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Schede ospedaliere, la protesta non si ferma. «Le modifiche in Regione non bastano». I sindacati: resta la mobilitazione

Sono state criticate a lungo. Martedì terminerà l’iter della programmazione delle schede ospedaliere 2019-2023 con il voto in commissione. Gli animi sono più caldi che mai ora che la conclusione si avvicina. Ci sono stati dei cambiamenti rispetto a quello che aveva presentato inizialmente la V commissione sanità. A Padova i due nodi cruciali sono l’ospedale Sant’Antonio e la Casa di cura di Abano. Per quanto riguarda il presidio di via Facciolati le intenzioni della Regione erano quelle di accorpare la struttura al Giustinianeo, facendo passare la gestione dall’Usl all’Azienda ospedaliera. Una decisione che ha visto la mobilitazione dei sindacati e di varie associazioni per la paura della perdita di posti di lavoro e per la vocazione diversa dell’ospedale rispetto a quella dell’Azienda. «Il Sant’Antonio si occupa dei residenti mentre il Giustinianeo di alta specialità e serve pazienti da tutta Italia. In caso di passaggio sotto l’Azienda, Padova perderebbe un importante presidio e i cittadini dovrebbero recarsi a Schiavonia o Piove di Sacco, destinazioni difficilmente raggiungibili soprattutto dagli anziani e che rischiano il sovraffollamento», spiega Adriano Benazzato, segretario Anaao Veneto. Per la Casa di cura di Abano, invece, era previsto il declassamento che avrebbe comportato meno posti letto e la perdita di alcune eccellenze, come il Centro per il piede diabetico, per non parlare della minaccia di chiusura del pronto soccorso ventilata dalla direzione della struttura.

Ora che si giunge alla fase decisiva del voto, la commissione rilancia. Per il Sant’Antonio viene prevista – come ampiamente annunciato – una scheda transitoria e viene confermata l’unione con il Giustinianeo, definendo inoltre quali saranno i reparti presenti nel polo di Padova Est. Sono stati confermati i 16 primari e i 292 posti letto dell’ospedale di via Facciolati. «Una scelta gravissima – commenta Nino Pipitone del comitato Sos Sant’Antonio – Ad oggi non c’è nemmeno il progetto del nuovo polo ma almeno siamo riusciti a bloccare lo smantellamento dell’ospedale. È una scelta che va contro i cittadini e se non cambia nulla, come promesso dalla Regione, che senso ha l’unione?». Chiedono certezza i sindacati. «Aspettiamo a vedere le schede scritte nero su bianco e lo stato di agitazione resta aperto. Vogliamo la certezza che nulla si sposta finché non sarà in stato di avanzamento la costruzione del polo a San Lazzaro» dice Stefano Tognazzo, segretario Uil Fp di Padova. Per Abano è confermato il declassamento con la reintegrazione dei quattro posti di Ortopedia che inizialmente erano stati tolti. Il pronto soccorso, finanziato direttamente dalla Regione, resterà in funzione. «Ancora non ho comunicazioni ufficiali – commenta il sindaco di Abano, Federico Barbierato – La priorità è che resti il pronto soccorso che conta circa 40 mila accessi l’anno. Essendo l’area termale più grande d’Europa è una prerogativa necessaria. Spero che, oltre ad essere ripristinati i posti letto originari, la Regione non tocchi il Centro per il piede diabetico e la Terapia intensiva neonatale. In ogni caso che ci siano delle modifiche è un passo avanti positivo». Anche qui i sindacati non si fermano e continueranno i presidi e i banchetti. «Come Cgil, Cisl e Uil saremo alla Casa di cura la mattina del 6 maggio – dice Alessandra Stivali, segretaria Cgil Fp di Padova – Fino al momento del voto definitivo continueremo la mobilitazione perché la priorità è tutelare i posti di lavoro, cercando di mantenere alta l’attenzione». Non si esclude l’ipotesi di uno sciopero, annunciato il 9 aprile poco dopo l’incontro in prefettura tra sindacati e dirigenza dell’Usl 6. (Silvia Moranduzzo)

CORRIERE DEL VENETO – Giovedì, 25 aprile 2019

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