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Scarichi tossici nelle acque venete, al via la «task force» della Regione Veneto. Scandalo Miteni, l’opposizione attacca: «Buttato un anno di lavoro»

Una task force della Regione, guidata dal direttore generale della Sanità Domenico Mantoan e composta da Andrea Benassi (Arpav), Francesca Russo (Prevenzione), Mauro Saugo (Sistema epidemiologico), Andrea Comacchio (Dipartimento Agricoltura) e da rappresentanti dell’Avvocatura regionale e del Settore Geologia, affiancherà la Commissione tecnica specifica nell’opera di ricognizione della situazione e dei possibili sviluppi su alimenti, ambiente, animali e residenti interessati dalla contaminazione delle acque con sostanze perfluoroalchiliche (PFAS)causata dagli scarichi della ditta «Miteni» di Trissino (Vicenza).

Saranno sviluppate valutazioni delle ricadute in tutti gli ambiti coinvolti. Inoltre l’Istituto superiore di Sanità avvierà in tempi rapidi un piano di monitoraggio degli alimenti nei 79 Comuni veneti colpiti dalla dispersione delle sostanze tossiche, grazie a finanziamenti regionali aggiuntivi rispetto ai 500mila euro già spesi. Lo ha deciso ieri il «Tavolo Pfas» convocato a Palazzo Balbi su incarico della giunta Zaia, decisa «a risolvere il problema nei tempi più brevi e con la necessaria conoscenza e certezza scientifica». L’emergenza tocca le province di Vicenza, Padova e Verona, le cui rispettive Procure ne stanno seguendo l’evoluzione. La bonifica delle acque superficiali captate dagli acquedotti è stata completata nei giorni successivi alla segnalazione del problema da parte del Cnr, con l’installazione di filtri (e una spesa di 2 milioni di euro) e raccomandazioni di attenzione ai titolari di pozzi privati. Ora si è passati ai controlli su alimenti, residenti e animali, per capire se e quante di queste sostanze tossiche si possano essere insinuate e se lo abbiano fatto in quantità pericolose. «L’unica soglia di allarme esistente è stata fissata in Germania — fa sapere la Regione — e rispetto alla stessa i valori riscontrati in Veneto sono inferiori».

«Ci stanno raccontando che abbiamo buttato via 500mila euro e un anno di lavoro senza aver ancora compiuto test sui vegetali? — si chiede Manuel Brusco, consigliere del M5S — E finora la Regione cos’ha fatto? Dice di aver collaborato con la magistratura, ma il procuratore capo di Vicenza, Antonino Cappelleri, indica che l’indagine sui Pfas è archiviata, mentre il pm Luigi Salvadori ritiene il fascicolo ancora aperto. Vogliamo che il caso venga affidato a tecnici esterni a Palazzo Balbi. Quanto alla Germania, ha individuato in 100 nanogrammi per litro il valore permesso di inquinante ma in controlli effettuati dalle Usl venete su animali e vegetali segnalano 57mila nanogrammi per chilo. In pozzi privati si toccano i 12.740». Perplesso Andrea Zanoni, consigliere del Pd: «Nemmeno una parola, da parte della giunta Zaia, sui risultati degli esami del sangue eseguiti su 600 veneti a partire dal 2015 e inspiegabilmente non ancora conclusi. E nemmeno su azioni legali nei confronti dei responsabili di questo disastro ambientale, che per vastità di territorio colpito non conosce pari nella storia del Veneto. E’ d’obbligo chiedere il risarcimento ».

M.N.M. – Il Corriere del Veneto – 9 marzo 2016 

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