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Scontro sul Dpcm ma passa la linea dura. Solo conviventi a tavola. Nonni, poche deroghe. Sì del governo alle nuove norme, varranno per 50 giorni

Repubblica. Passa la linea della fermezza: Natale a casa, senza amici e parenti, per evitare la terza ondata. Nella notte il consiglio dei ministri, dopo uno scontro durissimo, ha messo nero su bianco le nuove norme per regolamentare gli spostamenti degli italiani durante la feste natalizie. Al termine di una lunga giornata di trattative è passata dunque la linea dura voluta dal ministro della Salute, Roberto Speranza e da quello delle Autonomie, Francesco Boccia. Il testo prevede infatti il blocco agli spostamenti tra le Regioni dal 21 dicembre al 6 gennaio. E quello tra i Comuni il 25 dicembre, il 26 dicembre e il primo gennaio. Le uniche deroghe per i movimenti interregionali saranno quelli motivati dalla residenza e dal domicilio, non per le seconde case. Il blocco, anche all’interno dei confini regionali, è rimasto soltanto per il 25, il 26 e il primo.
È fallito dunque il tentativo del premier Giuseppe Conte di garantire i ricongiungimenti familiari extraregionali, con la formula della «casa d’infanzia». Deroghe, invece, saranno previste per i minori che hanno genitori in Regioni diverse e per chi deve «assistere» un genitore solo, ad esempio per chi ha diritto alla legge 104 (come già previsto anche oggi nelle zone rosse). Il dpcm sarà in vigore per i prossimi 50 giorni: potrebbe valere, dunque, da domani fino al weekend del 23 gennaio.
«È uno sforzo necessario. Se arriviamo con l’Rt sotto lo 0,5 in quel fine settimana, che sarà anche quello del via al vaccino, l’Italia potrà dire probabilmente di essere uscita dall’incubo Covid» ripetono Speranza e Boccia ai colleghi più scettici per convincerli ad approvare il pacchetto. Per un giorno intero, lo scontro è durissimo. La linea della fermezza del ministro della Salute è sostenuta dai capidelegazione di Pd e Movimento. Speranza ricorda al Parlamento che senza precauzioni «la terza ondata è dietro l’angolo», perché la situazione è «molto complicata ». A rallentare però la trattativa ci pensano alcuni dubbi di Conte, ma soprattutto Italia Viva e il capogruppo dem al Senato Andrea Marcucci, in totale distonia rispetto al Nazareno. Alla fine, comunque, il Parlamento approva le risoluzioni di maggioranza. E dà parere favorevole anche a una parte del testo di centrodestra sul piano vaccinale.
Prima, però, i giallorossi duellano sull’orario dei ristoranti e il divieto di spostamento tra Comuni piccoli. A Palazzo Madama si svolge una riunione infuocata, tanto che la risoluzione di maggioranza viene firmata non dai capigruppo, ma dai senatori della commissione Sanità. Italia Viva vorrebbe tenere aperti i locali anche la sera, il Pd e Speranza no. Alla fine la spunta il renziano Davide Faraone, che ottiene locali aperti a pranzo il 25 e 26 dicembre, il primo e 6 gennaio. Il compromesso prevede però il divieto alle cene la sera del 31 dicembre nei ristoranti degli hotel: sarà possibile solo in camera.
Ma lo scontro più duro è tra Marcucci e i ministri Speranza e D’Incà. Il capogruppo dem chiede di non chiudere la circolazione extra comunale nei piccoli comuni il 25 e 26 dicembre, e neanche a Capodanno, perché impedirebbe alcuni ricongiungimenti familiari. Speranza fa muro, la regola resta, con le deroghe già previste nelle zone rosse e arancioni. D’Incà è durissimo, ricorda le conseguenze letali, anche “mortali” a cui si può esporre persone già fragili per non rinunciare a un pranzo. Nicola Zingaretti e Dario Franceschini sconfessano Marcucci e sposano la linea della fermezza.
Un altro nodo cruciale è quello della scuola. Anche in questo caso, si litiga. Ostinatamente, Lucia Azzolina chiede di far ripartire le lezioni in presenza alle superiori già il 14 dicembre, sfidando chi nel governo ripete che si favorirebbe solo il contagio a ridosso di Natale. L’alterativa, al momento più probabile, è far riaprire le aule il prossimo 11 gennaio.
L’altro punto di discussione è quello delle regole sui commensali nei pranzi natalizi e nei cenoni. Passa alla fine la linea più rigida: non ci sarà un tetto di dieci e il governo ribadirà la raccomandazione a non ricevere persone non conviventi a casa anche durante le feste. Il cenone, insomma, è consigliato in famiglia e all’interno del nucleo che vive sotto lo stesso tetto.
Il testo prevede anche che si possano adottare misure più restrittive, in caso di peggioramento della situazione sanitaria. Ma il braccio di ferro con gli enti locali può riguardare anche altro: la Valle d’Aosta ha approvato una legge per decidere in autonomia sulle aperture di piste da sci e locali.

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