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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Dipendente pubblico usa Facebook in ufficio? Colpevole di peculato
    Notizie ed Approfondimenti

    Dipendente pubblico usa Facebook in ufficio? Colpevole di peculato

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche5 Maggio 2011Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Cinque dipendenti comunali indagati in provincia di Forlì. Sequestrati i computer, rischiano da tre a dieci anni. Che Facebook fosse una tentazione troppo potente per consentirne l’uso anche dal pc dell’ufficio lo hanno già capito molte amministrazioni pubbliche e aziende private, che hanno pensato di oscurare il social network più popolare del mondo sui computer di dipendenti e collaboratori, onde prevenire lunghe chiacchierate in chat o tutti gli altri passatempi del caso.

    Invece al Comune di Bertinoro, borgo medievale di diecimila abitanti sulle colline fra Cesena e Forlì, l’accorgimento non è stato preso, con la conseguenza che qualcuno forse si è approfittato della connessione a internet per mettersi a smanettare col proprio profilo Facebook, forse durante l’orario di lavoro, di certo sui pc comunali. Risultato: venerdì scorso agenti in borghese della squadra mobile di Forlì, accompagnati da colleghi della questura esperti di informatica, si sono presentati in municipio per acquisire i computer di cinque dipendenti comunali, che si sono visti presentare gli avvisi di garanzia per i reati di peculato e abuso d’ufficio.

    In sostanza sono accusati di aver utilizzato internet a scopo personale tramite i pc degli uffici del comune, e i giochini su Facebook sarebbero parte integrante di questo uso improprio. Per far luce sulla vicenda, gli inquirenti copieranno il contenuto della memoria centrale dei pc, dove sono registrati anche tutti gli accessi a internet.

    Lo scopo è verificare se effettivamente i cinque impiegati si sono divertiti con quei computer – che dovrebbero servire a tutt’altro – a postare commenti, caricare foto o filmati, chiacchierare e stringere amicizie, insomma in tutta l’ampia gamma di trastulli che il network inventato da Zuckerberg prevede a beneficio (o maleficio, secondo le circostanze) di oltre mezzo miliardo di persone in tutto il mondo, quanti sono gli iscritti a Facebook. Se l’accusa di peculato in particolare dovesse essere confermata in un eventuale giudizio, per i cinque fra tecnici e funzionari sarebbero guai seri: la pena oscilla fra i tre e i dieci anni di reclusione.

    Naturalmente siamo ancora lontani da sviluppi del genere, ma l’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Filippo Santangelo dev’essere partita da elementi solidi perché venisse disposto l’esame approfondito della memoria dei computer e perché i diretti interessati fossero iscritti nel registro degli indagati. Da quel poco che trapela dalla riservatezza che circonda la vicenda, tutto è partito da una serie di approfondimenti legati a un’altra indagine, sempre per peculato, svolta in passato dal corpo forestale nei confronti di un altro impiegato del Comune di Bertinoro. Dai riscontri di quest’ultima attività investigativa sono emersi elementi che hanno portato sulle tracce degli ultimi cinque indagati.

    Nessuno di loro è di nomina politica, e né il sindaco né gli assessori sono coinvolti ad alcun titolo, come ci tengono a precisare gli investigatori, anzi, hanno fornito piena collaborazione alla magistratura. Per inciso, il 15 e il 16 maggio a Bertinoro si voterà per il rinnovo di consiglio comunale e sindaco dell’unico comune del Forlivese interessato dalla prossima tornata delle amministrative.

    A guidare la giunta attualmente è il sindaco Nevio Zaccarelli, del Pd, forte di una maggioranza bulgara. Di certo si profila una battaglia legale fra accusa e difesa, tutta giocata sul crinale sottile che separa l’abuso di uno strumento di lavoro quale è il computer dalla possibilità che le connessioni a internet, e quindi anche a Facebook, possano rientrare fra le mansioni professionali, per non parlare del rispetto della privacy delle persone. Nel dubbio, molto meglio evitare di chattare e socializzare online in orario di lavoro e sul pc dell’ufficio.

    Tratto da La Stampa del 4 maggio 2011

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