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Scioperi, quasi due stop al giorno. Nella sanità +70% in un anno. Garante: “Contrastare utilizzo sconsiderato”

Trasporti (aereo, marittimo, ferroviario e su gomma), igiene ambientale (raccolta e smaltimento dei rifiuti), sanità e giustizia i settori più bersagliati. Nei trasporti la somma degli scioperi sia nazionali, che locali, registra 293 astensioni. Solo a Roma quest’anno 20 giornate di fermo. Alesse: “E’ colpa della crisi”

ROMA – Il Garante lancia l’allarme. Nel 2013 nei settori dei servizi pubblici le proclamazioni di sciopero sono 2.339. “Un numero certamente elevato”, che si è tradotto “in 666 giornate di sciopero”. Sono i dati presentati dal presidente della Commissione sul diritto di sciopero Roberto Alesse nella sua relazione. Si tratta di quasi due scioperi al giorno.

Il dato è stabile rispetto all’anno precedente testimoniando tuttavia una fase di alta conflittualità determinata soprattutto dalla crisi. Trasporti (aereo, marittimo, ferroviario e su gomma), igiene ambientale (raccolta e smaltimento dei rifiuti), sanità e giustizia i settori più bersagliati. Nei trasporti “la somma degli scioperi sia nazionali, che locali, registra, nell’anno di riferimento, ben 293 astensioni” ha detto il Garante.

Nei servizi pubblici essenziali deve prevalere “l’esigenza di contrastare la logica dell’utilizzo sconsiderato del diritto di sciopero”, anche al fine di evitare che tale istituto “finisca per tradursi in uno sterile rituale, privo di effetti concreti”, afferma il presidente dei Garanti Roberto Alesse. Per i sindacati dall’incerta rappresentanza lo sciopero diventa “strumento di legittimazione, vi ricorrono per ottenere visibilità contrattuale”, aggiunge nella sua Relazione.

Lo stato di crisi in cui versa soprattutto il trasporto pubblico vede tra le sue cause, “in primo luogo, il fatto che molte Regioni hanno avvertito spesso la necessità di impegnare gli appositi fondi a loro assegnati per far fronte ad altre situazioni di emergenza, come quella rappresentata dal settore sanitario”. “Soglia ragguardevole” con 33 stop in un anno quella raggiunta dal trasporto aereo che hanno riguardato le principali Compagnie, da Alitalia Cai al gruppo Meridiana mentre il trasporto ferroviario si è fermato per 72 volte e per 31 volte quello marittimo. Conflittualità in aumento anche nella Sanità, “dove le proclamazioni sono aumentate del 70% in un anno”, e quello della Giustizia che ha visto 49 scioperi effettuati.

L’appello di Alesse è che il governo faccia riaprire il Tavolo di confronto tra aziende e sindacati per il rinnovo del contratto nel trasporto pubblico locale. Il rischio è “effetto domino” che la proclamazione degli scioperi nel tpl avrebbe sull’intero territorio nazionale. “L’autorità – spiega Alesse – non può fare a meno di lanciare un nuovo appello al governo, affinché faccia effettivamente ripartire quel tavolo di confronto tra i sindacati e le associazioni delle imprese del settore del trasporto locale, per evitare che la crisi di questo fondamentale comparto degeneri pesantemente innescando a breve un ‘effetto domino’ senza precedenti su tutto il territorio nazionale”.

I lavoratori subendo “una sistematica perdita delle tutele” finiscono con il “ricorrere con preoccupante frequenza, a forme di protesta spontanea al di fuori delle regole”. Non meglio il settore e delle pulizie e multiservizi che registra 105 azioni di sciopero, soprattutto nelle regioni del Sud. A dare il polso della situazione in cui versa il settore pochi dati: “Alcune importanti società che operano in molte Regioni d’Italia, hanno vantato nel 2013, nei confronti delle stazioni appaltanti, crediti superiori al 70% del loro fatturato annuo”, dice ancora il Garante che parla di “un costante pericolo di pregiudizio ai diritti dei cittadini utenti”.

La proliferazione della astensioni è dilagata nelle varie città italiane: la sola città di Roma è stata interessata, nel 2013, da ben 20 giornate di sciopero. “L’andamento del conflitto nei servizi essenziali risente indubbiamente – evidenzia Alesse – dal perdurare della crisi economica e finanziaria che ha investito gran parte dei Paesi dell’Euro-zona, con effetti recessivi che si manifestano sia nel settore pubblico, che in quello privato. Una situazione, questa, che contribuisce a mantenere, anche in Italia, la tensione sociale oltre un certo livello d’allarme. Del resto, le politiche di restrizione della spesa pubblica, per ciò che qui rileva, si abbattono, su scala nazionale, non solo sul fronte dei mancati rinnovi contrattuali, ma anche, e soprattutto, su quello da cui deriva una sensibile riduzione dei vari livelli occupazionali”.

Nel 2013 la Commissione di garanzia sullo sciopero nei servizi pubblici ha comminato sanzioni per 113.700 euro, relative ai vari settori. La somma risulta pressoché dimezzata rispetto al 2012, quando i garanti avevano irrogato sanzioni per 365.312 euro. L’anno scorso le sanzioni hanno riguardato in gran parte i sindacati, tranne nel caso dagli avvocati e del trasporto aereo, dove le penalità risultano in capo alle aziende.

Ora l’Autorità sta studiando l’ipotesi di avviare una possibile revisione di tutte le Regolamentazioni provvisorie, al fine di inserire negli accordi di settore apposite clausole che prevedano la possibilità di “esperire tentativi di conciliazione dinanzi alla stessa Commissione di garanzia, in alternativa alle procedure di prevenzione e di raffreddamento già previste negli accordi, le quali, anche per il comportamento omissivo delle aziende erogatrici di servizi, non vengono utilizzate al meglio per giungere ad una composizione del conflitto, senza ricorrere allo sciopero”, continua Alesse. “E’ su questa strada – aggiuge – che si gioca il destino di un’efficace e necessaria interpretazione evolutiva della legge 146, che inevitabilmente, è destinata a subire il “giudizio sociale” di tutti i soggetti coinvolti nel procedimento, ogniqualvolta dalla sua applicazione non derivino soluzioni soddisfacenti in ordine al perseguimento dell’interesse pubblico generale”.

Repubblica – 2 luglio 2014 

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