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Schio, accusa dolori al torace ma viene ricoverata in Psichiatria

Al pronto soccorso dell’ospedale di Santorso. Uno scambio di documenti pare all’origine dell’errore. Partita la richiesta di danni. La direzione dell’Ulss: «L’azienda si scusa»

Crede di avere un principio d’infarto e finisce ricoverata in Psichiatria, senza un esame o una visita appropriati. Daniela Fioravanzo, 58 anni, di Schio, impiegata in un’agenzia assicurativa, ha vissuto qualche giorno fa un’odissea di cui ancora adesso non riesce a capacitarsi e che sua figlia Deborah Squarzon, avvocato, racconta con dovizia di particolari nell’esposto inviato alla direzione dell’Ulss 4, aprendo di fatto un’azione risarcitoria. La donna, mentre si trovava in casa, ha avvertito dolori forti al torace, difficoltà respiratorie, dolori a braccia e volto oltre a sensazione di freddo corporeo. Non essendo una che di solito si lamenta per il suo stato di salute, al marito è scattato il campanello d’allarme e l’ha portata al pronto soccorso dell’ospedale di Santorso. Poco dopo l’ha raggiunta la figlia Deborah, assai preoccupata: «E stata messa su una sedia a rotelle, applicato l’ossigeno. Stava visibilmente male ma nessuno le ha chiesto che sintomi avvertisse e nessuno si è rivolto al marito. Quando ho chiesto ad un infermiere che mi accompagnasse da lei, pensavo mi portasse in Cardiologia. Invece ci siamo trovate con stupore in Psichiatria». Nel verbale di ricovero si parla di stato d’ansia: «Ho chiesto cosa stavamo facendo lì e ci è stato risposto di stare calme ed aspettare il medico psichiatria quando si sarebbe liberato – scrive l’avvocato nell’esposto. – Nel reparto c’era una situazione di emergenza con una donna in evidente stato di crisi che si stava dimenando per liberarsi dagli infermieri. Io e mia madre siamo state importunate da una persona chiaramente psicolabile senza che nessuno intervenisse. Solo dopo essermi qualificata come legale, un medico ha dato un’occhiata a mia madre e ci ha chiesto scusa per l’accaduto, redigeva un verbale in cui dichiarava che la paziente era stata condotta in Psichiatria senza alcun consenso e senza essere stata informata preventivamente. Solo dopo quattro ore dall’ingresso in ospedale le è stata misurata la pressione e disposta la visita cardiologica. Per 20 minuti siamo stati rinchiusi, senza poter far nulla, in quel reparto». Pare che il pronto soccorso fosse sovraffollato al momento del ricovero, anche a causa della presenza di persone che non necessitavano di assistenza immediata. «È giusto che il cittadino chieda informazioni – premette Ermanno Angonese, direttore generale dell’Ulss 4. – Io devo ancora verificare il rapporto della direzione medica ma sembra che ci sia stato uno scambio di documenti all’origine dell’errato ricovero. Al di là delle scuse che mi sento di porgere come azienda, ogni lamentela viene da noi vagliata con massima attenzione ma, in questo caso, mi pare di poter dire che l’errore sia stato veniale». Non la pensano così i familiari della donna, intenzionati ad andare a fondo della vicenda.

Giornale di Vicenza – 22 luglio 2012

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