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Se a essere vittima del Covid sono anche i controlli sugli alimenti. Se insufficienti potrebbero accompagnarsi anche a una minore attenzione di alcuni produttori.

Il Salvagente, Alberto Ritieni. Il Covid ha modificato le nostre vite da tutti i punti di vista per cui i danni sociali, economici e soprattutto sanitari sono enormi e i tempi di recupero per alcuni degli aspetti non sono valutabili e per il dolore e le sofferenze non credo che mai si riuscirà a ricucire le ferite aperte. I danni indiretti sono altrettanto gravi e, in qualche caso, nella loro invisibilità ancora più pericolosi e duraturi. Negli ultimi mesi si stanno susseguendo varie crisi alimentari per cui prodotti di qualità, che dovrebbero rappresentarci come Made in Italy, sono sottoposti ad una pressione negativa notevole. Tentativi di frode, etichette poco chiare, utilizzo di ingredienti o di additivi rischiosi per la salute dei consumatori, si stanno affastellando sui media e quotidianamente perdiamo sempre più fiducia in quello che portiamo sulla tavola.

Olio, pasta, pomodoro…

L’ultimo esempio è quello portato alla luce dal Salvagente con circa metà degli oli extravergini costituiti da miscele comunitarie che si sono rivelati dei semplici oli vergini, dunque non all’altezza di quanto dichiarato in etichetta. Solo l’ultimo – sebbene pesante – sasso nello stagno di una produzione che sta attraversando un periodo non proprio di acque chete. Pochi giorni prima era toccato al pomodoro, con la Petti accusata di etichettare come italiano un prodotto fatto anche di materia prima estera e poi alla pasta, con il carico di grano della De Cecco bloccato al porto di Bari per una contaminazione fungina.
Perché sta accadendo tutto questo?

La rana bollita di Chomsky

La risposta è forse nella metafora della rana bollita esposto dal filosofo statunitense Noam Chomsky. L’uomo, come la rana della metafora, si adatta irreversibilmente alle situazioni spiacevoli e pericolose senza reagire e quando si rende conto della cosa ormai è troppo tardi.
La voracità del Covid negli ultimi 15 mesi ha divorato di fatto tutti i media e nel silenzio si possono fare accettare delle piccole modifiche che singolarmente incidono poco ma che complessivamente danno un totale grave.
Lo stesso uomo che si adatta facilmente, difficilmente torna su propri passi. Ragion per cui dopo avere lavorato per anni a creare una coscienza nei consumatori per pretendere qualità e sicurezza degli alimenti, oggi con le poche risorse a disposizione dei controlli, l’attenzione rivolta ai vaccini, al controllo delle mascherine, etc. siamo vicini ad un passo dall’accettare anche meno controlli e qualità in cambio della liberazione dal Covid e a perdere in parte quanto conquistato.
Ci si ribatterà: “Ma i casi del pomodoro e del grano bloccato alle frontiere sono stati scoperti dalle autorità pubbliche, dunque i controlli funzionano”. E così è, i controlli funzionano, ma restano insufficienti e questo può permettere – a essere buoni – una minore attenzione anche di alcuni produttori.

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