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Scadenza 30giorni, Pa già in affanno. Presto stretta con circolare

La deroga del saldo a due mesi varrà solo per alcuni tipi di aziende. Per chi non rispetta i termini interessi in aumento di 8 punti

Non c’è solo il pregresso ad angosciare la vita delle imprese. Perché il problema dei pagamenti e delle fatture saldate dalla Pa accumulando ritardi biblici – la media nel 2012 era 180 giorni con punte oltre 1.600 al Sud – riguarda anche il presente e il futuro che non sembra tanto diverso dal recente passato. I primi segnali parlano già chiaro: molti enti locali e pubbliche amministrazioni non sono assolutamente intenzionati a cambiare abitudini, anche se dal 1° gennaio scorso è entrato in vigore l’obbligo per tutte le Pa di pagare i propri fornitori entro 30 giorni (con alcune eccezioni a 60 giorni).

«Dalle tante segnalazioni che ci arrivano nessuno, dai Comuni alle Asl, sembra rispettare i nuovi tempi di pagamento», avverte Bruno Panieri, direttore politiche economiche di Confartigianato che ha messo in piedi da alcuni mesi un Osservatorio per monitorare il rispetto delle nuove soglie previste dalla direttiva Ue, recepita a novembre in largo anticipo dall’Italia con il Dlgs 192/2012. Soglie che obbligano la Pa a pagare i fornitori entro 30 giorni, o al massimo 2 mesi per imprese pubbliche, Asl e ospedali, altrimenti – questa la novità rispetto al passato – entra in gioco la “sanzione” automatica degli interessi maggiorati di 8 punti in più rispetto al tasso fissato dalla Bce. Si tratta di tempi sicuramente molto ambiziosi sui quali nessuno si aspettava la bacchetta magica. Ma il Governo tecnico ora dimissionario, sulla spinta di Bruxelles, ci ha scommesso molto. E sta ancora scommettendo, come dimostra l’intenzione del ministero dello Sviluppo economico di emanare nei prossimi giorni una circolare per chiarire che per le Pa non ci possono essere deroghe o scappataoie generalizzate a pagare in 60 giorni, se non i casi limitatissimi. Su questo punto è stato lo stesso ministro Corrado Passera in una lunga lettera inviata a fine marzo al vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, a rassicurare sulla “blindatura” dei tempi. Chiarendo che la possibilità di allungare i tempi a 2 mesi è e resterà una eccezione. La prossima settimana i tecnici dello Sviluppo economico dovrebbero avere un confronto proprio su questo punto con gli uffici di Bruxelles e decidere poi di emanare una circolare ad hoc.

Intanto però, a due mesi dall’entrata in vigore delle nuove regole, poco sembra cambiato: «Abbiamo già raccolto diverse testimonianze di delibere e contratti che non prendono assolutamente in considerazione i nuovi tempi», spiega Panieri di Confartigianato. Che punta il dito soprattutto contro le Asl, «tra le più insensibili alla nuova normativa». Un esempio? Il decreto firmato dall’ex commissario alla spending review per il Governo oltre che ex commissario alla Sanità del Lazio, Enrico Bondi, pubblicato sul bollettino della Regione Lazio il 27 novembre del 2012. Un decreto che prevede che per quest’anno le fatture ai fornitori di beni e servizi di Asl e ospedali della Regione Lazio vanno liquidate entro 120 giorni e con la rinuncia da parte delle imprese degli interessi maturati. In barba assoluta, dunque, alle nuove regole e agli ammonimenti dell’Europa che da quest’anno non vuole più assistere alla vergogna dei ritardi infiniti.

Il Sole 24 Ore – 4 aprile 2013

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