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Sardegna. Lingua blu, la Asl di Oristano assume 34 veterinari per l’emergenza. Gli allevatori rifiutano di vaccinare gli animali: «Le pecore sono gravide. Rinviamo»

I pastori lussurgesi ribadiscono il proprio no al decreto Regionale 22, che impone l’obbligo di effettuare la profilassi contro la blue tongue (lingua blu) entro il 31 di questo mese. Per fronteggiare l’emergenza relativa alla vaccinazione di tutto il patrimonio ovino della provincia, il servizio veterinario della Asl oristanese, diretto da Antonio Montisci, ha arruolato per due mesi 34 veterinari.

«Se gli allevatori avessero iniziato a vaccinare all’inizio di settembre – dice Montixi – adesso il problema sarebbe risolto».

Movimentata riunione con sindaco e tecnici Asl: «La profilassi ora mette a rischio gli animali». Il sindaco Chessa al termine dell’incontro chiede che si ascolti il lamento delle campagne

Ma i pastori non ci stanno a passare per riottosi, e replicano: «In quel periodo le pecore erano già gravide, sottoporle a vaccinazione avrebbe significato stressarle, con conseguenze imprevedibili». La querelle tra pastori e Asl nasce dalla tempistica relativa alla disponibilità dei vaccini (fine luglio), secondo i pastori arrivate troppo in ritardo.

«La Regione – precisa Montisci – ha operato bene, programmando l’acquisto dei vaccini alla fine dello scorso anno. Il problema, semmai, è nato perché la casa farmaceutica che si è aggiudicata la fornitura, la francese Merial, ha chiesto sei mesi di tempo per reperire le dosi richieste, poco meno di un milione solo per la nostra provincia. Da parte nostra c’è stata la massima disponibilità per risolvere il problema, lo stesso comportamento ci attendiamo dagli allevatori».

A opporsi alle vaccinazioni però non sono soltanto i pastori lussurgesi, una decina quelli che ci stanno mettendo la faccia e portano avanti la protesta. A Sedilo, dove è stato localizzato un focolaio che ha causato la morte di un ariete, sono un’ottantina, ai quali si aggiungono quelli del ghilarzese e altri di Paulilatino, tutti concordi nell’affermare che, senza garanzie, adesso che le pecore stanno iniziando a figliare, non intendono correre rischi.

Il sindaco Emilio Chessa, nella riunione dell’altro giorno in Comune, alla presenza di Montixi e del veterinario territoriale Barbarangelo Licheri, è stato molto chiaro: «Le perplessità dei pastori sono legittime. È quindi doveroso da parte delle autorità competenti ascoltare quanto hanno da dire». La paura dei pastori è sempre la stessa: che il vaccino possa creare effetti collaterali gravi alle loro bestie e che questo determini un danno economico. «Chiediamo soltanto che le istituzioni, anziché reprimere le nostre rimostranze con imposizioni ingiuste – dicono i pastori –, capiscano le nostre posizioni e ci sostengano. A questo punto, procrastinare le vaccinazioni a febbraio o marzo del prossimo anno, secondo noi, è la cosa migliore da fare. Una decisione in tal senso metterebbe tutti d’accordo».

La Nuova Sardegna – 2 novembre 2014 

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