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Sciopero generale il 12 dicembre. Barbagallo con Camusso. Poletti non parla al congresso Uil: fischi dei delegati

Contro la legge di stabilità e il Jobs act lo sciopero generale si farà il 12 dicembre: il fronte sindacale che protesta contro il governo si è allargato, perché è stato proclamato anche dalla Uil, insieme alla Cgil che ha rinunciato alla data del 5 dicembre. Contraria la Cisl, ha indetto tre manifestazioni in tre città il 2 (Firenze), 3 (Napoli) e 4 dicembre (Milano), e l’astensione dal lavoro dei soli pubblici dipendenti per il 1? dicembre. Anche l’Ugl che aveva inizialmente deciso di convergere sullo sciopero del 5, intende spostare lo stop al 12 dicembre.

La decisione è stata presa dai leader dei tre sindacati confederali in una riunione che si è svolta ieri mattina, poco prima che iniziasse il XVI congresso nazionale della Uil, caratterizzato dal passaggio di consegne tra Luigi Angeletti e Carmelo Barbagallo, segretario generale in pectore. Dopo la notizia che anche la Uil aveva optato per lo sciopero generale, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, presente al palazzo dei congressi dell’Eur, ha deciso di non intervenire dal palco, lasciando un messaggio – accolto dai fischi della platea dei delegati della Uil – in cui si diceva «convinto che il governo saprà rispondere con la concretezza della sua azione alle numerose sollecitazioni del vostro congresso». Gli scioperi, ha spiegato Barbagallo, «si proclamano ma possono essere anche revocati se ci sono le risposte giuste. Tutto questo è nel nostro Dna: nelle normali vertenze e nelle trattative, se si raggiunge un accordo, si revocano gli scioperi». Tuttavia alla domanda se esistono spiragli per una revoca dello sciopero, Barbagallo ha risposto che «in questo momento non vedo niente, sono cieco, come le fiducie cieche chieste al Parlamento sulle leggi delega».

Nell’intervento dal palco, il numero uno della Cgil, Susanna Camusso, si è detta convinta che con la Uil «faremo una lunga strada insieme», mentre rivolgendosi al premier Renzi ha aggiunto: «Può stare sereno, non abbiamo il rimpianto della concertazione, oggi è meno comprensibile qual è la visione e il sogno del Paese», ma «questo non significa poter dire che non c’è un luogo dove si contratta con i sindacati. Contrattare è un temine nobile».

Non condivide le ragioni dello sciopero generale, invece, il segretario generale della Cisl. Annamaria Furlan, giudica le motivazioni troppo generiche ed ha espresso un giudizio diverso sul Jobs act, avendo sostenuto che con le modifiche della Camera il testo sta cambiando in meglio. «Non ci siamo mai sfilati perché non abbiamo mai valutato l’ipotesi di fare uno sciopero generale – ha spiegato Furlan –. Confermiamo, invece, lo sciopero del pubblico impiego per il rinnovo del loro contratto».

Il Sole 24 Ore – 20 novembre 2014 

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