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S&P boccia il professor Monti. L’Italia scende due gradini

È un evidente gioco di nervi, questa crisi. E se anche la notizia che la Francia perde la tripla A fa più rumore, la bocciatura di massa sull’Eurozonarisulta particolarmente dura per l’Italia,

È un evidente gioco di nervi, questa crisi, non privo di mosse scorrettissime come i rumors diffusi a mercati aperti. Ieri, infatti, dopo i primi segnali positivi per le Borse europee e nell’asta per i Btp italiani c’è stata una brusca accelerazione al ribasso con vendite alimentate dalla notizia che le banche avevano sospeso i negoziati con la Grecia sulle modalità di ristrutturazione del debito e soprattutto dalle indiscrezioni secondo cui Standard & Poor’s avrebbe annunciato in serata il taglio del rating su 15 Stati dell’Eurozona: comprese Francia, Spagna, Italia e Portogallo, Austria.

Uniche eccezioni: Danimarca, Paesi Bassi, Germania, Regno Unito, Svezia, Norvegia, Finlandia, Lussemburgo, Svizzera. Si riaffaccia lo spettro di un euro forte ed un euro debole. La Grecia è di fatto è già in default. E se anche la notizia che la Francia perde la tripla A fa più rumore, la bocciatura di massa sull’Eurozona da parte dell’agenzia S&P risulta particolarmente dura per l’Italia, l’unica a scivolare di due gradini finendo in serie BBB+. Senza contare che la borsa di Milano è stata la peggiore. Il leader della Lega, Umberto Bossi, ironizza: «Meno male che i professori dovevano risolvere i problemi invece l’Italia va in malora». «Non sono le agenzie di rating che dettano la politica della Francia», ha detto il ministro francese dell’Economia, François Baroin, ma i mercati lo fanno, eccome. Non è un caso, infatti, che proprio ieri il presidente Nicolas Sarkozy si sia impegnato a prendere «forti decisioni».

Puzza di bruciato sull’art.18

La cancelliera Angela Merkel insiste e il velo sulla modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è stato tolto nella bozza del decreto legge sulle liberalizzazioni. Monti ha detto che in questo testo la norma non ci sarà. Ma la Cgil, Cisl e Uil sentono puzza di bruciato e si presentano con una piattaforma unitaria al confronto con il governo che si terrà giovedì 19 gennaio a ridosso del Consiglio dei ministri previsto per il varo delle misure sulle liberalizzazioni. Meglio fare un controllo dell’ultim’ora. Il solitamente moderato Raffaele Bonanni guarda alla protesta spontanea dei taxisti in piazza e lancia un segnale non propriamente pacifico che vale anche per la riforma del mercato del lavoro: «Quando non c’è dialogo si istiga la rivolta». In serata da parte di un Fronte dei volenterosi (Fit-Cisl Ugl-Taxi Federtaxi Cisal Atitaxi Mit) ha invitato la categoria «alla calma, nonostante il momento particolarmente delicato».

I taxi si fermano…

Il punto è la situazione sta finendo fuori controllo. Durante il presidio dei tassisti davanti a Palazzo Chigi, per esempio, alcuni manifestanti hanno lanciato oggetti contro i pochi taxi circolanti (erano comunque garantite le corse ai disabili e per gli ospedali). In un caso i taxisti in protesta hanno divelto dalla carrozzeria di un taxi circolante il numero della licenza. La commissione di garanzia sugli scioperi ha chiesto a governo e prefetti di precettare i tassisti che bloccano senza preavviso il servizio in numerose città. Ma il punto è che il fermo della categoria previsto per il 23 gennaio viene dopo l’approvazione del decreto annunciato per il 19. È arrivata la solidarietà di politici come il governatore del Piemonte, il leghista Roberto Cota, nonché di alcuni esponenti del centro-destra come il capogruppo Pdl, Fabrizio Cicchitto. Ma apparentemente non dell’opinione pubblica, almeno a giudicare dai dibattiti sui sociali network monitorati dalle agenzie di stampa.

… e Monti va come un treno

In un clima in cui non soltanto i taxi annunciano protesta ma anche benzinai, edicolanti, farmacisti, gestori di stabilimenti balneari e così via Monti ha incontrato i leader dei partiti per cercare il consenso sulle liberalizzazioni e si può dire che l’abbia trovato: purché l’operazione sia a 360 gradi e dunque non vi siano eccezioni soprattutto nei settori dell’energia e dei servizi pubblici. Se i taxi si fermano il premier va avanti come un treno manifestando l’intenzione di allargare gli effetti del dl liberalizzazioni anche a banche e assicurazioni. Sono stati gli stessi Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini a sottolineare la necessità di colpire anche «i poteri forti». Tra le sollecitazioni arrivate dai partiti anche quella della separazione proprietaria di Snam Rete Gas: ipotesi sulla quale Monti avrebbe manifestato la necessità di una riflessione più approfondita che tenga conto della strategicità delle reti. Intanto, è giunto il giro di vite del governo sulle auto blu: per chi lavora negli organi costituzionali e gli enti locali, un decreto ministeriale impone ai dipendenti l’uso ‘dei mezzi di trasporto pubblico.

ItaliaOggi – 14 gennaio 2012

 

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