mln l’anno dal regolamento sugli ospedali. Poi ci saranno gli effetti dell’appropriatezza. E altri 200 mln dall’anticipo a fine giugno della revisione del prontuario dei farmaci. Sono più di 2 mld, per una manovra che avrà carattere uniforme, e non spezzatino, in tutte le regioni. Una manovra per consentire alle regioni di sopportare il mancato aumento. Poi per il 2016 si vedrà con la prossima manovra, è ovvio che farò di tutto per riportarla ai livelli di prima.

Ci sarà la riforma di Aifa, Iss e Agenas?

Certamente. L’Agenas va potenziata per i controlli, l’Iss va “registrato” per farlo diventare il pivot della ricerca biomedica capace anche di riportare in Italia i nostri ricercatori e di far largo ai suoi precari. Poi l’Aifa, l’Agenzia del farmaco, che dovrà aumentare la produttività, rendere più veloci i dossier, accrescere le ispezioni.

Con 200 assunzioni?

Per concorso e a costo zero per lo Stato grazie all’attività ispettiva, che consentirà più incassi e renderà più rapida e incisiva l’azione per i certificati di qualità dei farmaci. Una misura decisiva anche per l’export e per la competitività.

Il Sole 24 Ore di sabato 28 marzo 2015

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