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Schmallenberg, istruzioni operative per il Veneto. Nota Fve: «Non può essere esclusa la malattia nell’uomo»

1a1a14_topTeaser_crop_Schmallenberg-Virus-SchafI medici veterinari sono in prima linea nel riconoscimento e il controllo delle malattie emergenti. Così una nota del 1 febbraio la Federazione dei veterinari europei (Fve) sollecita i colleghi ad aumentare il livello di attenzione nella vigilanza sulla nuova malattia dei ruminanti causata dal virus Schmallenberg. «Ad oggi il virus – si legge nel comunicato – non ha dimostrato di provocare malattie nell’uomo. Pertanto, la malattia negli esseri umani è improbabile, ma non può essere esclusa in questa fase». Intanto la Regione Veneto invia istruzioni operative ai servizi veterinari e all’IzsVe sulla sorveglianza passiva nelle aziende in base all’elenco diffuso dal ministero della Salute.

Nell’elenco le aziende che hanno importato da giugno 2011 ad oggi bovine di età superiore ai 12 mesi provenienti dai Paesi al momento interessati dalla nuova malattia.

«La sintomatologia dello Schmallenberg nei ruminanti – scrive Laura Favero dell’area sanità animale della Direzione prevenzione regionale – può essere riassunta in: manifestazioni febbrili con importante calo della produzione lattea, anoressia diarrea, fenomeni di natimortalità, malformazioni ed aborti. In caso di sospetto della malattia in oggetto, i veterinari sono invitati a contattare immediatamente il Servizio veterinario regionale e l’IZS delle Venezie per le disposizioni del caso». La comunicazione viene indirizzata anche alle associazioni di categoria del settore e agli Ordini veterinari provinciali, con preghiera di diffusione ai propri iscritti che esercitano attività buiatrica o che comunque che entrano in contato con aziende zootecniche. La sorveglianza e il monitoraggio in Italia hanno lo scopo di verificare l’eventuale introduzione del virus con il bestiame importato.

Nel comunicato Fve viene ripercorsa l’evoluzione e gli studi in corso sul virus Schmallenberg che dai Paesi in cui ha fatto la proprio comparsa si è poi “esteso” anche al Regno Unito e alla Francia.

All’inizio del mese di novembre 2011, è stato rilevato un nuovo orthobunyavirus isolato da bovini infetti in Germania, denominato provvisoriamente virus Schmallenberg. Simili risultati di analisi sono stati segnalati dall’Olanda, dove alcuni agnelli, nati con malformazioni congenite, sono risultati infetti.

In base alle conoscenze attuali, non è possibile confermare o escludere una relazione causale tra la rilevazione de nuovo orthobunyavirus ed i sintomi clinici osservati nei bovini e nei piccoli ruminanti. Le indagini epidemiologiche, immunologiche e microbiologiche sono in corso in Germania e Paesi Bassi. Secondo le autorità sanitarie di Germania e dei Paesi Bassi, possono essere previsti ulteriori casi. La capacità diagnostica è attualmente limitata a una RT-PCR in tempo reale, che deve essere riconvertita ulteriormente. Appena migliorati i metodi diagnostici, tra cui la sierologia, sarà più semplice l’identificazione delle aziende colpite e le aree geografiche interessate. In precedenza, gli orthobunyaviruses geneticamente simili non hanno causato malattia negli esseri umani. Al 25 gennaio 2012 la malattia è stata rilevata in bovini, ovini e caprini dei Paesi Bassi, Germania, Belgio e, più recentemente, negli ovini del Regno Unito. La malattia causa segni clinici transitori nei bovini adulti (febbre, diarrea, ridotta produzione di latte ecc.) e malformazioni congenite nei feti. Il virus si trasmette principalmente tramite i moscerini. Le indagini epidemiologiche, immunologiche e microbiologiche sono in corso nei paesi colpiti e la sorveglianza degli animali è stata rafforzata anche nei paesi vicini. Ad oggi il virus non ha dimostrato di provocare malattie nell’uomo. Pertanto, la malattia negli esseri umani è improbabile, ma non può essere esclusa in questa fase. I servizi sanitari stanno collaborando strettamente per assicurare il rilevamento rapido di qualsiasi cambiamento nell’epidemiologia negli animali e negli esseri umani, in particolare nelle persone a stretto contatto con gli animali (allevatori, medici veterinari, ecc.).

2 febbaio 2012 – riproduzione riservata

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