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Sblocca-opere, si parte da 1,2 miliardi. Si cercano altri 2,5 miliardi dal Fondo coesione. Raffica di commissari, anche per Bagnoli

Fondi e commissari per le ferrovie Brescia-Padova, Brennero, terzo valico, Napoli-Bari, Catania-Messina Risorse alle piccole opere. Per il momento ci sono per lo sblocca-Italia, effettivamente disponibili, 1,2 miliardi del «fondo revoche», che svincola le risorse da vecchie opere infrastrutturali incagliate per ridestinarle a nuovi obiettivi.

L’attenzione dei tecnici che lavorano al decreto in queste ore è poi concentrata sui 2,5 miliardi del Fondo sviluppo coesione (Fsc), a valere sul biennio 2015-2016 ma impegnabili tutti subito, che potrebbero rimpinguare la dote del provvedimento con cui il governo vorrebbe rilanciare investimenti e crescita. Si arriverebbe così a 3,7-3,8 miliardi che potrebbero andare a finanziare soprattutto nuovi lotti di opere ferroviarie prioritarie in corso: Brescia-Padova, Brennero, terzo valico, Catania-Messina. Su queste stesse linee e sulla Napoli-Bari il governo ha intenzione di nominare un commissario straordinario con poteri speciali (modello Passante di Mestre) per aggirare difficoltà autorizzative e accelerare l’iter: l’orientamento è affidare questi poteri all’amministratore delegato di Fs, Michele Mario Elia.

Parte delle risorse potrebbero andare anche a scuole, piani di piccole opere, riqualificazione urbana, un piano di efficientamento energetico degli edifici pubblici che in realtà stenta a prendere forma, almeno su carta. Per il dissesto idrogeologico si tratta di mettere in moto, con fondi anch’essi provenienti da revoche, un piano da un miliardo, mentre per la depurazione dovrebbe accelerare, con i commissari, un piano da 1,6 miliardi. Commissario straordinario in arrivo anche per Bagnoli, dove il governo vuole sperimentare un nuovo modello di riqualificazione urbana.

Cospicuo sarà il capitolo delle misure per incentivare il finanziamento privato di infrastrutture, voluto dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, per lanciare un messaggio chiaro e stabile in direzione del project financing. Fra le molte misure, proposte anche da Cdp, per accrescerne il ruolo, la norma-simbolo è probabilmente l’abbassamento da 200 a 50 milioni della soglia per l’ammissione al credito di imposta. Benefici fiscali non solo per grandissime opere, quindi, ma più diffusi, anche se resta il passaggio al Cipe (che quindi rende la norma poco preoccupante sul versante copertura).

In realtà – come ha detto ieri anche il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, dal Meeting di Rimini – in queste ore si sta facendo anche un altro lavoro sui 100 articoli omnibus che sono stati diramati domenica scorsa dagli uffici di Palazzo Chigi come frutto del lavoro di agosto di raccolta di norme dei vari ministeri: il lavoro di selezione fra le norme che entreranno nel decreto sblocca-Italia e quelle che saranno rinviate alla legge di stabilità. «Fra decreto e legge di stabilità – ha detto il ministro – troveremo tutte le coperture per le azioni necessarie al rilancio del Paese. I due provvedimenti viaggiano in parallelo». Domani Lupi e Padoan dovrebbero incontrarsi con i loro rispettivi staff proprio in vista del consiglio dei ministri del 29 agosto. E sempre domani è previsto un pre-consiglio.

Un esempio di norme in bilico fra decreto e legge di stabilità è il blocco di misure confezionate da Palazzo Chigi per aprire una stagione di privatizzazioni e quotazione in Borsa di società partecipate dagli enti locali nei servizi pubblici (si veda il servizio in questa pagina). L’Economia è propensa a spostare alla legge di stabilità il piano. In bilico fra l’approvazione di fine mese e quella di fine settembre-inizio ottobre anche altre norme certe nella strategia del governo, come il rinnovo del bonus fiscale del 65% per il risparmio energetico e gli incentivi per i lavori di prevenzione antisismica. Il bonus è già attivo fino al 31 dicembre e non c’è ragione di accelerare.

Tutt’altra storia il rinnovo dell’altro bonus per i lavori in casa, quello del 50% per le ristrutturazioni semplici, niente affatto scontato: il Cresme calcola che la detrazione richiesta nel 2014 sia di 14,1 miliardi (da spalmare in dieci anni) contro una detrazione richiesta per il bonus 65% di 2,6 miliardi. Senza proroga, l’incentivo scenderebbe al 40%.

Stessa difficoltà di copertura per le proposte di Lupi per il pacchetto casa che prevedono deduzioni Irpef del 20% per chi acquista un’abitazione costruita o ristrutturata da un costruttore e la affitta per otto anni a canone concordato (prende spunto dalla legge francese Scellier). L’Economia sta stimando i costi di questa proposta di cui si riparlerà quasi certamente a settembre.

Quello che entrerà certamente nel decreto legge è un corposo pacchetto di semplificazioni per l’edilizia e non solo: regolamento edilizio unico standard per tutti i comuni, super-Scia per tutte le attività di impresa, limitazione del potere di autotutela della Pa a sei mesi o un anno, possibilità per assessori e ministri di rettificare entro sette giorni il parere negativo dato dalla propria amministrazione in conferenza di servizi. Per Renzi questo è il cuore dello sblocca-Italia. Scontro pieno, invece, ed è una questione destinata a diventare tutta politica, sul tentativo di ridurre il raggio d’azione e il potere di veto dei Sovrintendenti nelle autorizzazioni paesaggistiche: il ministero dei Beni culturali ha già sparato una raffica di pareri negativi alle proposte di Palazzo Chigi, che propone tempi certi per la decisione, con poteri sostitutivi o la possibilità di decisione lasciata all’amministrazione proponente, in caso di mancato rispetto del termine.

Il Sole 24 Ore – 27 agosto 2014 

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