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Scoperto (nei molluschi acquatici bivalvi) un altro tumore trasmissibile. Lo studio di ricercatori canadesi e spagnoli pubblicato su Nature

La trasmissione naturale di un cancro da un individuo all’altro è considerata un fenomeno rarissimo che interessa pochissime specie, fra cui il diavolo della Tasmania. Ma la scoperta che nei molluschi acquatici bivalvi, come vongole e cozze, è relativamente frequente e può addirittura passare da una specie all’altra, suggerisce che il fenomeno è stato sottovalutato

Vari tipi di cancro direttamente trasmissibili da individuo a individuo – anche se appartenenti a specie o addirittura generi differenti – sono stati identificati da un gruppo di ricercatori della Columbia University e delle Università della British Columbia a Vancouver e di Alcalá, in Spagna, che ne riferiscono in un articolo pubblicato su “Nature”.

Anche se questi nuovi tumori interessano solo alcuni molluschi acquatici – i bivalvi (vongole, cozze ecc.) – la scoperta è di grande interesse perché dimostra che la possibilità di trasmissione naturale diretta dei tumori è stata sottovalutata e che le cellule tumorali hanno una notevole capacità di adattarsi, sopravvivere e propagarsi.

Finora erano note solo quattro forme di tumore trasmissibile in modo naturale: due riguardano il diavolo della Tasmania, una il cane e una le vongole. Negli altri casi in cui si è osservata  la trasmissione di tumori in natura, era sempre mediata da un virus.

Stephen P. Goff e colleghi hanno però dimostrato che in quei tumori dei bivalvi non è implicato alcun virus: l’analisi e il confronto del DNA delle cellule tumorali e degli esemplari colpiti ha mostrato che in molti casi le cellule maligne non hanno alcuna somiglianza genetica con i loro ospiti, ma sono molto simili a quelle di altri esemplari della stessa specie.

In alcuni casi, è addirittura risultato che le cellule tumorali erano cloni di una cellula tumorale appartenente a un esemplare di una specie differente.

Dato questi invertebrati filtratori sono immobili, è verosimile che le cellule tumorali possano galleggiare nell’ambiente marino e introdursi nei loro ospiti attraverso il tratto digerente o quello respiratorio.

Più enigmatico è il modo in cui le cellule tumorali abbandonano gli ospiti malati: potrebbe trattarsi di un processo passivo, legato a un trauma o a un atto di predazione, ma non si può escludere che le cellule tumorali migrino attivamente fuori dal corpo dell’ospite in un modo analogo a quello in cui si disseminano le metastasi.

La potenziale capacità delle cellule tumorali di trasformarsi  in agenti infettivi a vita libera solleva la questione delle implicazioni per la trasmissione del cancro negli esseri umani.

Anche se sono noti casi di trasmissione da persona a persona – e sopravvivenza nel nuovo ospite – di cellule tumorali in seguito a trapianto di organi, gravidanza, trattamenti sperimentali e incidenti chirurgici, si tratta di eventi molto rari e la propagazione del tumore non è mai andata al di là delle due persone direttamente interessate.

Tuttavia, di recente è stato osservato che le cellule neoplastiche di un tipico tumore della tenia possono diffondersi e proliferare in un essere umano gravemente immunocompromesso, una scoperta che suggerisce che la trasmissibilità dei tumori riscontrata da Goff e colleghi nei bivalvi sia la spia di un problema di portata più ampia.

Le Scienze – 4 luglio 2016 

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